Recensione del film: Midnight in Paris

di Manuel Giannantonio

Il genio di Woody Allen è tornato. Non poteva scegliere città migliore di Parigi per ambientare la sua nuova coinvolgente storia. Parigi è una città internazionalmente riconosciuta per il romanticismo che sprigiona e proprio per questo motivo, ben si presta a questa favola romantica che ha per protagonista Gil, sceneggiatore hollywoodiano, alle prese col suo romanzo d’esordio pronto a convolare a nozze con la propria compagna Inez.

Una riflessione  figlia di una passeggiata notturna nella capitale francese degli anni 20 grazie all’incontro con personaggi del passato del calibro di Salvador Dalì, Pablo Picasso, Luis Bunuel e Scotz Fitzgerald, apre gli occhi a Gil che si rende improvvisamente conto di quanto non sempre, anzi praticamente mai, amore e bisogno coincidono. Con alcuni inequivocabili richiami all’opera teatrale “ La rosa purpurea del Cairo “, questa pellicola tocca e fa vibrare le corde dell’inconscio inducendo chiunque a riflettere che per quanto possa essere problematico, il presente porta comunque con sé aspetti positivi che ognun di noi deve saper valorizzare coscientemente. Il presente infatti è figlio delle nostre azioni e le nostre scelte determinano sostanzialmente chi siamo. Protagonista a tutti gli effetti la città della Tour Eiffel la cui bellezza viene esaltata e celebrata ad ogni inquadratura. Con un incipit simile al capolavoro Manhattan, Woody Allen rende omaggio alla città. Il cast amalgamato in maniera coesa è certamente efficace. Adrien Brody è impeccabile così come Kathie Bates e Allison Pill. La sorpresa però è quella di un Owen Wilson sorprendentemente a suo agio in un ruolo lontano dai suoi cliché. Effettivamente abituato a recitare nelle vesti di attore comico in questo caso risulta convincente nell’incarnare una parte così delicata. Surreale, nostalgico, ispirato e ottimista Midnight in Paris non è esattamente l’opera di natura sarcastica e pungente di Allen ma è un film leggero che per questa caratteristica si apre ad un pubblico più vasto. Pellicola riflessiva che consiglio ovviamente ad un pubblico adulto. Il film si conclude con un insegnamento figlio di Gertrude Stein, con l’arrivo di una pioggia purificatrice a togliere le scorie di una vita vissuta in maniera sbagliata ad aprire le porte ad una nuova vita piena di incognite sì ma anche e soprattutto di sogni da realizzare.      

Voto: 27/30

1 gennaio 2012

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