“Carta Bianca”, il film ispirato alla vicenda di Sahid Belamel

“Carta Bianca”, il film ispirato alla vicenda di Sahid Belamel

carta_bianca-di-Sahid-BelameIn sala dal 26 giugno scorso “Carta Bianca“, il film indipendente che ha preso spunto dalla triste vicenda di Sahid Belamel, l’immigrato trovato senza vita il 14 febbraio del 2010, ucciso dall’ipotermia e dalla non curanza della gente.

La storia tratta di 3 persone: Kamal, pusher tunisino con la passione per i libri e nemico di ogni fondamentalismo che sogna di diventare cittadino italiano. Vania, bella badante moldava perseguitata dalle allucinazioni del suo passato. Ed infine Lucrezia, grintosa donna d’affari italiana innamorata della propria azienda e del suo cane, finita tra le grinfie di un usuraio senza rendersene conto. I tre personaggi saranno protagonisti di 3 vicende che si svolgeranno tra la vigilia e la festa di San Valentino, avvenimenti che andando avanti con la storia si intrecceranno tra di loro.
Un film che invita a riflettere su quella che oggi è la natura umana, su quella che oggi è l’Italia e su quello che è il nostro rapporto con gli altri.

Un’idea scaturita dal regista, che essendo un immigrato come Sahid, si è interrogato su come sia possibile che episodi così tragici ed assieme grotteschi possano verificarsi. Cosa avrebbe pensato se si fosse trovato al posto del giovane Sahid nell’istante prima della sua morte? E cosa avrebbe fatto se fosse stato al posto degli automobilisti, si sarebbe fermato o avrebbe tirato dritto?

Un tema tanto vecchio quanto attuale quello dell’immigrazione clandestina, il miracolo-miraggio di un permesso di soggiorno per la speranza di una vita migliore, ma anche quello della convivenza tra indigeni e allogeni. La solitudine e l’indifferenza, che ancora sono presenti, vengono raccontante come fenomeni perfino peggiori del razzismo e della xenofobia.

Lungometraggio indipendente interamente autoprodotto, vedendo la burocrazia italiana come un ostacolo per la richiesta di finanziamenti. Autoproduzione che però non è da considerare come sinonimo di qualità mediocre, grazie alla partecipazione di una troupe composta da professionisti del settore innamorati dell’idea di raccontare e lavorare con quella libertà narrativa che il sistema cinetelevisivo italiano non permette.

Un film che racconta una situazione che al giorno d’oggi è fortemente sentita in molti paesi, quella dell’immigrazione, e che ha scelto Roma come location poiché se tutte le strade portano a Roma allora chiunque potenzialmente può arrivarci, rendendola così un emblema di mille altre città, una vera “caput mundi”. La storia inoltre racconta il lato più nascosto della capitale, quello che in altri film o fiction di grandi produzioni non viene menzionato affatto.

Federico Perruolo
2 luglio 2014

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