Takashi Miike, il regista re dell’horror orientale, ma non solo

Takashi Miike, il regista re dell’horror orientale, ma non solo

Takashi+MiikeTakashi Miike è un regista, sceneggiatore e produttore giapponese, affermato come uno dei più talentuosi e stravaganti cineasti nel panorama mondiale.

In Italia lo si conosce ancora poco, troppo poco. D’altronde i suoi film non sempre vengono tradotti e molto raramente vengono proiettati in sala.

Miike è stato spesso denominato “il re dell’horror orientale” e probabilmente deve a questo molta della sua fortuna.

Le sue opere sono grottesche, inquietanti, estreme e talvolta disturbanti. Esempi in tal genere possono essere i film Ichi The Killer o Audition. Ma dietro il velo della violenza, dietro i fiumi di sangue, si nasconde una perla preziosa, che è la straordinaria visione di Miike. Gli amanti dell’horror puro, gore e splatters difficilmente adoreranno questo regista, perché il film, in questi termini, rischia di non essere capito. Miike non si limita a mostrare una storia terrificante, ma imprime in essa la propria visione dualistica della violenza, che si fonde inesorabilmente con l’amore. Il regista arriva ad affermare che questi due sentimenti non sono solo legati, ma sono proprio la stessa cosa. Agghiacciante.

Non stupisce quindi che la parola “disturbante” venga attribuita a Takashi Miike.

Un’altra caratteristica che lo differenzia è il saper far pensare alla fine di un suo film “cosa ho visto esattamente?”. I suoi finali, il messaggio ultimo, le riflessioni, sono così complessi e inafferrabili che spesso si fa fatica perfino a ricongiungere il puzzle dell’insieme, venendo scaraventati in un limbo dove è lecito pensare di tutto. Difficilmente si interpreterà un finale di questo regista allo stesso modo di un amico che lo ha visto voi. L’esempio più lampante di questo armonico caos è senza dubbio il film Gozu o la mini serie televisiva MPD Psycho.

A questo punto sembrerà di aver inquadrato in qualche modo questo personaggio, potendolo quantomeno inserire in un genere specifico, l’horror.

Miike stupirà ancora, sapendosi distaccare con coraggio dal genere che gli ha reso fortuna, cimentandosi in pellicole di tutt’altro genere. Un esempio, arrivato anche nelle sale italiane, è il film comico Yattaman!, il lungometraggio tratto dal celebre manga.

Il film Sukiyaki Western Django è un western, tributo ai spaghetti-western all’italiana ed in particolare al classico Django di Sergio Corbucci. In questo film, tra l’altro, appare come attore un altro grande fan dei spaghetti-western, un regista che di recente ha girato un certo Django Unchained, proprio lui, Tarantino!

Alla lista dell’eclettico regista giapponese non mancano i generi drammatico, action o storico, toccando praticamente tutto ciò che circonda l’universo cinematografico.

In Takashi Miike è possibile vedere infinite cose, belle, filosofiche e armoniose o orribili, angoscianti e caotiche.

Chi è Takashi Miike? È una eruzione continua di idee e visioni, senza colore o appartenenza.

È arte che intende sconvolgere e stupire.

La cosa curiosa è che più l’amore è grande, più aumenta la violenza. Ultimamente ho il dubbio che proprio dall’amore nasca la violenza. In altre parole, sono la stessa cosa.”

di Valerio Dilo

15 ottobre 2013

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook