La notte del giudizio, immenso potenziale e tante tematiche, ma poca sostanza

La notte del giudizio, immenso potenziale e tante tematiche, ma poca sostanza

La-notte-del-giudizio-dal-filmDal trailer di questo film ci si poteva aspettare una trama che ricordasse The Strangers, You’re next o altri titoli di questo genere, invece ci si ritrova davanti al filone che trova maggior espressione in Battle Royale.

Battle Royale prende vita dal celebre romanzo di Koushun Takami, diretto nel 2000 da Kinji Fukasaku.

Viene spesso accostato all’Occidentale Arancia Meccanica, perché pone l’essere umano dinnanzi a scelte disumane, ponendo un immenso punto di domanda, che non può avere una chiara risposta, su quanto sia legittimo superare il confine dell’etica e della morale quando si è inesorabilmente in pericolo di vita.

In questi film, o romanzi, non esiste giustizia, tutto è caos, tutto può risultare legittimo.

La notte del giudizio è un film che si svolge in una notte, in un ipotetico 2022. Qui gli Stati Uniti hanno raggiunto un livello di civiltà elevatissimo, con crimi che rasentano lo zero. Questa quiete ha però un prezzo, che sfocia nel cosiddetto “sfogo”, ovvero una notte dove è possibile fare di tutto, senza essere perseguiti penalmente. In questa notte non c’è legge, non c’è polizia, ambulanze.

Le vicende si svolgono all’interno di una casa-bunker che viene assediata.

Le grandi domande vengono solamente sfiorate, toccate appena, e per poterci riflettere sopra e immedesimarsi nella situazione ci vuole buona volontà da parte dello spettatore. Il film non punta questo. D’altronde la pellicola dura appena un’ora e venti minuti, decisamente troppo poco per entrare in una profondità riflessiva. Si ha la netta sensazione di voler realizzare solamente un horror, con un’ottima idea di fondo e niente di più. Un vero peccato, perché in occidente non sono molti i film che hanno l’onore di essere paragonati ai film sopracitati.

Sarebbe stato bello interrogarsi con inquietudine su cosa avremmo fatto al posto dei protagonisti. Avremmo ucciso? Avremmo mantenuto la nostra umanità? Saremmo stati corrotti dal sistema?

Tutto questo manca clamorosamente, navigando in un mare già troppo noto. Abbiamo già svariati film di genere più riusciti, funny games può essere un esempio.

Perfino Ethan Hawke appare un po’ sottotono, al contrario della bellissima Lena Headey, che anno dopo anno accresce il suo status di garanzia.

Peccato anche per il giovane Rhys Wakefield, che ancora ha tutto da dimostrare e questo sarebbe potuto essere un importante trampolino di lancio. Nel ruolo del cattivo era promettente e il sorriso psicopatico gli avrebbe donato un villan degno di nota. Il minutaggio così ridotto lo ha però stroncato, restando totalmente anonimo.

Il regista James DeMonaco è quasi un debuttante sul grande schermo, e nonostante la bravura tecnica, l’inesperienza si intravede.

In definitiva il film è carino, si fa vedere e può anche spaventare, ma non sarebbe stato male se oltre a questo si fossero approfonditi temi anche un po’ più alti, senza perdere necessariamente la parte thriller o horror.

Ultima nota negativa, che però non dipende dal film stesso: il titolo. In inglese è “The Purge”, che rende molto più l’idea e il senso della pellicola. La notte del giudizio non ha molto senso, è solo accattivante…

“L’umanità è un’impresa sovrumana.”

Jean GiraudouxIntermezzo , 1933

 di Valerio Di Lorenzo

23 ottobre 2013

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