Creed: l’eredità di Rocky Balboa

Creed: l’eredità di Rocky Balboa

Creed è l’ultimo episodio del pugile più famoso del cinema. Un passaggio nostalgico ma emotivamente potente che conferma quanto pensavamo di Stallone e da visibilità a un nuovo attore carismatico.

Adonis Johnson porta con sé un’eredità decisamente pesante. Suo padre infatti era il campione del mondo dei pesi massimi Apollo Creed. Pugile morto sul ring qualche tempo dopo la sua nascita contro il gigante russo Ivan Drago. Cresce tra riformatorio e casa famiglia finché la moglie di Apollo decide di prendersene cura. Come suo padre, ama la boxe e decide di rintracciare il celebre Rocky Balboa, ex amico e avversario di Apollo, per sapere se anche lui ha i numeri per diventare un campione. Lo fa rinunciando a una vita confortevole con un buon posto di lavoro in un’importante società finanziaria licenziandosi dopo una promozione. Eccolo quindi arrivare nel ristorante Adrian’s e chiedere a Rocky il suo appoggio per risolvere il suo conflitto interno e dimostrare quindi a sé stesso quanto vale davvero assecondando un irrefrenabile impulso che sente da sempre.

Inizialmente, l’eterno scenario del maestro e dell’allievo lasciava forse intendere una forzatura per realizzare l’ennesimo episodio di una saga amatissima con il rischio di diventare ridicoli. Il rischio della celebrazione autoreferenziale era molto alto e aggiornare il mito può essere una trappola. Il risultato però è di tutt’altro spessore. Se Stallone si è aggiudicato il Golden Globe, con buone probabilità di aggiudicarsi l’Oscar come miglior attore non protagonista, un motivo ci sarà. La sua interpretazione è nostalgica, umana, sensibile e toccante. La struttura del film è azzeccata poiché “lo Stallone italiano” non viene sfruttato come prodotto commerciale sul quale l’intera attenzione del film si concentra. L’atmosfera è impregnata dell’ombra del pugile di Filadelfia sì, ma la sua presenza non è totalizzante. Rocky, questa volta è una spalla e non il protagonista è semplicemente “zio” come lo chiama Adonis.

La metafora tra ring e vita continua e il maestro Balboa la trasmette efficacemente al giovane Creed all’angolo del ring della vita. La pellicola quindi non risulta come l’ennesimo film opportunista (cosa che accade spesso ultimamente visto i franchise che ripropone Hollywood), è un vero e proprio seguito e non uno spin off. Adonis, calca le orme del padre e il suo ruolo è interpretato in maniera credibile dal giovane Michael B. Jordan. Entrambi lotteranno per un obiettivo comune: la lotta contro sé stessi ma facendolo insieme l’uno per l’altro. Adonis per affermarsi come pugile combattendo contro il cognome del padre e Rocky per combattere un tumore in fase iniziale.

L’analogia tra il ring e la vita è il pilastro fondamentale dell’intera saga di Rocky. Ryan Coogler, (il regista, ndr), non l’ha certo dimenticato, ma riesce anche ad offrire scene di combattimento tecnicamente notevoli e un alto grado di coinvolgimento emotivo. Il film 132mn, scorre in modo molto fluido con un montaggio praticamente perfetto. Creed trasmette la filosofia che occorre sempre lottare per arrivare in cima e che quando si cade, ci si deve rialzare. Proprio come ha sempre fatto Balboa, anche questa volta.

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