Recensione del film: A.C.A.B

Tratto dall’omonimo libro inchiesta questa pellicola risulta intensa sia dal punto di vista fisico ma soprattutto dalle riflessioni che scaturiscono nella visualizzazione, quella proposta nel primo lavoro cinematografico del regista Stefano Sollima. Il titolo già di per sé certamente significativo A.C.A.B (All Cops Are Bastards) uno slogan che, creato dagli skinheads nell’Inghilterra degli anni Settanta, è diventato nel tempo un richiamo universale alla guerriglia nelle città, nelle strade, negli stadi ed evoca anche allo spettatore più ignaro il tema centrale di questo film.

La trama si articola incentrandosi sulla vicenda di quattro uomini legati da un lavoro difficile come quello del celerino. Un lavoro forse dimenticato il più delle volte nell’immaginario collettivo quello svolto da uomini protesi a difendere l’applicabilità della giustizia nei contesti più impegnativi. I protagonisti del film sono legati tra di loro anche da una serie di problematiche che incidono pesantemente soprattutto nello svolgimento della loro delicata professione, la coesione tra “fratelli” rimane l’unico modo di cui dispongono per superarli o molto spesso riuscire a conviverci. Il rapporto con il loro lavoro viene vissuto in due condizioni diametralmente contrapposte quali amore e odio ma sempre al servizio di uno stato che si dimentica di loro. Una delle caratteristiche riproposta con la drammatica realtà che la caratterizza è la violenza animalesca figlia dell’istinto primordiale che sembra davvero essere il punto fondamentale della professione che vede spesso il celerino come bersaglio della violenza negli stadi. Una narrazione violenta, cruda mirata a riproporre la dura realtà che avvolge il lavoro di questi uomini. L’interpretazione degli attori è coinvolgente e appropriata Pierfrancesco Favino, attore di livello assoluto, riconferma per l’ennesima volta di essere uno degli attori più completi di cui dispone il cinema italiano in questo momento ma ad essere all’altezza sono anche filippo Nigro ,Marco Giallini e Domenico Diele. Questi poliziotti diventano l’emblema di un malessere che impone allo spettatore di riflettere sulla realtà che ci circonda e di questo stato che mette in piazza uomini disapprovati, sfiduciati e soprattutto malpagati che rischiano molto per l’applicabilità dei principi della democrazia. Tutto ciò viene proposto da Sollima con grande intensità riuscendo davvero a coinvolgere lo spettatore fino in fondo e trasmettendo l’angoscia e le paure che possono provare nelle situazioni vissute da questi uomini. Il prodotto finale è sicuramente di pregevole fattura anche se molti potrebbero non accettare la violenza proposta. La percezione di chi lo guarda viene sensibilmente provocata ed apre gli occhi su temi che vengono poco trattati vuoi perché può far comodo a qualcuno vuoi perché forse interessa a pochi ma quello che è certo è che questo lavoro si fa portavoce di una situazione delicatissima. Vengono ricordati anche le scomparse di Stefano Raciti poliziotto scomparso in servizio in una guerriglia da stadio a Catania nel corso del derby Catania – Palermo e Gabriele Sandri tifoso laziale, morto colpito da una pallottola sparata da un poliziotto in seguito ad alcuni scontri che lo ha raggiunto all’interno di una vettura ferma nel parcheggio di una stazione di servizio. Validissima anche la colonna sonora composta da brani del calibro di Where is my mind dei pixies, Seven Nation Army dei White Stripes e Club Foot dei Kasabian che chiude l’ultima scena. Sostanzialmente dunque un buon film, una descrizione accurata ed efficace della fratellanza che lega questi celerini, una fratellanza volta alla solitudine.

Voto 2duerighe: 26/30

Manuel Giannantonio

30 gennaio 2012

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