Perfetti Sconosciuti: diffidate delle apparenze!

Perfetti Sconosciuti: diffidate delle apparenze!
"Perfetti sconosciuti" di Paolo Genovese

Ipòcrita (ant. ipòcrito) s. m. e f. e agg. [dal lat. tardo hypocrĭta, gr. ὑποκριτής «attore», quindi «simulatore»; v. ipocrisia] (pl. m. -i). – Chi parla o agisce con ipocrisia, fingendo virtù, buone qualità, buoni sentimenti che non ha, ostentando falsa devozione o amicizia, o dissimulando le proprie qualità negative.

«Ipocrita!» . Sarebbe questo l’unico aggettivo che si potrebbe urlare contro ogni singolo personaggio di Perfetti Sconosciuti, se disgraziatamente ci si imbattesse in qualcuno di loro domattina al bar sotto casa.
Se poi si considera che le commedie più riuscite sono sempre quelle che traggono alimento dalla realtà quotidiana, cercando sostentamento nei tic e nei vizi dell’uomo, allora sì, c’è da essere davvero preoccupati. La definizione della Treccani infatti, non poteva trovare esplicazione migliore, se non nel nuovo lungometraggio di Paolo Genovese. Un film che parla di persone ipocrite e che quindi, per riflesso, racconta di noi, attori dell’ipocrisia.

E così, a qualche mese di distanza, in un soggiorno romano non molto distante da quello in cui si svolgeva la vicenda di Dobbiamo Parlare (film di Sergio Rubini, presentato alla scorsa Festa del Cinema di Roma), altre allegre famigliole si ritrovano a fare i conti con degli scheletri tenuti nascosti ed improvvisamente usciti dai rispettivi armadi (o meglio, dai rispettivi cellulari).
Così come aveva fatto Rubini, Genovese punta tutto su una coralità che smaschera in maniera progressiva i lati oscuri di uomini e donne apparentemente in perfetta sintonia tra loro. Anch’egli cerca di abbattere i perbenismi di superficie, condanna le chiacchiere da salotto di una borghesia abituata a vivere di doppiezze, viviseziona l’idea passatista di famiglia e ne evidenzia l’inadeguatezza rispetto alla nuova società che si sta profilando.
Sullo sfondo un pessimismo generale che ricorda, per molti versi, Carnage di Roman Polanski, opera che a sua volta era stata ispirata dal dramma teatrale Le Dieu du carnage, e che si fa sentire nel film di Genovese proprio per quel sentimento sarcastico tipicamente francese, che porge il dito contro il demi monde e tutti i suoi preconcetti.

Che sia meglio non indagare mai, sulla vera identità di chi abbiamo accanto?

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