Recensione del film: Emotivi anonimi

Se vi è piaciuto Chocolat, se siete rimasti divertiti da Lezioni di cioccolata allora non potete perdere questo film: Emotivi anonimi (Les émotifs anonymes).
Finalmente durante le feste natalizie c’è un film che non ha una trama scontata e che vale il prezzo del biglietto. La storia è, come si desume dal titolo, quella di due persone emotive di mezza età, hanno vissuto la loro vita cercando di evitare situazioni imbarazzanti, rimanendo il più delle volte nell’anonimato.

Lui, Jean-René, è direttore di una fabbrica di cioccolato, lei, Angélique, è una delle cioccolataie più brave della città, ma per vergogna produce le sue dolci creazioni solo a casa per non svelare la sua identità.
La svolta della loro vita arriverà quando si incontreranno. La fabbrica di cioccolato di Jean-René difatti è in difficoltà e cerca una nuova dipendente, così Angélique si presenta per il posto e Jean-René la assume subito, ma non come cioccolataia, come lei pensava, bensì come addetta alle vendite, lavoro che per un “emotivo anonimo” non è di certo il più indicato.

L’amore che scoppierà fra i due sarà il collante magico di tutto il film, tra gag esilaranti e mai banali, seppur talvolta prevedibili, ed una timidezza mai vista prima in una sala cinematografica si assisterà ad uno dei corteggiamenti più bizzarri del nuovo millennio.
L’emotività sarà il nemico da sconfiggere per far emergere quei sentimenti fin troppo a lungo tenuti nascosti per paura di vivere. Nel bel mezzo di questa battaglia l’ottima regia di Jean-Pierre Améris regala allo spettatore uno scenario quasi incantato dove si possono scorgere frammenti fiabeschi e la riscoperta di una passione sincera e naturale che di questi tempi si sta pericolosamente perdendo.
Insomma se, fortunatamente, in uno dei cinema della vostra città gli Emotivi anonimi sono in programmazione, non perdete tempo, come detto vale il prezzo del biglietto.
Una commedia d’altri tempi, una storia d’amore sincera, altro che le solite vacanze di Natale…

Voto 2duerighe 28/30

di Enrico Ferdinandi

27 dicembre 2011

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