Recensione film: La Talpa

In concorso alla 68° mostra del cinema di Venezia, “La Talpa”, tratto dall’omonimo romanzo di John Le Carrè, è considerato come uno dei grandi capolavori della narrativa dedicata alla spionaggio. La trama è caratterizzata da un argomento di natura assai complessa in cui nulla è ciò che sembra e di conseguenza difficile da riassumere, ma cercherò in breve di spiegarne la parte più importante.

Siamo nel pieno della guerra fredda nel 1973, George Smiley (un bravissimo Gary Oldman), è un ex agente dell’intelligence inglese dal nome in codice Circus. Una missione fallimentare in Ungheria comporterà un cambio ai vertici della Circus, un cambio che permetterà l’introduzione di una talpa al servizio dei sovietici. Smiley un ex componente della Circus viene riassunto in segreto per individuare l’agente doppiogiochista. La sua indagine restringe il campo su quattro soggeti. A quest’ultimi viene assegnato un nome in codice che risulta essere una specie di identificativo sul loro modo di essere. Per portare a termine la propria missione l’agente Smiley dovrà fare i conti con il suo tormentato passato e con la perdita di molte vite. Sostanzialmente la pellicola risulta essere fedele nella trascrizione cinematografica del romanzo da cui è tratto. Il regista, lo svedese Thomas Alfredsson, riesce a riprodurre fedelmente e con notevole efficacia le ambientazioni rispecchiandone la complessità tipica appartenente al romanzo. Il film infine,risulta essere essenziale ma non distaccato e per questo in grado di catturare fino all’ultimo l’attenzione dello spettatore che non è cosa da poco. Da sottolineare ovviamente la collaborazione della realizzazione del progetto di un cast stellare del calibro di attori come Colin Firth(Dorian Gray, Il discorso del Re ), John Hurt (Immortal, V per vendetta, New York I love you) e Gary Oldman (Il mai nato, Batman il cavaliere oscuro, Hannibal e Harry Potter) che in questo film è perfetto nel farci perceprie la malinconia e la solitudine che affligono Smiley, furibondo e determinato. Tuttavia la nota negativa emerge nella lentenza con la quale si sviluppa la trama che rimane certamente coinvolgente ma comunque lenta nel progredire e un finale che rimane a libera interpretazione, ovvero non sappiamo effettivamente se la talpa sia stata individuata, sta a noi arrivarci. Una scelta chiaramente voluta dal regista ma non priva di rischi in quanto non può soddisfare l’intero pubblico o quanto meno quella parte che vuole un finale certo e rivelatore.  Tra i messaggi più significativi comunciati da questo film c’è sicuramente quello che ribadisce che la politica rimane un gioco sporco, un sistema sfortunatamente fondato sulla corruzione in cui la posta in palio è proprio la vita di coloro i quali la animano.     

Voto 2duerighe: 25/30

Manuel Giannantonio

13 gennaio 2012

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