Jobs: la meravigliosa vita edificante del fondatore della Apple

Jobs: la meravigliosa vita edificante del fondatore della Apple

Il “biopic geek” sta diventando il genere cinematografico del momento? Dopo “The Social Network”, il film di David Fincher che racconta la nascita di Facebook grazie al genio di Marck Zuckerberg e “Il Quinto potere” che rievoca le gesta di Julian Assange e la nascita di Wikileaks, ecco ora Jobs, che narra la vita e le opere del cofondatore della Apple.

È facile comprendere perché Hollywood si interessa così tanto alle biografie delle star del mondo informatico e di internet. Niente di più ”cinematografico” della vita di questi uomini partiti dal nulla e arrivati a creare veri e propri imperi. Eroi, anticonformisti, visionari ai margini della vita sociale che agiscono per il bene del pubblico. Personaggi d’oro.

Se The Social Network è stato azzeccato per Jobs il discorso è un pò diverso. Realizzato da Michael Stern, Jobs è un film puramente narrativo che racconta dalle prime battute la straordinaria vita di Jobs partendo dal 1974 (era nella sua fase di descolarizzazione in un college californiano) al 2001 (anno del trionfo dell’iMac). Non viene svelato nulla dunque degli ultimi momenti della vita di Jobs come il cancro e la sua morte giunta a 56 anni, il 5 ottobre 2011 a Palo Alto in California.

Legenda o realtà, sappiamo che tutto è cominciato nella casa dei genitori adottivi di Steve Jobs, più esattamente nel garage. Un luogo destinato, pare, a “cambiare il mondo per sempre”. Due adolescenti Jobs appunto (interpretato da Aston Kutcher) e un altro genio dell’informatica, simpatico, grasso con una folta capigliatura riccia, Steve Wozniak (interpretato da Josh Gard). In questo start up i due hanno l’idea del secolo: collegare una consolle a un computer e miniaturizzare per quanto possibile l’intero dispositivo. Una vera e propria saga fatta di geniali intuizioni, di sottili giochi finanziari, licenziamenti e amicizie tradite prende il via proprio in questo garage.

Ci sono tutti gli ingredienti riuniti a priori. Steve Jobs è presentato come un pioniere ribelle e visionario che per sfuggire da tutti coloro che vorrebbero prendere il controllo del suo impero, finisce per diventare una specie di guru stressato e paranoico, incapace della minima alterità, completamente assorbito dall’idea di andare fino in fondo alle proprie intuizioni. Apple, ne è convinto il suo creatore, è destinata a diventare uno “status sociale”. Non c’è spazio per chi non crede in questa idea: “Quelli che sono abbastanza folli da cambiare il mondo sono quelli che lo cambiano davvero”.

Forte di questa radicata convinzione, Jobs porta Avanti la sua idea in una guerra contro l’IBM e la Microsoft di Bill Gates alle quali non farà nessuno sconto. Quello che risulta abbastanza incomprensibile è come uno spettatore non necessariamente appassionato di informatica o esperto del settore possa interessarsi al film troppo incentrato sulle questioni finanziarie e creative che devono esserci ma che non sono controbilanciate dall’aspetto umano di Jobs che forse è quello che interessa di più lo spettatore. Il film infatti ha raccolto molti pareri discordanti. A metà percorso tra cinema e marketing tutto ciò non è convincente. Steve Jobs, il carismatico visionario, il creatore del genio, l’uomo affascinato dal punto di intersezione tra le materie umanistiche e scientifiche meritava di meglio di questa pellicola megalo-paranoica.

Regia: Joshua Michael Stern

Cast: Ashton Kutcher, Drmot Mulroney, James Woods
Distribuzione: Filmauro
Uscita nelle sale: 14 novembre

di Manuel Giannantonio 

(Twitter @ManuManuelg85)
(Blog: http://www.fanpage.it/manuel-giannantonio/)

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook