Il topo del sottosuolo, la ragione schiava della passione.

Il topo del sottosuolo, la ragione schiava della passione.

Mi sarei seduta volentieri ad uno dei sei tavolini da osteria presenti nella piccola sala del Teatro Franco Parenti di Milano dove, sino al 4 marzo 2018, va in scena Il topo del sottosuolo.

Le bottiglie di vino aperte, i bicchieri pronti ad essere riempiti, le candele accese, tutto dava all’ambiente un’atmosfera di convivialità ed intimità. Ma all’unico tavolino ancora libero è andato a sedersi Svidrigajlov.

É arrivato con un elegante completo chiaro sotto il cappotto cammello. Si è seduto con la sua aria tra il mellifluo e il disperato e con l’urgenza di raccontarsi, sempre in bilico tra finzione, arroganza e verità. Si versa del vino, anche se gli fa schifo.

Piove sempre in questa città, esordisce, gente ovunque, puzzo di marcio, spacci di vino putridi. Sono, continua, un uomo fastidioso, permaloso, cupo anche noioso. In realtà sembra che la noia lo perseguiti anche qui, in questo spaccio di vino di San Pietroburgo, città che nasconde la topografia del vizio, dove si può dare la colpa a tutti per assolvere se stessi.

Svidrigajlov è l’incallito giocatore che appare nella polifonia di Delitto e Castigo, in quella pluralità di coscienze che si muove nel romanzo di Dostoevskij del 1866. L’occhio indagatore del regista Oliva si posa nuovamente su un personaggio complesso, dannato, incapace di frenare la tensione alla voluttà, al pericolo, all’infamia, ricreandolo alla perfezione.

E Mino Manni che gli da voce e corpo, ci offre, dopo La Confessione, una nuova prova di attore. É solo in scena e racconta, sempre tra il compiacimento e il disprezzo di se stesso, della sporcizia della sua anima, del sottosuolo nel quale di giorno in giorno sprofonda distruggendo intorno a sè  abitudini,  convenzioni, e relazioni sociali nell’illusione che viva meglio chi riesce ad ingannare se stesso.

Si è sposato con una donna più grande che ha riscattato i suoi debiti ma che ha preteso un contratto in cui lui si sarebbe impegnato a restarle fedele, a non andare via da lei, ad importunare solo serve e non donne dello stesso ceto della moglie.

Il contratto regge fino all’arrivo della bellissima serva Dunja, la candida sorella di Raskolnikov che compare in gigantografie proiettate sul muro. Per conquistarla, lui si finge avido di luce, uomo da redimere. Ma la bella e innocente ragazza verrà scacciata dalla moglie che morirà poco dopo.

Di nuovo solo, libero e ricco, torna a passioni smodate per ingannare la sua solitudine. Balla al suono di una musica sempre più forte, muove il corpo come un orgiasta. Ma non trova pace. Il fantasma della moglie morta, insieme a brandelli di altri mondi, gli appaiono ovunque.

Topi, creature del sottosuolo come lui, invadono le sue notti. Allora perde la sua superbia tremolante; si sente malato; si butta a terra, gridando. A tratti, in lampi di lucidità, percepisce di aver rovinato se stesso rendendo la ragione schiava della passione.

 

Teatro Franco Parenti – via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono biglietteria 02/59995206, [email protected] www.teatrofrancoparenti.it

27 febbraio – 4 marzo 2018

Il Topo Del Sottosuolo
Una storia di ozio e depravazione verso Delitto e castigo

di Fëdor Dostoevskij
con Mino Manni
regia Alberto Oliva
produzione Teatro Franco ParentiOrari:martedì e venerdì h 19:15 mercoledì e giovedì h 19:00
sabato h 19:30 domenica h 15:30

Prezzi: intero 15€, convenzioni 12,50€ over 65/ under 26 12,50€
diritti di prevendita

Orari: martedì e venerdì h 19:15; mercoledì e giovedì h 19:00
sabato h 19:30; domenica h 15:30


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