La grande morale di Macbeth e La Grande Scommessa

La grande morale di Macbeth e La Grande Scommessa

Grandi cast, storie importanti e una distribuzione a livello mondiale li hanno fatti salire in testa ai botteghini. Ma i due film hanno una grande morale in comune: le conseguenze dell’avidità.

Nel post-anni ’00 le varie case di produzione del cinema occidentale, indipendenti o major che siano, hanno prodotto film di ottima fattura. Due fra questi, in ordine cronologico, sono  “Macbeth” e “La Grande Scommessa”. Film forti di cast stellari e di una distribuzione capillare in ogni continente, le due pellicole hanno dalla loro grandi storie da poter proporre al pubblico sotto un’unica e importante matrice tematica: l’avidità.

Il primo, riadattamento cinematografico dell’omonimo poema shakespeariano, è diretto da Justin Kurzel e narra le gesta di Macbeth, cavaliere medievale nella Scozia della guerra civile. Forte combattente dall’animo puro, il protagonista, nella sua ascesa nobiliare, vive in pieno e con diverse sfumature la brama di potere che lo attanaglia. La conseguente cupidigia è l’inizio della fine di un uomo che ha ottenuto tutto, tranne ciò che voleva essere. Avvallato dalla recitazione magistrale del duo regale Fassbender-Cotillard, il film è sorretto dal rigore stilistico come dalla fedeltà scenica dell’opera e da una fotografia curata ed evocativa. Fra ripensamenti, indecisioni e rimorsi, la follia nel percorso dal sapore di sangue e spada di Macbeth non è solo la strage interiore di un uomo prima retto, ma la fine dei molti uomini venuti prima di lui. E di quelli dopo, noi. L’avidità in Macbeth è il dramma collettivo di un uomo solo accomunato dalla sorte ai molti. Ciò che di più importante viene suggerito nel film è come la fallace anima umana continui a sgretolarsi sotto i colpi dell’avidità; oggi come ieri spazzando via tutto, inclusi gli innocenti.

E il nostro tempo è altrettanto avido ne “La Grande Scommessa”. Ecco il porto d’attracco narrativo dei due film, il filo rosso. Il mondo dell’alta finanza è raccontato nel film per quello che è: “merda” (cit.). La vera storia di un gruppo di investitori che scopre le falle del mercato immobiliare statunitense attira il pubblico; se poi da questa enorme crepa questi riescono a uscire vincitori traendone profitti allora è fatta. Eppure, tutto questo puo’ apparire come quanto di più scontatamente avido, ma non è così. Il topos del film non si trova nell’aver “fottuto” gli squali di Wall Street quanto perché si sia riuscito a farlo. E la risposta è insita in una delle clip che fanno da intermezzo nozionistico allo spettatore guidato nei diversi termini dell’alta finanza, che servono “a non farti capire”; fra queste divertenti lezioncine emerge una Margot Robbie immersa nella schiuma di una vasca da bagno intenta a spiegarci i mutui subprime sorseggiando champagne. Ma il più importante è quello dove la pop-star Selena Gomez spiega il principio con cui vengono prese le decisioni su certi investimenti. In pratica gran parte delle teste in borsa saltano perché si ragiona come in una partita di black jack: ogni volta che ho buone carte provo a vedere le puntate, quando vinco punto ugualmente nelle mani successive anche con carte inutili, convinto di poterla spuntare sulla scia della mano precedente. Un discorso folle, fatalista e avido. Ecco la sottigliezza. Il quartetto Bale-Pitt-Carrell-Gosling sconfigge amaramente la superficiale gestione delle ricchezze mondiali gestite dall’alta finanza e tale caratteristica è una lama a doppio taglio per i protagonisti nel loro gioco speculativo: sono amati e odiati al contempo perché battono avidamente l’avidità in un duello di scelte personali e background diversi dove l’unico tasso variabile è quello della morale.

Al di la di ogni critica di settore, la cosa più importante che possiamo imparare da entrambi i film è come l’avidità corrompa e corroda l’animo umano. Nonostante le due pellicole siano separate per la diversa natura – finzione letteraria e storia vera – come per le ambientazioni e le circostanze differenti, il dramma di Macbeth e il colpaccio di Bale e compari rappresentano due esempi di come l’avidità faccia vincere o perdere l’uomo nelle storie che vive. La distanza di genere e ambientazione dona ancora più fascino nel vederli sotto questa determinato aspetto e anzi, forse li avvalora.

 

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