Ritiro dei contingenti americani dal Niger: una sconfitta per Washington?

Rivalendosi sulla mancanza di sovranità, lo scorso 19 aprile i vertici nigeriani hanno spinto gli Stati Uniti a ritirare il loro esercito dal Paese. Visto che gli americani in Niger disponevano di una postazione veramente strategica nel Sahel, soprattutto nell’ambito della lotta al terrorismo islamico, il loro ritiro forzato rappresenta una sconfitta per tutti gli Occidentali, in una Regione dove Russia e Cina stanno guadagnando terreno.
Le relazioni tra americani e nigerini sono oggi ai minimi storici e non è proprio ciò che speravano gli Stati Uniti. Fino allo scorso anno, il governo americano considerava il Niger come un partner fondamentale nella Regione, un alleato democratico assolutamente convinto della lotta contro l’estremismo islamico.
Il colpo di Stato del luglio del 2023 a Niamey, che ha portato al potere il Consiglio per la salvaguardia della Patria (CNSP), ha cambiato tutte le carte in tavola. Poco dopo il colpo di Stato, Washington è stata costretta, in virtù della legislazione americana, a sospendere la maggior parte degli aiuti in Niger. Questi comprendevano 200 milioni di dollari di assistenza bilaterale e la pianificazione di un progetto in materia di trasporti, finanziato dal Millenium Challenge Account degli Stati Uniti, pari a 302 milioni di dollari.
Gli Stati Uniti hanno anche sospeso le loro operazioni militari nel Paese, soprattutto quelle condotte dalla base aerea 201 di Agadez, senza però ritirare più di 1.000 uomini e donne che costituivano la presenza americana sul posto. A marzo, il CNSP sempre più ostile è uscito dall’accordo sullo statuto delle forze che regolava l’intervento americano in Niger. Poco dopo, una delegazione americana composta da alti vertici, si è recata a Niamey, con la speranza di rimettere il Niger sulla strada della democrazia e trovare il modo di riprendere la cooperazione militare.
I nigerini hanno declinato l’invito. Altri negoziati a Washington non sono riusciti a convincere il CNSP.
Secondo gli analisti, se il colpo di Stato ha impedito agli Stati Uniti di portare avanti le loro attività di routine, ciò non significa che sia stata Washington a cercare la rottura. I nigerini hanno fatto naufragare i rapporti.
Perché Niamey avrebbe reagito così? I vertici del Paese hanno elaborato la loro decisione in termini di sovranità. Il nuovo governo patriottico, secondo il CNSP, ha cercato di estirpare una presenza “illegale”, “tenendo conto delle aspirazioni e degli interessi del suo popolo”. Questa decisione arriva subito dopo dell’espulsione dei diplomatici e militari francesi.
Questi due eventi devono essere visti come il tentativo di dimostrare legittimità da parte di un governo militare illegittimo e antidemocratico. In molte Regioni dell’Africa francofona, le misure antifrancesi sono molto popolari. Cacciando i francesi, è stato facile per la giunta ottenere molte simpatie. Il retaggio americano non è certamente pari a quello francese, ma la decisone di forte impatto presa dai nigerini nei confronti degli Stati Uniti deve essere considerata allo stesso modo.
Anche tenendo conto delle inevitabili preoccupazioni concernenti la democrazia e i Diritti Umani, sia a Parigi che a Washington, e della sospensione degli aiuti, la scelta del CNSP non è poi stata difficile. I Russi sono stati da subito una valida alternativa.
Fino al raffreddamento attuale delle relazioni, gli Stati Uniti erano un attore importante in Niger. Le forze americane ad Agadez e Niamey erano tra le più significative dell’Africa subsahariana e si concentravano su obbiettivi come AlQaeda e il sedicente Stato Islamico. Il Paese era uno dei maggiori beneficiari degli aiuti americani e un’importante risorsa per il Millenium Challenge Account, che fornisce aiuti a lungo termine su grande scala agli Stati che dimostrano avere importanti basi in materia di governance democratica. I legami tra Stati Uniti e l’ex presidente nigerini Mohamed Bazoum, rovesciato dal colpo di Stato, erano molto cordiali. Cosa succederà adesso?
Gli Stati Uniti cercano di stabilire, in tutta la sub regione, relazioni ampie e profonde (inserire qui articolo 4 aprile Stati Uniti in Costa d’Avorio). Le azioni militari, fino poco tempo fa molto evidenti in Niger, sono una componente importante. La minaccia terrorista islamica, soprattutto nel Sahel e nel Corno d’Africa, è una delle preoccupazioni maggiori degli americani nei confronti del continente.
Il Comando americano per l’Africa (AFRICOM) non coordina solo le azioni militari, ma si concentra anche a stabilire partnership con gli eserciti africani. Come ha spiegato il mese scorso davanti al Congresso il generale Michael Langley, comandante dell’AFRICOM, l’impegno militare degli Stati Uniti ha preso sempre più importanza a mano a mano che la presenza francese, europea e delle Nazioni Unite andava diminuendo.
Gli Stati Uniti sono un partner commerciale e di investimento fondamentale per i Paesi della Regione, e l’Amministrazione Biden ha fatto del consolidamento di queste relazioni una priorità quando, nel 2022 si è tenuto il summit dei vertici americani e africani (Washington, 13-15 dicembre 2022).
Gli investimenti americani nell’estrazione delle risorse naturali – attraverso industrie petrolifere e del gas operanti in Paesi come Nigeria e Chad – sono considerevoli. Gli aiuti americani mirano a consolidare la governance democratica, a sostenere gli investimenti nei servizi sociali come salute e formazione, e far fronte alle crisi umanitarie. Purtroppo, le relazioni tra Stati Uniti e Chad potrebbero a breve seguire la traiettoria del Niger. I vertici del Paese hanno già chiesto agli Stati Uniti di ritirare una parte del contingente di stanza all’aeroporto di N’Djamena.
Il portavoce del dipartimento di Stato americano ha fatto sapere che i funzionari americani “sono in colloquio permanente con quelli del Chad per discutere sul futuro della loro partnership riguardo la sicurezza”.
La caduta catastrofica dell’influenza occidentale in Africa è sicuramente caldeggiata dalla Russia, che ha lasciato indizi ovunque nel rovesciamento delle simpatie occidentali in Niger. La presenza Russa in Africa, soprattutto in materia di difesa, ha radici antiche. La Federazione Russa è il più grande fornitore di armi del Continente, molto davanti nella classifica rispetto a Francia e Stati Unit.
Mentre la tensione sale tra l’Occidente e la Russia per via dell’Ucraina, i Russi giocano un ruolo sempre più disgregatore e destabilizzare così gli antichi legami, in termini di sicurezza, tra i principali Paesi NATO e i loro partner americani.
I Russi hanno già offerto loro assistenza militare bilaterale e gruppi di mercenari associati al Cremlino, come l’ex gruppo Wagner (oggi il Russian Africa Corps), in alternativa all’impegno occidentale.
Come sottolineano gli strateghi americani dell’Amministrazione Biden nei confronti dell’Africa subsahariana, “la Russia considera la Regione come uno scenario permissivo per le imprese parastatali e le società militari private”, che spesso fomentano l’instabilità per trarne poi vantaggi strategici e finanziari”.
Possiamo anche supporre che i Servizi russi facciano di tutto, dietro le quinte, per alimentare i sentimenti antifrancesi e antiamericani nelle popolazioni locali. In fin dei conti, ai regimi autoritari come quello del CNSP non sembra vero poter rinunciare alle condizioni d’ingaggio occidentali in materia di riforme democratiche e di rispetto dello Stato di diritto, in cambio di un aiuto russo incondizionato.
Intanto, forze russe dell’Africa Corps sono arrivate questo mese a Niamey in virtù di un nuovo accordo di difesa.
Guardando più a lungo termine, bisogna però vedere quanto terreno guadagneranno e conserveranno i russi in Africa. Finora, Mosca ha riportato numerosi successi in Paesi come Mali e Niger. Ma sabotare le relazioni tra Washington e Niamey e inviare mercenari russi nel Paese non significa stabilire relazioni profonde e durevoli.
Inoltre, la Russia è un attore economico secondario sul Continente. I flussi commerciali russi verso l’Africa (quasi 18 miliardi di dollari nel 2021) scompaiono davanti ai guadagni ricavati dal commercio tra Africa e Cina (282 miliardi di dollari).
La vera minaccia a lungo termine per gli interessi americani sul Continente africano è la Cina, non la Russia. Tenuto conto dell’importante impegno diplomatico della Cina nella Regione, dei suoi ampi legami economici con l’Africa e del suo crescente interesse per la sicurezza sull’insieme del Continente, la vera minaccia per gli interessi americani arriva da Pechino e non da Mosca.





