31° Torino Film Festival: Salvo recensione

31° Torino Film Festival: Salvo recensione

Salvo-tffAppartenente alla sezione “Torino Film Lab” del 31° Torino Film Festival, “Salvo”, primo interessante lungometraggio dei registi palermitani Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, vincitore del Gran Premio della Semaine de la Critique e del France 4 Visionary Award ottenuto al Festival di Cannes, è appunto la storia di Salvo, spietato, freddo e solitario killer della mafia, che ha il compito di eliminare il boss di un clan rivale, un certo Renato Pizzuto. L’assassinio riesce ma il giovane s’imbatte in Rita, la sorella cieca del suo nemico. In un primo momento, Salvo medita di uccidere anche lei, poi però cambia idea, in quanto testimone di un vero e proprio miracolo. Infatti, a causa del trauma dovuto alla violenta morte del fratello, Rita torna incredibilmente a vedere, e nel cuore di Salvo scatta qualcosa che lo induce a lasciar in vita la ragazza. Successivamente, il killer redento la rapisce, portandola in un capannone abbandonato. I due, vivendo a stretto contatto, finiranno per conoscersi meglio, facendoci così immaginare un futuro migliore per entrambi, e forse una possibile storia d’amore fra di loro, anche se il pericolo è sempre in agguato.

Salvo-tff2Salvo” può essere tranquillamente ascritto a più generi cinematografici, come il noir, il drama-movie, il melò e addirittura il western all’italiana, offerto in questo caso dai paesaggi immensi e desertici dell’assolata Sicilia. Opera affascinante che si apre con una sparatoria e un inseguimento, dove entra subito in campo il carismatico attore Saleh Bakri, bravissimo nel ruolo di Salvo, in seguito sostituito per un lungo piano sequenza di ben 20 minuti, dalla tenera e fragile Rita, interpretata magnificamente da Sara Serraiocco, che come già detto, riacquista la vista dopo la morte del fratello Renato.

Salvo” è una pellicola costruita in modo estremamente efficace, dove tutti i tasselli artistici e tecnici sono al posto giusto, incastrandosi con maestria. Buona è la tensione emotiva di ogni singola scena, e sapiente è l’uso sia dei primi piani ravvicinati di Rita e Salvo, sia del long-take, sia della fotografia di Daniele Ciprì. “Salvo” è un promettente esordio nel mondo della settima arte, che non teme di sperimentare, di giocare con il mezzo cinematografico. Una menzione speciale va al sonoro e al significativo uso narrativo dello splendido pezzo musicale dei Modà dal titolo “Arriverà”, quasi a prospettarci ancora con più convinzione, che tra Salvo e Rita può davvero esserci un destino roseo legato a filo doppio, la premonizione di una felice vita insieme, nonostante le insormontabili difficoltà, gli ostacoli che i due personaggi principali devono affrontare, per raggiungere una loro serenità interiore.

Salvo-tff3Salvo” si avvale inoltre della presenza del veterano attore Luigi Lo Cascio e di Giuditta Perriera, ma a ben vedere l’anima del film sono unicamente Rita e Salvo, che hanno il disperato bisogno di riscattarsi da un’esistenza apparentemente senza speranza, ma che soltanto la forza di un sentimento autentico, puro, novità per entrambi e nato per caso, può aiutarli, sostenerli, per realizzare il loro sogno di libertà e d’amore. “Salvo” è la vicenda umana e profondamente emozionante di un uomo, che grazie alla semplicità e alla dolce fragilità di una giovanissima donna, si riappropria del suo essere umano, tornando a provare sensazioni da tempo dimenticate. Il cuore di Salvo riprende a battere la musica della vita, quella vita vera e preziosa che il killer non è più abituato a vivere, dal momento che prima dell’incontro con Rita, il protagonista conosceva solamente la morte.

In “Salvo” gli spettatori assistono a una “mutazione” in positivo, a una rinascita del protagonista, toccato prepotentemente ed inesorabilmente dal calore dell’amore, capace di sconvolgerlo fin nei più reconditi angoli del suo animo. “Salvo” è quindi la storia di un assassino su commissione, che impara nuovamente ad amare, e di una fanciulla che con la sua bontà, contribuisce ad aprirgli il cuore e gli occhi, perché il vero cieco è lui, e per più di un’ora e mezza Salvo percepisce quanto è bella la vita, riflessa nel meraviglioso sguardo di Rita.

Selene Virdò
30 novembre 2013

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