Pretty Little Liars: la confusione di Marlene King

Pretty Little Liars: la confusione di Marlene King

pretty_little_liars_season_4La serie Pretty Little Liars ha conquistato, nel corso delle sue cinque stagioni di cui solo quattro per il momento trasmesse in Italia, un considerevole pubblico. E’ uno dei teen drama giallo ad aver attirato di più il pubblico, fondando il suo proseguimento su una solida base di ascoltatori.

Questo, però, potrebbe aver portato allo show stesso alcuni svantaggi. La produttrice Marlene King è ormai solita rilasciare interviste pregne di allusioni, commenti e negazioni circa l’identità – ancora misteriosa – del colpevole, cioè -A.

Le puntate sono piene zeppe di indizi e dettagli, alcuni anche molto fuorvianti. E’ chiaro che il team al lavoro dietro le quinte provi ormai gusto nel depistare e confondere gli appassionati seguaci delle quattro protagoniste, Aria, Hanna, Spencer e Emily.

Il problema è proprio questo: tante domande e nessuna risposta, magre consolazioni e una suspense che sta raggiungendo il limite di sopportazione.

Nessuno pretende che l’intrigo si risolva in un batter d’occhio, eppure molti fan cominciano a stiracchiarsi annoiati e tediati dalle costanti promesse di svolta che non si realizzano mai. Le aspettative vengono aizzate da continui, ma poi sempre inconcludenti, momenti di presunta rivoluzione.

Così la storia comincia a ristagnare e la piacevole curiosità, l’adrenalina e i dubbi delle prime stagioni vanno scemando in una incapacità di sorprendere. Pretty Little Liars perde potere e al tempo stesso perde la consistenza dei suoi stessi personaggi così ben connotati, almeno inizialmente.

Qualche esempio: Emily, inizialmente atleta di talento, ha perso strada facendo ogni rapporto con lo sport e non solo per via del suo incidente. Spencer, la cervellona del gruppo, è completamente assorbita dagli eventi e non dimostra più le sue peculiari ambizioni di grandezza. Di casi da prendere in esame ce ne sarebbero anche molti altri in un via via di personaggi che spariscono o, pur restando presenti, si smarriscono.

I fan sperano in una imminente ripresa, decisi a non voler abbandonare il telefilm.

Ma è evidente che i personaggi si siano appiattiti sotto il peso di una storia senza direzione che ha finito per impoverirsi sul piano la credibilità. Marlene King dovrebbe smettere di tirare la corda e cominciare invece a riannodare i fili che ha tessuto tanto abilmente fino a questo momento.

Una qualsiasi narrazione che si rispetti, d’altra parte, può essere snaturata se tesa in questo modo solo al fine di realizzare più episodi possibile. La domanda resta: chi è -A? Ma ad essa se ne aggiunge una nuova: saprà la King essere in grado di recuperare il tono del suo progetto così da non perdere audience lungo la strada verso il finale?

C’è da dire che, dopo tanta attesa e tanti superflui tira e molla, è meglio che Marlene abbia un’idea geniale in merito alla conclusione.

Francesca Aliperta

18 dicembre 2014

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