Russia: perseguito per aver scritto “Dio non esiste”

Un uomo in Russia è perseguito legalmente per aver sostenuto attraverso un account social che “Dio non esiste”. Secondo il quotidiano “Gazeta.ru”. la giustizia russa avrebbe usato lo stesso metodo repressivo che riservava ai dissidenti durante l’epoca sovietica
MOSCA – Vikto Krasnov, cittadino russo di 38 anni, si è ritrovato gli investigatori in casa. Sono incaricati di condurre un’inchiesta speciale dopo che l’uomo ha postato due commenti su un social network russo, Vkontakte. In una discussione all’interno di una pagina dedicata agli abitanti della regione di Stavropol, nel sud della Russia, ha scritto che “Dio non esiste”, come riferisce il quotidiano Gazeta.ru. Due dei suoi interlocutori, credenti ortodossi, lo hanno denunciato. Il cittadino – un infermiere che vive con la madre e sopravvive grazie a piccoli lavori – è perseguito per le sue parole sono state sottoposte ad un esperto di linguistica, che ha concluso: “Sono offensive nei confronti dei cristiani ortodossi e mirano a violare i sentimenti religiosi dei credenti”, spiega il giornale.
La giustizia russa fa ricorso all’articolo 148 del codice penale russo che punisce con una multa, lavori socialmente utili o con la detenzione chi “insulta i sentimenti religiosi dei credenti”. Questo articolo è stato aggiunto al codice penale russo in seguito al caso Pussy Riot, un gruppo di militante femministe che hanno cantato una “preghiera punk” nella principale cattedrale di Mosca nel 2012.
«Chiunque ha il diritto alla libertà d’opinione e d’espressione; il che implica il diritto di non essere turbato a causa delle sue opinioni e quello di cercare, ricevere e diffondere, senza considerazione di frontiere, le informazioni e le idee attraverso qualunque mezzo di comunicazione.»
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo – Art. 19
“Nell’epoca comunista, si arrestava la gente per la frase “Dio esiste”, oggi si imprigiona per la frase “Dio non esiste”, si ironizza sui social network. Ma ciò che accade non fa ridere per niente. Oggi, quest’uomo rischia realmente fino a un anno di galera per aver espresso un punto di vista ateo”, denuncia Gazeta.ru nell’editoriale.
Questo atto si realizza “nel pieno spirito dei metodi sovietici utilizzati per reprimere i dissidenti, sono che all’epoca si perseguitavano i credenti”, aggiunge il giornale che conclude: “Qualsiasi condanna nel caso di quest’uomo che ha soltanto scritto “Dio non esiste”, come si scriveva sui cartelloni antireligiosi sovietici nell’ingresso di tutte le chiese, è emblematico (…) Ciò ci permette di sapere se viviamo sempre in uno stato laico, dove la legge garantisce la libertà di coscienza e di culto”.
(Twitter@ManuManuelg85)





