In scena al Teatro Eliseo La guerra dei Roses di Warren Adler

In scena al Teatro Eliseo La guerra dei Roses di Warren Adler
La guerra dei Roses

Lo spettatore patteggia per l’uno o l’altro degli eterni protagonisti dell’ incontro/scontro tra uomo e donna, Adamo ad Eva, guerra “civile”, interna, fratricida, guerra della due Rose, dunque La guerra dei Roses, coniugi nemici della brillante commedia di Warren Adler in scena al Teatro Eliseo fino al 7 gennaio per la regia di Filippo Dini. Il pubblico ride, applaude, sottolinea con risate conniventi i passaggi comici in scena o sogghigna  muovendo il capo con segno di complicità. Guerra di dualità quella di Oliver e Barbara Rose, scontro di coppia, marito e moglie, in grado di coinvolgere perché specchio dei paradossi del nostro quotidiano, di un gioco comune di cui siamo protagonisti, complici di una contrapposizione spietata del maschile e del femminile che , nonostante ciò, è comunque indissolubilità del binomio delle parti, contrapposte sì, ma legate visceralmente.

Generalmente interpretato come la cronologica fine del classico iter d’amore in grado di passare dall’innamoramento favolistico e passionale alla rottura dell’unione matrimoniale, La guerra dei Roses è da diversa angolazione  un percorso catartico che, da un amore basato sull’utilità sociale ed economica, giunge infine ad un legame reale vivificante, finalmente sincero seppur nel conflitto, rigenerante poiché lotta attivamente viva e libera. E’ questo il gioco del doppio che attrae e coinvolge lo spettatore del Teatro Eliseo dal momento che il sipario rosso si alza sui due protagonisti, i bravi Ambra Angiolini e Matteo Cremon.

Oltre l’apparente superficie del conflitto, un modo per sentirsi, toccarsi, per non essere assoluti in sé, dunque disperatamente soli. Un amore iniziale apparentemente felice che è in realtà sterile patto nato dalloggettivazione del desiderio nelle cose. Sentimento nato dalla brama di possesso come bene in sé  (vedi la casa feticcio e i manufatti antiquari che abitano il sogno dei coniugi Roses)  e dal successo  personale come fine, ma che paradossalmente nella lotta senza freni riscopre (e salva) sé stesso ribellandosi al fantasma dell’edonismo di un artificiale e sbiadito sogno americano (il romanzo originale di Warren Adler è del 1981, alba dell’età reaganiana). La guerra dei coniugi permette ai due rivali/amanti di uscire dalla maschera dei ruoli e rimanere, nonostante tutto, sul limes che non è confine ma limite, quel limite, linea perimetrale dunque legame, che non è separazione ma vista libera su orizzonti mai comprensibili in sé, mai pienamente conoscibili, ma comunque visioni di spazi immensi verso l’altro, diverso e uguale della coppia uomo/donna.

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