Abramo di Bencivenga, uomo e dio declinati in modi diversi

Abramo di Bencivenga, uomo e dio declinati in modi diversi

Dal 5 al 9 aprile 2017, al Teatro Filodrammatici di Milano, è andato in scena “Abramo”
di Bencivenga con l’adattamento e la regia di Teresa Ludovico.

“Abramo” si apre su una scena delimitata su tutti i tre lati da alte porte finestre metalliche. Sono persiane chiuse, che alla luce grigiastra, hanno un che di sinistro. Dalle poche stecche semiaperte, si intravedono i personaggi che dopo poco entreranno in scena: il vecchio Abramo, sua moglie Sara, il figlio già condannato al sacrificio, il narratore e due viandanti.

Quando le persiane si aprono, il rumore secco ricorda quello a scatto delle porte di ferro di una prigione. E forse i personaggi sono tutti un po’ prigionieri dei loro ruoli. Perchè se la storia racconta che il Signore chiede ad Abramo, tramite suoi messaggeri, il sacrificio di Isacco per poi fermare la sua mano, Bencivenga fa compiere l’omicidio ad Abramo nel nome del dio in cui dice di credere.

O in cui finge di credere per legittimare la sua coscienza a toglier la vita al figlio che vede come un limite alla propria potenza, una minaccia al suo ego. Un figlio verso cui prova invidia perchè vive una vita dove tutto può ancora essere possibile, mentre la sua ormai si sta spegnendo. Abramo per non voler riconoscere la propria finitezza, preferisce uccidere colui che sembra limitare la propria infinitezza illusoria.

O forse preferisce obbedire, anziché interrogare la propria coscienza. L’armonia nella casa è distrutta. E il suo gesto genera odio: i servitori lo temono e la moglie lo considera un reietto. Finirà i suoi giorni in silenzio. Ma se Isacco tornasse? Se la sua uccisione, malgrado la volontà di Abramo di compierla, non si sia realizzata ma sia stata solo una proiezione di un padre dominato dal delirio di onnipotenza?

Bencivenga, in “Abramo”, prova ad immaginare anche il ritorno del figlio, accolto da una madre trepidante ma infettata lei stessa dall’odio del marito. Ora che lui giace in silenzio abbandonato su una poltrona con i suoi fantasmi di morte, è lei, l’amorosa Sara ad incitare il figlio ad uccidere i vicini, a non permettere loro di calpestare la terra coltivata dal padre. E cosi, nei secoli dei secoli. Amen!

La regia gioca su diversi stili recitativi scanditi da un gioco di luci ad orologeria: dalla narrazione esterna e pacata, alla recitazione macchiettistica ed in dialetto dei due messaggeri, al sentimento di dolore composto della madre. Il tutto per amplificare lo spettro di molteplici declinazioni della storia di Abramo che il testo offre e che rende lo spettacolo singolare. Lo spettatore sceglierà quella a lui più vicina.

Abramo
di Ermanno Bencivenga con l’adattamento e la regia di Teresa Ludovico.

con Augusto Masiello, Teresa Ludovico, Christian Di Domenico, Michele Altamura, Gabriele Paolocà, Domenico Indiveri | spazio scenico e luci Vincent Longuemare | costumi Cristina Bari e Teresa Ludovico

produzione Teatri di Bari/Kismet

durata spettacolo: 90′

 

Teatro Filodrammatici, via Filodrammatici 1, 20121 Milano

tel 02 36727550 www.teatrofilodrammatici.eu

 

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