Costa d’Avorio: gli Stati Uniti hanno un nuovo pupillo in Africa occidentale

Lo scorso gennaio, il segretario di Stato americano Antony Blinken nell’ambito di una visita ufficiale in quattro Paesi Africani, ha fatto tappa in Costa d’Avorio dove ha incontrato il Presidente Alassane Ouattara. L’incontro è avvenuto una settimana dopo che fosse rivelato che la Costa d’Avorio era tra i luoghi presi in considerazione per una nuova base di droni statunitense in Africa Occidentale. I colloqui tra le due parti sono ancora in corso. L’interesse degli Stati Uniti per la Costa d’Avorio come potenziale sede per una base di droni nella regione è l’ultimo effetto collaterale in seguito al colpo di Stato militare avvenuto lo scorso luglio in Niger, le cui ripercussioni geopolitiche sono andate ben oltre i confini del Paese. Gli Stati Uniti attualmente gestiscono ancora una base di droni in Niger, che utilizzano per eseguire operazioni di sorveglianza antiterroristica in Sahel.
Secondo un rapporto delle Nazioni Unite (securitycouncilreport.org), il governo del Mali ora controlla solo il 15% del suo territorio, mentre la Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale, o ECOWAS, afferma che solo il 60% del Burkina Faso rimane sotto il controllo statale. Tra le prime mosse che il nuovo governo del Niger ha fatto dopo aver preso il potere c’è stata quella di espellere l’ambasciatore francese e i 1.500 soldati francesi presenti nel Paese, lamentando che la Francia – ex potenza coloniale in Niger – aveva interferito nei suoi affari interni per troppo tempo. L’improvviso deterioramento dei legami con i suoi partner occidentali di un tempo ha costretto Washington a considerare per quanto tempo la sua presenza militare nel Paese sarebbe stata tollerata. Se i colloqui con la Costa d’Avorio daranno i loro frutti, le forze statunitensi avrebbero una nuova base dalla quale effettuare la sorveglianza aerea dei gruppi jihadisti e fornire assistenza tattica alle truppe locali durante le loro operazioni antiterrorismo.
Anche la Francia ha citato ultimamente la Costa d’Avorio, affermando di potervi trasferire parte dei suoi contingenti presenti nella Regione. Se è vero che negli ultimi giorni, la giunta militare a capo del Niger ha chiesto anche agli Stati Uniti di lasciare il Paese (accendendo le speranze della Russia di avere maggior campo di manovra nella zona), sembrerebbe anche che alti funzionari americani (Washington Post, 22 marzo 2024) stiano cercando di ottenere colloqui a porte chiuse per capire se gli Stati Uniti possano mantenere una sorta di presenza di sicurezza nel Paese, finora il più importante alleato degli Stati Uniti in quella Regione. I funzionari americani affermano che la situazione è “dinamica”, e che entrambe le parti esplorano le condizioni in cui la presenza militare potrebbe continuare, ma diversi analisti affermano che ci sono poche possibilità di riuscita in questa trattativa perché la giunta militare che ha destituito lo scorso luglio il Presidente del Niger non sembra assolutamente disposta ad ascoltare le richieste del Presidente Biden di ripristino della democrazia. Inoltre, Amadori Abramane, portavoce del Consiglio Nazionale per la salvaguardia della Patria (CNSP) ha detto che le relazioni del Niger con Russia e Iran (altro punto caldo per gli USA) sono un diritto del Niger che può avere relazioni con qualsiasi Paese voglia.
Se gli americani definiscono ancora la situazione “fluida”, gli esperti affermano che fanno un grosso errore di valutazione pensando di non essere come i francesi e di essere considerati in modo diverso. Le dinamiche sono cambiate e molti residenti fanno sempre meno distinzione tra truppe americane e francesi. Imperialisti dello stesso stampo. I legami strategici e di sicurezza della Costa d’Avorio con gli Stati Uniti e la Francia nascono nel 2022 e 2023 quando il Paese ha ospitato Flintblock, un’esercitazione militare multilaterale per operazioni speciali sponsorizzata dal Comando Africa dell’esercito americano. Parigi ha istituito un’accademia antiterrorismo alla periferia della capitale economica, Abidjan, ed esiste già una base militare francese in Costa d’Avorio. Nel contempo, l’assistenza allo sviluppo e i legami commerciali con il Pese sono esplosi negli ultimi anni. La Francia è la principale donatrice bilaterale (diplomatie.gouv.fr) e, secondo l’Ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti (Office of the U.S. Trade Representative, ustr.gov), le esportazioni americane di merci verso la Costa d’Avorio nel 2022 sono state pari a 501 milioni di dollari, con un aumento del 38,7% rispetto al 2021 e del 166% rispetto al 2012.
L’aumento dell’interesse per la Costa d’Avorio è principalmente dovuto al crollo delle relazioni diplomatiche della Francia in diverse parti della Regione. Prima di essere costretta a lasciare il Niger lo scorso anno, la Francia era già stata costretta a ritirare le sue forze dal Mali e dal Burkina Faso per via della sua immagine diventata deleteria in entrambi i Paesi. Nel suo momento di massima gloria, erano 3.000 i soldati francesi di stanza nel Sahel nell’ambito dell’operazione Barkhane, una missione antiterrorismo attiva dal 2014 al 2022 con obbiettivo la lotta alla violenza jihadista.
Il sentimento antifrancese è ora diffuso ovunque nell’area dove si verificano regolarmente manifestazioni di protesta e attacchi verbali ai residenti francesi. La Francia viene percepita negativamente non solo per il suo coinvolgimento militare, considerato un fallimento, ma anche per il continuo uso del franco CFA (creato nel 1945 come Franco delle colonie francesi d’Africa, oggi Comunità Finanziaria Africana – la sua convertibilità è ancora garantita della Banca di Francia) in gran parte della Regione. La valuta è ancorata all’euro e richiede ai governi partecipanti di mantenere il 50% delle loro riserve valutarie nella tesoreria francese. Sebbene l’immagine degli Stati Uniti non sia deteriorata tanto quanto quella della Francia, anch’essa sta diventando sempre più impopolare, in parte proprio per la diretta associazione con la Francia. Il risentimento per l’Occidente esiste da decenni, ma è stato esacerbato dall’arrivo nella Regione dell’assistenza militare e allo sviluppo russa, nonché dall’arrivo della compagnia militare privata russa, il Gruppo Wagner, a partire dal dicembre 2021.
Mosca è vista dai governi locali come un partner più attraente, frustrati dall’incapacità della Francia e degli Stati Uniti nel contenere l’espansionismo jihadista. La volontà della Russia di fornire armi e combattenti, ponendo molte meno domande sul loro utilizzo, ha fornito a Mali, Niger e Burkina Faso una valida alternativa. Se è vero che il sentimento antifrancese e filorusso serpeggia anche in Costa d’Avorio, ad oggi non è neanche lontanamente comparabile a quello che esiste nel Sahel. Aiuta anche il fatto che il governo ivoriano si sia orientato con Ouattara verso l’Occidente. Esperto del Fondo Monetario Internazionale, Ouattara è salito al potere dopo le contestate elezioni del 2010, che Ouattara e l’allora Presidente Laurent Gbagbo hanno entrambi sostenuto di aver vinto. Dopo mesi di violenze, Ouattara è stato finalmente insediato con l’appoggio delle Nazioni Unite e delle truppe francesi, facendo sì che Ouattara si senta ancora in debito con la Francia.
Inoltre, Ouattara ha ripetutamente espresso avversione per i colpi di Stato, nonché per il coinvolgimento dei contractor della Wagner nel continente. Nel 2021, per esempio, quando sono iniziate ad emergere le prime notizie sulla presenza della Compagnia Wagner, ha affermato che i Paesi che cercavano di collaborare con il gruppo per sconfiggere le insurrezioni jihadiste stavano commettendo un errore. All’epoca questa era musica per i leader occidentali, sempre più preoccupati per il coinvolgimento della Russia nella Regione. Da allora, le divisioni in Africa Occidentale si sono sempre più cristallizzate tra governi filorussi guidati da golpisti e quelli che rimanevano accanto all’Occidente e, almeno all’apparenza, alla democrazia.
In questo contesto, la Costa d’Avorio è diventata uno dei Paesi in prima linea in questo campo. L’altro significativo vantaggio della Costa d’Avorio è che è relativamente stabile, a differenza dei suoi vicini saheliani. Dopo una serie di attacchi jihadisti, avvenuti negli ultimi anni nel nord del Paese, dal 2022 non si segnala alcun episodio violento di rilievo. Sembra quindi che abbia avuto più successo nel tenere sotto controllo la violenza jihadista proveniente dal Sahel di qualsiasi altro Paese colpito nelle Regione, compresi i vicini Togo e Benin.
Tuttavia, un partenariato di sicurezza più forte con gli Stati Uniti e la Francia potrebbe portare la Costa d’Avorio in una condizione di fragilità. Prima del colpo di Stato avvenuto lo scorso luglio, il Niger era il grande protetto dell’Occidente nel Sahel. In effetti, se la Francia aveva una presenza militare così forte nel Paese al momento del golpe, è perché Parigi aveva cominciato a ricollocare in Niger gran parte del suo arsenale, dopo essere stata allontanata dal Burkina Faso e dal Mali. Si stava anche attivando a stabilire nuovi accordi di assistenza allo sviluppo. Ma l’operazione gli si è ritorta contro, essendo una fotocopia del suo operato in Mali e Burkina Faso, è stata percepita come falsa e opportunista. Il successivo colpo di Stato, anche se non è stato causato solo dal coinvolgimento francese in Niger, dimostra che convogliare risorse militari e finanziarie da un Paese all’altro può accrescer il malcontento di chi percepisce la presenza Occidentale come interferenza e non come aiuto genuino.
Il trasferimento di ulteriori risorse militari e una maggiore influenza politica occidentale in Costa d’Avorio esacerberà quindi il risentimento nei confronti degli occidentali come è successo in Niger? La Russia sicuramente lo spera e sta già provando ad infiltrarsi nel Paese. Il gruppo Wagner ha cercato reclute in Costa d’Avorio per le sue azioni in Ucraina e ha diffuso nel Paese diversi video di propaganda. Nel marzo del 2023 l’ambasciatore russo in Costa d’Avorio è Burkina Faso ha dichiarato che Mosca stava lavorando per introdurre prodotti russi nell’economia ivoriana. Sebbene la Costa d’Avorio sia in una certa misura protetta da un maggior coinvolgimento russo, o Wagner, per via della sua relativa stabilità e della limitata esposizione alla violenza jihadista, questa situazione potrebbe tranquillamente cambiare nel giro di pochi anni.
Il 2025 sarà anno di elezioni e potrebbe rappresentare uno spartiacque nella geopolitica della Regione. A Ouattara è costituzionalmente vietato ricandidarsi, ma ha già cercato (e vinto) il suo terzo mandato nel 2020, sostenendo che l’adozione di una nuova costituzione nel 2016 aveva azzerato l’orologio del limite ai due mandati. La situazione è molto delicata perché se Ouattara decidesse di candidarsi per un quarto mandato, sarebbe praticamente certo l’innescarsi di una forte indignazione pubblica, e un giudizio dell’Occidente, seppur limitato, nei confronti di una tale violazione della Democrazia, metterebbe probabilmente altra benzina sul fuoco.
Allo stesso tempo, se Ouattara decidesse di lasciare, non ci sarebbe nessuna garanzia che il sostituto possa preferire una partnership con l’Occidente a quella con la Russia. Per il momento la Costa d’Avorio non sembra essere la prossima sulla lista di potenziali Paesi dell’Africa Occidentale a cadere in mano ai golpisti, o cedere al fascino della Russia. Ma in un momento storico così delicato per il Sahel, dove il sentimento antioccidentale sta avendo la meglio sugli abitanti della regione, il rischio di avere un effetto controproducente nel potenziare la presenza militare occidentale è reale. Come si è visto ormai innumerevoli volte, non è assolutamente garantito che possa essere di aiuto nel ripristinare la democrazia o sconfiggere il jihadismo nel Sahel e in Africa Occidentale.
Pochi giorni fa un gruppo di lavoro delle Nazioni Unite, dopo una vista di dieci giorni in Costa d’Avorio, ha salutato positivamente la volontà delle autorità del Paese a volere ratificare la Convenzione internazionale contro il reclutamento, l’utilizzo, il finanziamento e la formazione di mercenari e la Convenzione dell’Unione Africana per l’eliminazione del mercenariato. Uno sforzo indiscutibile nel perseverare a salvaguardare una certa stabilità.





