Il fumoso riavvicinamento di Trump alle giunte del Sahel
Il Presidente americano Donald Trump pare aver ritrovato una certa “simpatia” per i governi guidati da militari, soprattutto per Burkina Faso, Mali e Niger.
Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, il Consiglio di Sicurezza Nazionale e il Dipartimento di Stato hanno ripreso contatti diplomatici di alto livello, sospesi durante l’Amministrazione Biden, per incoraggiare al contempo le società energetiche e minerarie statunitensi ad esplorare le possibilità di nuovi contratti e intensificare la condivisione di intelligence con le giunte della Regione.
Il riavvicinamento
Non è solo il ramo esecutivo ad essersi attivato.
Una delegazione bipartisan del Congresso, composta da membri della Commissione per i Servizi Armati della Camera, si è recata in Burkina Fasola scorsa estate, mostrando un’apertura da parte di almeno alcuni deputati a cooperare con Pesi che “condividono i nostri interessi”, come ha affermato il deputato repubblicano Austin Scott, uno dei membri della delegazione.
Tuttavia, alla fine di ottobre, l’Ambasciata degli Stati Uniti in Mali ha imposto a tutto il personale non essenziale e alle sue famiglie di evacuare per via dell’escaltion in campo della sicurezza, compreso il blocco jihadista del carburante che rappresenta una pesante minaccia per l’attuale giunta guidata dal colonnello AssimiGoita, alimentando insicurezza e insoddisfazione da parte della popolazione.
La sezione 7008 della legge di bilancio del Dipartimento di Stato
Questa serie di rinnovati impegni da parte degli Stati Uniti si sta verificando nonostante le restrizioni legali in corso sull’assistenza estera a questi governi.
La sezione 7008 della legge sugli stanziamenti annuali che finanzia il Dipartimento di Stato vieta l’obbligatorietà o l’erogazione di fondi nei confronti “del governo di qualsiasi Paese il cui capo di governo debitamente eletto sia stato deposto da un colpo di Stato militare o da un decreto”.
Emanato per la prima volta dal Congresso quasi quaranta anni fa, questo quadro normativo ha fornito, con alcune eccezioni degne di nota, delle barriere per l’impegno degli Stati Uniti con governi che sono saliti al potere con mezzi incostituzionali.
La sezione 7008 ha anche lo scopo di scoraggiare il radicamento dei leader delle giunte al potere.
Molte le possibilità di eccezione
Questo deterrente però pare non essersi dimostrato efficace per Mali, Burkina Faso e Niger, che lo scorso anno si sono uniti in un patto difensivo noto come Alleanza degli Stati del Sahel (AES).
Nonostante i cambiamenti ai vertici, tutti e tre i regimi AES si sono dimostrati in gran parte immuni alle pressioni internazionali, anche da parte di Paesi vicini alla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS).
In effetti, la giunta in Niger ha tenuto prigioniero l’ex Presidente deposto Mohamed Bazoum per oltre due anni senza grandi conseguenze, nonostante le continue segnalazioni di Human Rights Watch.
In questo contesto, l’apertura dell’Amministrazione Trump verso le giunte del Sahel evidenzia, ancora una volta, l’affievolirsi della promozione degli Stati Uniti della democrazia e del buon governo a livello globale.
I precedenti
Anche prima di Trump, le varie Amministrazioni che si sono susseguite hannodovuto confrontarsi con le esigenze contrastanti tra interessi coinvolgenti la sicurezza nazionale e con l’impegno di lunga data del Paese per la democrazia.
In tutte le Amministrazioni, Democratiche e Repubblicane, le decisioni del governo degli Stati Uniti nei confronti dei colpi di Stato non sono sempre state coerenti.
Il Dipartimento di Stato ha concluso che in Mali (2020), Burkina Faso (2022) e Niger (2023) si sono effettivamente verificati dei colpi di Stato, ma ha deliberatamente scelto di non applicare la stessa definizione in casi come l’Egitto (2013) o il Ciad (2021).
Di conseguenza, nonostante il chiaro intento del Congresso dietro la Sezione 7008, la discrezionalità politica può spesso dirottare il processo decisionale.
Riconoscendo la necessità di flessibilità da parte del ramo esecutivo, il Congresso ha stabilito nel 2023 la possibilità di deroga, in modo che, anche quando il Segretario di Stato stabilisce che si è verificato un colpo di Stato, gli Stati Uniti possono continuare a fornire aiuti quando sono in gioco elementi che vanno a incidere sulla sicurezza nazionale.
Con una comunicazione del Congresso, il Segretario di Stato può ora ripristinare alcuni tipi di assistenza, programma per programma, una volta che certifica che tale assistenza serve l’interesse nazionale.
Il caso del Gabon
Questa deroga è stata utilizzata per la prima volta nel 2024 per fornire assistenza alla sicurezza marittima del Gabon post-golpe.
Il probabile obbiettivo era quello di dissuadere, da una parte, la giunta dall’acconsentire alla Cina di presenziare le acque territoriali del Paese con proprie navi e dall’altra incentivare un percorso verso il ritorno a un governo democratico.
In effetti, dopo aver preso il potere nell’agosto del 2023, i leader militari del Gabon hanno ripulito la loro illegittima presa di potere attraverso un referendum costituzionale, hanno truccato le successive elezioni e hanno trasformato il leader del colpo di Stato, il generale Brice OliguiNguema, in un Presidente civile, preservando così l’apparenza di una restaurazione democratica.
Il comportamento verso le nuove giunte
Finora l’Amministrazione Trump non sembra aver esplicitamente chiesto deroghe che le consentirebbero di espandere l’impegno con gli Stati AES.
L’assistenza ufficiale per la sicurezza degli Stati Uniti da parte dei Dipartimenti di Stato e Difesa rimane sospesa, la prima in ottemperanza della legge ai sensi della Sezione 7008 e la seconda per una questione di politica, poiché la disposizione non fa esplicito riferimento all’assistenza che deve fornire il DoD.
In realtà la condivisione dell’intelligence non rientra nella copertura della Sezione 7008 riguardo agli stanziamenti del Dipartimento di Stato, l’Amministrazione l’ha quindiapplicata, senza problemi di forma, parallelamente alle visite diplomatiche per agevolare gli investimenti minerari degli Stati Unit in Mali.
Secondo gli osservatori però, ciò suggerisce un movimento in avanti verso una deroga, se non un tentativo di ignorare del tutto la volontà del Congresso nell’applicazione della Sezione 7008.
In realtà non ci sono state obiezioni ufficiali da parte del congresso, cosa che non sorprende visto che l’Amministrazione Trump ha avuto carta bianca negli affari esteri, avendo il ramo legislativo rinunciato in gran parte al suo ruolo di supervisore.
È probabile che qualsiasi reazione abbia conseguenze trascurabili.
Le giunte in bilico
Da parte loro, le giunte AES hanno espulso consiglieri militari americani e francesi e, in varia misura, hanno accolto l’Africa Corps allineato al Cremlino e che ha preso il posto dei mercenari russi parte del Gruppo Wagner.
Questi cambiamenti arrivano in un contesto di sicurezza regionale che si sta rapidamente deteriorando.
Le organizzazioni estremiste jihadiste violente hanno organizzato attacchi complessi quasi impunemente in vaste aree della Regione, ma anche all’interno o vicino alle capitali.
Il pericolo sempre più dilagante mette in evidenza la realtà: i regimi AES, e in una certa misura i governi civili che li hanno preceduti in Burkina Faso e in Mali in particolare, non erano partner validi nel promuover gli interessi di sicurezza regionali condivisi.
Inoltre, con le restrizioni poste dalla Sezione 7008 in vigore, gli esperti pensano che sia molto improbabile che la sola condivisione di intelligence possa avere un peso significativo nei rapporti tra questi Stati e gli Stati Uniti, soprattutto in assenza dialcun tipo di rapporto di addestramento, o fornitura di equipaggiamento, sulla falsariga di quello intrattenuto per oltre due decenni, senza peraltro aver avuto un impatto significativo sulla sicurezza regionale.
Comportamento ambiguo degli attori internazionali
Con attori regionali e internazionali che oggi mostrano grande flessibilità nell’accoglienza di poteri raggiunti in modo incostituzionale, i futuri golpisti nel Sahel potrebbero optare per rinunciare del tutto ad “imitare” la complessa regia messa in atto dal Gabonper dare una parvenza di democrazia alle loro cariche.
Questa dinamica si riflette nella posizione ambigua presa dall’Amministrazione Trump nel definire “colpo di Stato” i regimi in atto negli Stati AES, posizione che ha ulteriormente indebolito l’effetto deterrente della Sezione 7008 e non ha portato a chiari progressi di sicurezza nel Sahel.
Sebbene il rinnovato coinvolgimento e la condivisione di informazioni di Washington servano interessi strategici a breve termine, rischiano anche di normalizzare le prese di potere militare e renderle una facile via per accederealla legittimità internazionale, indipendentemente dagli esiti democratici.
Nello specifico, per gli Stati Uniti, senza una solidasupervisione del Congresso o criteri trasparenti nell’interazione, questa elasticità può far sì chele giunte africane percepiscano l’allineamento strategico americano dovuto, anche senza la parvenza di riforma della governance come avvenuto in Gabon.
Facendo ciò, gli Stai Uniti indeboliscono sempre di piùil loro impegno nei confronti delle norme democratiche e diminuiscono la loro credibilità come partner nella stabilità regionale.
Gli osservatori temono che privilegiare vantaggi tattici piuttosto che principi normativi possa minare la sicurezza a lungo termine e incoraggi i futuri golpisti, con ripercussioni che si estenderanno ben oltre gli attuali Stati AES.




