Muore a New York Lauren Bacall, “the Look”

Muore a New York Lauren Bacall, “the Look”

Humphrey-Bogart-Lauren-Bacall-and-Marilyn-MonroeSi è spenta a New York, all’età di 89 anni, Betty Jane Perske, in arte Lauren Bacall, soprannominata “the Look” (“lo sguardo”), per la sua particolare maniera di recitare con la testa abbassata e gli occhi levati in alto, partner perfetta di Humphrey Bogart (che sposa nel 1945, grande amore della sua vita fino al 1957, quando Bogart muore dopo una lunga malattia).
Figlia di immigrati negli USA dell’Europa Orientale, quando ha solo otto anni i genitori divorziano e la madre, Nathalie, decide di adottare per sé e per la figlia il proprio cognome, in origine Weinstein Bacal (tradotto in italiano “Bicchiere di vino”), abbreviato per motivi di praticità (proprio all’ingresso a Ellis Island negli USA) in Bacal, successivamente trasformato proprio dalla grande attrice in Bacall, con doppia “l”, e ciò per renderlo più congruo con la fonetica anglosassone, così da evitare storpiature ovvero mal trascrizioni senza un adeguato spelling.
Il nome Lauren viene invece suggerito da Howard Hawks, il regista che la lancia nel mondo del cinema, facendola diventare la protagonista ideale delle più tipiche atmosfere noir, valorizzandone l’innata eleganza e la voce bassa e roca e facendole assumere un atteggiamento sicuro e ostentato, ai limiti dell’aggressività, intriso, però, di seducente ironia.
Adolescente, durante le scuole secondarie, già prende lezioni di recitazione una volta a settimana alla New York School of the Theatre, riuscendo poi addirittura ad iscriversi all’American Academy of Dramatic Arts, che riesce a frequentare solo un anno per mancanza di mezzi finanziari.
Per mantenersi svolge vari lavori fra cui la maschera nei teatri di Broadway e la modella. Finalmente viene notata da Hawks grazie alle sue foto pubblicate dalla rivista Harper’s Bazaar sulla copertina del marzo del 1942.
Il regista la chiama ad Hollywood e la fa esordire, al fianco di Bogart, in Acque del sud (To Have and Have Not) del 1944, liberamente tratto dal romanzo di E. Hemingway Avere e non avere del 1937. Un bel film, dal tono quasi chandleriano, che a tratti ricorda Casablanca: la realtà della seconda guerra mondiale come scenario, l’alchimia tra il maturo protagonista (Bogart) e la giovanissima e sfrontata Slim (Bacall), che canta con la sua voce dai toni bassi How little we know, con tratti di personalità, quali forza, fascino, orgoglio e humour, che poi ritroviamo in tutti i personaggi interpretati dalla grande attrice.
Dopo alcuni film di alterni successi, quali L’agente confidenziale (Confidential Agent), regia di Herman Shumlin  del 1945, Il grande sonno (The Big Sleep), regia di Howard Hawks del 1946, La fuga (Dark Passage), regia di Delmer Daves del 1947, L’isola di corallo (Key Largo), regia di John Huston del 1948, Chimere (Young Man with a Horn), regia di Michael Curtiz del 1950 e Le foglie d’oro (Bright Leaf), regia di Michael Curtiz del 1950, accetta con entusiasmo la parte in Come sposare un milionario (How to marry a millionaire) del 1953, al fianco di Marilyn Monroe e Betty Grable, sotto la direzione di Jean Negulesco.
La trama è leggera e coinvolgente. Tre ragazze, Shatze, Marzo e Pola, belle indossatrici che vivono a New York, elaborano un piano strategico per realizzare il sogno della loro vita, vale a dire sposare ciascuna un milionario, assicurandosi così un futuro da favola. Affittano un appartamento lussuosissimo a Manhattan e poi iniziano a mettere in pratica le loro trame. Due solo di loro, però, quasi loro malgrado, riescono a raggiungere l’obiettivo.
Il film, che trae ispirazione dalle opere teatrali The Greeks Had a Word for It di Zoë Akins e Loco di Dale Eunson e Katherine Albert, e che guadagna una nomination agli Oscar per i migliori costumi, propone una nuova immagine della Bacall. Il suo classico ruolo di donna disincantata nel rapporto con gli uomini ha qui una variante più garbata e ironica. La divertita caccia al milionario diventa l’occasione per far emergere altri nuovi aspetti, più leggeri e coinvolgenti, nella recitazione e nella personalità della grande attrice. Sulla stessa scia è il film commedia del 1957 La donna del destino (Designing Woman), al fianco di Gregory Peck, per la regia di Vincente Minnelli, che la Bacall gira dopo (tra gli altri) due film drammatici, La tela del ragno (The Cobweb), regia di Vincente Minnelli (1955) e Come le foglie al vento (Written on the Wind), regia di Douglas Sirk (1956).
Dopo la prematura morte del grande amore della sua vita (Humphrey Bogart appunto) nel 1957, cui segue una difficile relazione sentimentale con Frank Sinatra e il matrimonio con l’attore Jason Robards, si dedica incessantemente al lavoro con film di non elevata qualità, a parte Detective’s Story (Harper), regia di Jack Smight (1966) al fianco di Paul Newman, e al teatro, conseguendo due Tony rispettivamente nel 1970 e nel 1981 per i musical Applause (versione musicale di All about Eve) e Woman of the year, a lungo replicati a Broadway.
Negli anni successivi l’attrice interpreta ruoli bellissimi in importanti film di successo, dando smalto al suo personaggio, mix di forza, quasi rasentante la durezza, e raffinato distacco, tra cui Assassinio sull’Orient-Express (Murder on the Orient-Express), regia di Sidney Lumet (1974), Il pistolero (The Shootist), regia di Don Siegel (1976), Health, regia di Robert Altman (1980) e Prêt-à-Porter, regia di Robert Altman (1994).
Nel 1996 l’attrice gira L’amore ha due facce (The Mirror Has Two Faces), regia di Barbra Streisand, con cui guadagna, sempre nel 1996, lo Screen Actors Guild Awards, e nel 1997 il Golden Globe, come miglior attrice non protagonista.
Sempre nel 1996 è diretta dal filosofo Bernard-Henri Lévy nel film Le Jour et la Nuit (Il giorno e la notte), al fianco di Alain Delon.
Compare in vari film recenti, tra cui Lars Von Trier Dogville (2003) e Manderlay (2005), e il 14 novembre 2009 le viene conferito il premio Oscar alla carriera dalla Academy of Motion Picture Arts and Sciences, per la prima volta al di fuori della cerimonia ufficiale, svoltasi il 7 marzo 2010.
La sua scomparsa, a quasi un mese prima dal suo novantesimo compleanno, rappresenta una grande perdita per il cinema mondiale.

Marco Eugenio Di Giandomenico
13 agosto 2014

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