VINICIO CAPOSSELA, “NEL PAESE DEI COPPOLONI” : UN VIAGGIO TRA MITI E RITI SULLE NOTE DEL SUO PROSSIMO ALBUM

VINICIO CAPOSSELA, “NEL PAESE DEI COPPOLONI” : UN VIAGGIO TRA MITI E RITI SULLE NOTE DEL SUO PROSSIMO ALBUM

Il 19 e 20 gennaio debutterà sul grande schermo il film “Vinicio Capossela – Nel paese dei coppoloni” tratto dall’omonimo romanzo del cantautore nato in Germania da famiglia di origini irpine. Il film, diretto da Stefano Obino, è un viaggio alla ricerca dell’ Heimat che in tedesco è quel luogo perduto dove ci si sente a casa; una ricerca che avviene attraverso il racconto, il mito e la riscoperta del rito collettivo come la mietitura e lo sposalizio.

La ricerca dell’identità attraverso la memoria è scandita dalla domanda ricorrente “Chi siete? A chi appartenete? E cosa andate cercando?” risposte che Capossela, nella veste di musicista viandante, vaga cercando nella terra dei genitori, l’Alta Irpinia in particolare il paese di Calitri.

Il film è un percorso di immagini narrato e cantato dove spazio viene lasciato a personaggi d’altri tempi come Peppe Matalena, Armando Testadiuccello o il barbiere cultore della lingua e della storia calitrana Giovanni Sicuranza. Personaggi incontrati tra le viuzze di un paesello desolato avvolto in una nebulosa nostalgia di ciò che fu ma che ancora vuole vibrare con forza.

“Il paese dei copploni” è un’Italia svuotata dalla modernità ma dove proprio sotto quella Terra intesa come Madre di tutte le cose, così molestata dall’uomo, risuona ancora il tamburo del rito. Il linguaggio usato dal narratore è quello dell’immagine, della contemplazione di una natura misteriosa e ancestrale e soprattutto quello della musica.  A fare da colonna sonora sono infatti le note di “Canzoni della Cupa”, prossimo disco di Inediti di Capossela in uscita a marzo. Non mancano nel film performance live di classici come Il ballo di San Vito e La Marcia del Camposanto. Il film per quanto sia un’opera a sé stante rappresenta un ponte tra il romanzo e le “Canzoni della Cupa” tra cui troviamo Il pumminale su cui è stato realizzato un breve film diretto da Lech Kowalski. “Il pumminale” che nella cultura popolare  era il cane mannaro è l’avventura notturna di Mastro Giuseppe che nella notte di luna” si addentra nelle “malestrade” in preda ad un istinto animalesco che lo conduce in un bosco abitato da creature con teste di animale.  Pare un rito sciamanico con animali totemici, donne-lupo e una pedana rotante su cui poggia un pianoforte nero decorato con oro e fogliame secco. È ricorrente il tema dell’oscurità che annebbia la distinzione tra uomo e animale, come quello dell’inconoscibilità della natura quale prima e vera manifestazione del divino.

Con questo film Vinicio Capossela, che festeggia i venticinque anni di carriera, si rivela ancora una volta un’artista che attraversa i confini tra le discipline. Il legame del cantautore con il cinema inizia nel 1991 quando E allora Mambo viene inserita nella colonna sonora di “Non chiamarmi Omar” di Sergio Staino; partecipa nel 2009 come attore e cantate nel film i Dieci Inverni di Paolo Mieli in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e nel 2013 scrive e realizza “Indebito” assieme al regista Andrea Segre, film sulla crisi greca.

Capossela e Stefano Obino ci trasportano in un racconto del passato alla ricerca di radici ma dove la figura del migrante e dei binari della vecchia ferrovia che portano lontano si rivelano temi incredibilmente attuali. Sicuramente una cosa ci fa capire il musicista a bordo della trebbiatrice volante: inutile aggrapparsi all’idea di chi siamo, l’identità è un concetto fluido e sempre in fieri; ciò che conta è non smettere mai di farsi domande, di essere osservatori attenti e di cercare le risposte attraverso la memoria e il racconto senza paura di inoltrarci negli interstizi della storia e della natura.

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