Into the Woods: il bosco che trasforma le fiabe

Into the Woods: il bosco che trasforma le fiabe

910fcb3d-4433-4017-8fda-6b829a6dbe4fInto the Woods: lungi da qui chi detesta i musical, chi non accetta che le fiabe tradizionali vengano rivisitate e chi diffida dei film dai cast troppo compositi che, spesso, si rivelano deludenti. Into the Woods richiama a chiare lettere tutte queste caratteristiche: si canta, si esce dallo schema e si scomoda Johnny Depp per una breve apparizione nei panni del Lupo Cattivo.

Così si traspone a livello cinematografico il mondo fantastico ideato da Stephen Sondheim e James Lapine e destinato al teatro. Perché Into The Woods nasce come musical a Brodway e come tale viene reso anche sul grande schermo.

Si intrecciano nel film diverse storie a noi già note: quella della curiosa Cappuccetto Rosso, dell’insicura Cenerentola, della reclusa Rapunzel e dell’avventato Jack che trova fortuna grazie alla magica pianta di fagioli. I diversi protagonisti sono in realtà elementi essenziali nella missione del Fornaio e sua moglie: per spezzare la maledizione che la strega ha gettato sulla loro stirpe impedendogli di avere figli, dovranno infatti recuperare alcuni essenziali oggetti entro tre giorni.

Il Fornaio e sua moglie corrono in lungo e in largo per il tenebroso bosco alla ricerca di tutto l’occorrente e incappano così in nuovi bizzarre figure che li aiuteranno e, a loro volta, avranno bisogno d’essere aiutate. Ma il bosco non è una realtà prevedibile ed in esso tutto può accadere: le fiabe, per esempio, possono essere distorte.
Ecco dunque un principe fedifrago, una Cenerentola che non sente d’appartenere al mondo dei reali, una Cappuccetto che rinuncia al mantello rosso e preferisce una pelliccia di Lupo. Nulla va come ci si aspetta e il lieto fine non va dato per scontato… ma questo lo dice a chiare lettere anche la sorprendente Meryl Streep che riconferma il suo cangiante talento rendendo giustizia al ruolo che interpreta, quello della disillusa, arrabbiata e scettica strega.

Dunque in questa fiaba l’amore può non essere tenero e la morte può avere la meglio, ma per certo non mancano gli insegnamenti né una risoluzione che, in qualche modo, rassereni gli animi. I personaggi evolvono, rivelano se stessi e loro debolezze, ma sul finire comprendono che non nessuno di loro è solo. Capiscono che bisogna far attenzione a ciò che si desidera, perché i desideri esauditi non esonerano dalle responsabilità e, anzi, ne comportano di molto pesanti.

Una nota di merito alla piccola Lilla Crawford che ha magistralmente vestito i panni di Cappuccetto Rosso, rendendosi anche interprete di alcuni dei migliori pezzi cantati. Altrettanto ben riuscita l’interpretazione del bizzarro Chris Pine che ha dovuto fare i conti con il suo ruolo da Principe Azzurro un po’ “scolorito”, educato per essere affascinante ma non onesto.

Nel complesso, il film ben si adatta ad un pubblico adulto tanto quanto a quello bambino, per le tinte sognanti dell’ambientazione, per il ritmo allegro delle musiche e per la familiarità con i personaggi. Tuttavia, resta il fatto che le storie vengono sviscerate e rivoltate ai fini di una narrazione che ha una morale ben precisa, indagabile da diversi punti di vista.

Ci si può far ingannare dalla natura del musical stesso, rimanendo in superficie tra una canzone e l’altra e si può leggere Into the Woods solo come un film in cui si canta troppo (parzialmente vero), ma prestando più attenzione alle parole e ai gesti si comprende il suo intento. Anche attraverso i testi delle canzoni, si tenta di trasmettere diversi insegnamenti, spiegazioni non banali e non ovvie per un contesto in cui dovrebbe regnare il “vissero felici e contenti”.

Infatti, nel momento in cui sembra che la storia abbia raggiunto il suo culmine con nozze, nascite e ricchezze, il film prosegue e mostra il “dopo”, le conseguenze, gli intoppi, la realtà cruda fatta di perdite e delusioni. Insomma, tutto quello che di solito non ci si domanda in seguito ad un soddisfacente “the end”.

Francesca Aliperta
16 aprile 2015

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