Le malattie e il fantasmagorico si incontrano

Le malattie e il fantasmagorico si incontrano
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Tutti ne abbiamo almeno uno nella propria vita, o lo abbiamo avuto. Quell’amico/a o parente o compagno/a che non ha mai goduto di ottima salute, e perché? Perché tutte quelle micro malattie, tutti quegli acciacchi se li è inventati di sana pianta: intendiamoci, il soggetto in questione è ben convinto di avere quel dolore, quello sbalzo di temperatura costante, quel senso di affaticamento e di fiacchezza. Sente ogni minimo movimento muscolare come se fosse l’ultimo, dunque faticoso e terribilmente pesante: ma a conti fatti, il fisico parla chiaro e tal soggetto in realtà gode di una salute di ferro, ma nella sua testa le più infestanti malattie si stanno impadronendo del suo corpo. Dunque, parliamo dell’ipocondriaco/a, che vede una sola soluzione alla fine di quel suo lungo tunnel fatto di sofferenze: l’imbottirsi di qualsivoglia medicinale sia venduto in farmacia (più è nuovo, meglio è) e ovviamente andare a farsi visitare da tutti i medici, guaritori, santoni presenti sulla faccia delle Terra. Insomma, quei soggetti che sono la manna del cielo per la medicina moderna. E a nulla possono servire le parole degli amici, dei parenti, perché l’ipocondriaco/a non si fa convincere da nessuno e ha sempre ragione lui.

Qualcuno aveva colto quel lato ironico di persone tali molto molto tempo fa: parliamo del commediografo Molière, che chiuse la sua carriera con un ultimo capolavoro, ossia “Il malato immaginario”. A Torino, arriva una sua rappresentazione grazie alla compagnia teatrale di Ugo Chiti, che in due ore di spettacolo riesce a rendere realistica e allo stesso tempo inquietante quella commedia che lo stesso Molière aveva curato nei minimi dettagli, costruendo un protagonista che si odia per quasi tutta la durata dello spettacolo, per poi doverlo perdonare alla fine. Infatti, l’ossessione ipocondriaca di Argante (interpretato in maniera spettacolare dall’artista Dimitri Frosali) come il suo amore spassionato per tutti i clisteri che gli vengono somministrati in diversi momenti della giornata (come li chiami lui, il clisterino pomeridiano!), dipingono un personaggio lamentoso, lagnoso, marcescente dentro (anche se questo è quello che crede lui), che si mette nelle mani di giovani imbroglioni, per prima la moglie che lo asseconda solo per attendere con ansia il momento del suo trapasso, per potersi godere in pace tutti i soldi del marito. Da questo buio dipinto, un po’ di luce e di sano divertimento vengono dalle due figure femminili che stanno vicino ad Argante e che tengono a lui sinceramente: la figlia Angelica (un po’ regina del melodramma, ma è figlia unica, cosa si può dire di più?), innamorata del suo Cleante che la contraccambia e soprattutto Tonina, la serva e donna tuttofare di casa, che riesce a regalare momenti di puro divertimento al pubblico e che nasconde dentro di sé una saggezza e un occhio molto vispo, che nota tutto e che riuscirà a far aprire gli occhi anche al suo padrone. Un susseguirsi di mediconzi, resi ancora più inquietanti perché indossano maschere da carnevale e lunghe tuniche nere, che abbracciano i loro clisteri come se potessero salvare il mondo intero, che danzano intorno al protagonista accompagnati dalle note di alcuni brani di musica classica.

Usciti da uno spettacolo tale, ognuno di noi forse non prenderebbe nemmeno una Tachipirina troppo a cuore leggero!

Rebecca Cauda

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