Il consulente finanziario risponde: Il check-up finanziario

Capire le lezioni che la crisi finanziaria ci insegna e’ indispensabile per proteggere e mettere a frutto i propri risparmi.

Si pensi alla crisi dei debiti sovrani europei, per questo dobbiamo accantonare l’idea stessa di asset allocation, ossia, la costruzione di un portafoglio bilanciando i differenti strumenti in cui investire.

Secondo molti, poi, non esiste più la convinzione che nel lungo termine le azioni battano sempre i titoli di Stato. Sono davvero molte le cose che sono cambiate nel mondo della finanza e del risparmio. Altre restano invariate: in particolare la necessita’ di una cura attenta e periodica al proprio portafoglio, sulla base della correlazione tra scelte e necessita’. La stessa crisi in questo e’ un aiuto, dal momento che ha drammaticamente spazzato via molti luoghi comuni sul passato.

 

In questo numero propongo un “CHECK-UP FINANZIARIO”, che spieghi il processo di costruzione e manutenzione dei propri risparmi.

Invito pertanto a tutti voi a scrivermi in merito a curiosità, informazioni o delucidazioni in merito alle proprie situazioni personali, in modo da chiarire ogni vostro dubbio in merito. ([email protected])

Per una corretta pianificazione e’ opportuno tener conto delle ultime variazioni normative, per esempio in merito ala tassazione sui conti correnti: chi si ritrova con un migliaio di Euro in BOT, si vedrà applicare un bollo pari al 3,4%, un onere che rende poco efficiente questo parcheggio della liquidità, tanto da spingere il risparmiatore a prendere in esame diverse alternative. Per non parlare della dilazione dell’età di pensionamento e del mutamento dei tassi di sostituzione, operato dalla riforma Monti-Fornero.

Anche se il futuro non manca di preoccuparci: in un recente rapporto redatto da una nota società italiana, ci riferisce che il  69,6% degli italiani teme di non essere mentalmente lucido in eta’ avanzata, il 64,6% di non essere fisicamente autosufficiente e il 62.8% di perdere la possibilità di decidere per se stesso. In definitiva , la meta’ degli intervistati teme di non poter contare su un pensione dignitosa. Il tema della longevità, quindi, sta trasformandosi da fenomeno statistico quantitativo, a tema individuale e relativo alla qualità della vita.

Nei paesi anglosassoni, dove da più tempo le scelte sono in capo agli individui, esistono molte strutture (anche pubbliche) di supporto a una consulenza finanziaria.

Secondo un’associazione di consumatori, il 40% dei conti correnti e’ stato attivato negli anni ’90, a condizioni poco competitive rispetto a quelle attuali. Cambiare consentirebbe di risparmiare parecchio, se qualcuno ce lo direbbe. Per liberare risorse utili alle nostre necessita’ da monitorare periodicamente, nel corso della nostra vita di risparmiatori.

INVESTIRE AL MEGLIO

Quando le proprie risorse non sono finalizzate a uno scopo preciso (ad esempio; l’acquisto di una casa, lo studio universitario di un figlio e così via), l’esigenza che viene percepita e’ quella di “investire al meglio” realizzando un’accorta pianificazione finanziaria delle risorse.

Le risorse finanziarie sono la base sulla quale il risparmiatore dovrà costruire il proprio futuro ed, eventualmente, quello dei suoi cari. Per questo motivo, e’ necessario che gli investimenti siano coerenti con il suo ciclo di vita, la sua attuale situazione economico-finanziaria e il suo grado di propensione al rischio. 

La pianificazione finanziaria consente di modellare le risorse per sostenere il proprio presente e per affrontare il futuro in una dimensione di solidità e serenità finanziaria. Ciò vale sia che il risparmiatore debba creare un patrimonio, sia che lo abbia già costruito. In ambedue i casi, la necessita’ e’ quella di pianificare al meglio le proprie risorse, la cui modalità merita di essere approfondita concretamente.

PIANIFICAZIONE DELL’ANALISI DEI BISOGNI

Per prima cosa, il risparmiatore deve convincersi che i suoi bisogni devono essere alla base di qualsiasi decisione di pianificazione finanziaria. I redditi, i consumi e il proprio stile di vita definiscono le condizioni da individuare prima di poter considerare un qualsiasi investimento. La principale responsabilità del risparmiatore e’ proprio quella di partire da questo assunto e farlo rispettare da chiunque gli proponga un “buon investimento”. Quest’affermazione può apparire priva di originalità in quanto ciascuno crede di agire in questa direzione.

Chi effettuerebbe un investimento che non sia, in qualche modo, collegato ai propri bisogni?

Tuttavia è ragionevole ipotizzare che gran parte dei motivi di avversità derivino proprio da una mancanza di attenzione per un’analisi dei bisogni corretta e sufficientemente completa.

Una delle domande fondamentale a cui trovare risposta è: “Come è stato costruito il mio portafoglio d’investimento?”.

In genere, il portafoglio di un risparmiatore e’ semplicemente la sommatoria di diversi strumenti finanziari, sottoscritti nel tempo in maniera del tutto casuale. Le decisioni d’investimento via via si stratificano, sono assunte in diversi contesti e situazioni e con le diverse realtà dell’intermediazione finanziaria, con il rischio che l’attività più delicata e importante del processo d’investimento, la definizione dei bisogni, venga quasi del tutto ignorata.

Così il portafoglio d’investimento rischia di frammentarsi in numerosi titoli, fondi, gestioni, index e unit linked, assicurazioni vita e via dicendo e finisce per assomigliare ad uno “ZOO PORTAFOGLIO”, dove sono presenti leoni, zebre, giraffe ed elefanti, scelti per la loro bellezza o per necessita’ di rappresentazione. C’e’ da chiedersi , al di la’ della metafora, quali sono i criteri sostanziali della scelta e della composizione delle alternative di investimento.

Se si vuole indagare sui motivi che determinano le decisioni di investimento di un risparmiatore, si potrebbe ipotizzare che una qualche influenza sia dovuta alla capacita’  e alle vicende commerciali delle società che collocano i prodotti.

Uno dei più importanti fattori che determinano la scelta di investimento del risparmiatore e’ probabilmente rappresentato dalla storia delle performance storiche dei mercati e dei prodotti. Il risparmiatore ricerca, analizza e sceglie alternative di investimento che sono state generose in passato nell’assunzione che potranno continuare a esserlo nel futuro. Allora l’offerta dei servizi finanziari si orienta verso ciò’ che la domanda ingenua richiede, nonostante tale comportamento sia sostanzialmente errato e storicamente improduttivo e dannoso.

L’eventualità’ che a guidare le scelte di investimento del risparmiatore possa essere anche il contesto esterno e’ reale. Un incontro occasionale con un promotore finanziario, un consiglio di un amico particolarmente soddisfatto di un prodotto,  una pubblicità’ di un investimento sicuro e profittevole. (del tipo “ti piacerebbe guadagnare 10.000 € con un investimento di 100 €”, o ancora, “quando la Borsa sale guadagni, quando la borsa scende anche”), una decisione emotiva assunta in un momento di mercato particolare, possono stimolare la sottoscrizione di questo o quel prodotto per creare un portafoglio d’investimento che , nella maggior parte dei casi, potrebbe risultare inefficiente e, nella peggiore, incoerente con le proprie necessita”, attuali e future.

L’idea che gli investimenti possano essere fatti in maniera casuale o, per meglio dire, guidati dal contesto esterno, e’ inaccettabile in quanto fortemente minacciante. 

I questionari o le interviste strutturate possono effettivamente essere degli strumenti funzionali a identificare correttamente i bisogni del risparmiatore, ma spesso il loro contenuto denuncia una mancanza di reale interesse. Ciò’ per incuria, per sciatteria professionale o, peggio, per dare semplicemente un’impressione d’attenzione ai bisogni dell’intervistato.

L’introduzione della MIFID ( direttiva europea sugli strumenti finanziari) impone a chi svolge attività di consulenza una “profilatura” della clientela, attraverso un articolato questionario, per valutare in particolare la tolleranza del cliente. In molti casi, la prescrizione MIFID diventa un adempimento burocratico spesso privo di sostanza; spesso sono poche se non singole domande chiave al cliente a orientare il collocamento verso un prodotto o un’ altro.

Un esempio di domanda, abbastanza frequente, si propone di identificare l’attitudine al rischio e chiede di scegliere tra quattro definizioni:

 

COME DEFINIRESTI LA TUA ATTITUDINE AL RISCHIO?:

a) conservativa     b) moderata   c) equilibrata   d) aggressiva

Attribuire una valenza tecnica reale a queste denominazioni e’ assai arduo in quanto la risposta del risparmiatore può’ essere influenzata da diversi fattori psicologici.

Come tenterò’ di spiegare in seguito, il rischio si può’ mostrare e misurare, e dunque e’ possibile analizzarlo e valutarlo concretamente. Ma in genere ciò viene accuratamente evitato; al massimo si espongono torte che mostrano la composizione dei mercati monetari, obbligazionari, azionari, esaurendo così l’obbligo di informazioni trasparenti. Non vi e’ nulla di diabolico nel proporre “etichette” e semplificazioni verbali, ma con ciò non si può’ concludere la fase dell’individuazione dei bisogni del risparmiatore.

In definitiva, le risorse finanziarie sono uno strumento per realizzare un’esistenza per quanto più possibile vicina all’ideale.

Quindi appare sensato individuare prima i bisogni , presenti e futuri, per poi identificare l’alternativa migliore di protezione o di investimento. Parlare dei propri bisogni significa scendere sul terreno concreto della traduzione economica di ciò che viene generalmente identificato come il proprio stile di vita; ciò consente di aumentare le probabilità che le soluzioni di investimento siano almeno coerenti con il ciclo di vita del risparmiatore.

La definizione dei bisogni di un risparmiatore dipende, ovviamente, dal suo posizionamento nel proprio ciclo di vita. Ad esempio, un nucleo familiare giovane potrebbe avere bisogni sensibilmente differenti di una coppia matura, oppure da un single. Infatti, il concetto di “investire al meglio” si riferisce a risorse finanziarie che non sono finalizzate ad un impiego specifico. Tuttavia, poiché il denaro non e’, di norma, un fine ma solo un mezzo per effettuare consumi, allora la ricchezza deve essere utilizzata per garantire almeno il livello attuale delle spese ed eventualmente migliorarlo nel futuro. La serenità finanziaria nel sostenere le proprie spese attuali e future, e nel realizzare il proprio stile di vita rappresenta dunque l’obiettivo finale del CONSULENTE FINANZIARIO.

Dott. Marco Monte

Financial advisor presso primario gruppo bancario internazionale

Napoli – Latina – Roma

[email protected]

 

P.S. QUESTO DOCUMENTO NON COSTITUISCE O CONTIENE OFFERTE, INVITI AD OFFRIRE, MESSAGGI PROMOZIONALI O SOLLECITAZIONI ALL’ACQUISTO O ALLA VENDITA DI STRUMENTI FINANZIARI RIVOLTI AL PUBBLICO.

 

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