Al Brancaccio la prima de “La Regina di Ghiaccio”, la versione pop della Principessa Turandot

Al Brancaccio la prima de “La Regina di Ghiaccio”, la versione pop della Principessa Turandot

Ieri sera 9 marzo al Teatro Brancaccio di Roma è andata in scena la prima de La Regina di Ghiaccio, musical diretto da Maurizio Colombi con protagonista Lorella Cuccarini.

Lorella Cuccarini interpreta il ruolo della Principessa Turandot e Pietro Pignatelli il ruolo del Principe Calaf in una storia ispirata all’opera Turandot di Giacomo Puccini e rivisitata in chiave pop, moderna, dai toni anche ironici e divertenti. La Regina di Ghiaccio ripropone infatti l’antica fiaba persiana in una versione sorprendentemente accattivante. La vicenda si svolge a Pechino, dove giunge il Principe Calaf, il quale subito viene messo al corrente della triste maledizione che colpisce la Principessa Turandot. Qualunque uomo la guardi è indotto ad innamorarsi perdutamente di lei e a tentare la sorte mettendo a repentaglio la propria vita.

Se un uomo innamorato volesse sposare Turandot, dovrebbe prima rispondere a tre difficilissimi enigmi; per una sola risposta sbagliata la gelida e terribile Turandot è pronta con la sua katana a porre fine alla vita dello sfortunato principe. Così vive Turandot, in un freddo gelido che attanaglia il suo cuore; è così che si perpetua il regno del gelido “inverno di Altoum”, il padre di Turandot affranto dalla triste vita della figlia, bella bellissima, ma al tempo stesso di una crudeltà inaudita, che non prova alcun rimorso di fronte ai dodici principi pretendenti già uccisi.

L’uccisione del dodicesimo principe, dopo la formulazione dei tre enigmi, l’ultimo dei quali non indovinato dal malcapitato, è la scena con cui si apre il sipario. Turandot è algida, non ha rimpianti, né pentimenti; il suo gelo è rinvigorito dalle sue tre consigliere e migliori amiche: Gelida, Tormenta e Nebbia, alias Federica Buda, Valentina Ferrari, Silvia Scartozzoni. È in questa cornice che arriva il principe Calaf, accolto a Pechino da Yao, ceco dio del sole, e Chang’é, dolce dea della Luna. Tra una citazione di Confucio e l’altra, questi due simpatici personaggi assurgono al ruolo di amici e aiutanti positivi del giovane Calaf, il quale incuriosito dalla storia di Turandot, penetra furtivamente nella sua stanza. Inizialmente Calaf non guarda Turandot negli occhi, riuscendo a trasmetterle il suo calore, il suo fuoco vitale, facendo vacillare la forza e la fermezza di Turandot e opponendosi al suo freddo gelido.

Poi all’improvviso in una scena dolce e tormentata al tempo stesso, ecco che anche Calaf guarda negli occhi Turandot e si innamora. Ha qui inizio il momento tragico che condurrà Calaf alla prova degli enigmi. Si presenta un nuovo giovane per Turandot, nessuno sa che è lo stesso uomo che si è introdotto furtivamente a palazzo venendo bandito da Pechino. Il nuovo principe si presenta come di consueto con la maschera per non guardare negli occhi la Principessa. Altoum invia i suoi consiglieri Ping, Pong e Pang a distogliere il nuovo principe pretendente dall’impresa mortale, mentre Tormenta, Gelida e Nebbia bramano all’idea di un nuovo uomo ucciso. Turandot nel frattempo ripensa a quell’intruso, il cui nome è Calore e Amore, ma ogni volta che il suo cuore sembra per vacillare e cedere alla debolezza del sentimento, le sue terribili e gelide amiche la fanno tornare nella sua fredda ed impenetrabile essenza di ghiaccio.

Turandot irremovibile si reca dall’albero parlante per raccogliere le mele che contengono i temibili e impossibili enigmi, ma anche l’albero mette in guarda la principessa dalla nuova violenza che sta per compiere. Nel frattempo Yao e Chang’é che hanno ormai compreso come Calaf sia predestinato a spezzare la maledizione, lo avvisano che quando si troverà a risolvere gli enigmi dovrà pensare al sole e alla luna per trovare una risposta, mentre per gli altri quesiti basterà rispondere facendosi illuminare dal suo cuore. Calaf risponde agli enigmi; Turandot è la risposta giusta all’ultimo degli enigmi, è la risposta che Calaf dà guardando ciò che ha davanti, ossia la gelida e bellissima Principessa, egli parla ascoltando il suo cuore. Turandot non vuole sposare un uomo di cui non sa nulla, nemmeno il nome, lei che sente di amare solo quel ladro, quell’intruso. Allora Calaf, il Principe senza nome, mette Turandot, la donna dal mirabile ingegno, di fronte ad un nuovo indovinello. Sarà libera e non più tenuta a sposarlo se indovinerà il suo nome; in tal caso egli si condannerà da solo a morte. Iniziano le ricerche; Tormenta, Gelida e Nebbia torturano Yao e Chang’é per ottenere quel nome, “vana è la speranza di rivedere l’Aurora”.

Sarà Zelima, che aveva servito in passato il vecchio padre di Calaf, giovane di cui era segretamente innamorata, a rivelare a Turandot il nome. L’epilogo dovrebbe essere nuovamente un tripudio di violenza spietata, se non fosse che alla fine avviene il riconoscimento e Turandot scopre che il Principe Calaf altri non è se non l’intruso a corte. Anche il cuore di Turandot si piega al potere del calore e dell’amore, in una parola al potere di Calaf.

Molti i commenti da fare a proposito di questo musical, sicuramente di effetto e ben riuscito. Innanzitutto i riferimenti all’opera pucciniana, da “Che gelida manina” tratta da La Bohème di Puccini, a cui accennano Ping Pong e Pang quando su ordine dell’Imperatore Altoum provano a riscaldare il cuore di Turandot e a convincerla a cessare la tragedia degli enigmi e trovare marito.

Ancora l’interpretazione del “Nessun Dorma”, cantata congiuntamente da Turandot e Calaf al sorgere dell’alba decisiva. Per quanto riguarda i personaggi, Altoum, alias Paolo Barillari, è protagonista di una serie di battute divertenti nella sua ansia e preoccupazione affinché la violenza delle morti perpetrate da sua figlia abbia fine ed egli possa vederla finalmente sposata e felice e possa finalmente avere fine l’inverno gelido del suo regno e il calore dell’amore e del sentimento tornare a scaldare i cuori di tutta Pechino. Ping (Giancarlo Teodori), Pong (Jonathan Guerriero), Pang (Adonà Mamo), sono i consiglieri del re, divertenti, impacciati e spaventati, passano dall’essere stati nella vita dei “leoni” in battaglia ad essere ora dei “coniglioni”, come li definisce spesso Altoum.

Una menzione speciale a Tormenta, Gelida e Nebbia, protagoniste di spezzoni musicali dal sapore rock e black, encomiabili per le loro voci forti, decise, arrabbiate e capaci di grandi virtuosismi canori; sono loro che tentano sempre di ricondurre Turandot sulla strada malefica della violenza senza rimpianto. Un merito speciale ancora a Yao e Chang’è, alias Sergio Mancinelli e Simonetta Cartia. In un botta e risposta di citazioni di Confucio, tra le quali “Per avere cose mai avute, bisogna fare cose mai fatte”, questi due personaggi sono gli aiutanti di Calaf; essi rappresentano il potere benefico di sole e luna e sono protagonisti di sketch esilaranti, soprattutto nelle battute divertenti di Yao e nei suoi insulti a Calaf quando questi non capisce la gravità e la portata delle vicende in corso.

E poi Lorella Cuccarini regina del musical, capace di incarnare anche il ruolo cattivo e brutale della Principessa Turandot, che con il sapiente movimento della sua katana, uccide principi su principi; Pietro Pignatelli romantico e infaticabile Calaf, interpreta magistralmente una versione pop del Nessun Dorma. Un riconoscimento va tributato alla parte musicale, corale e coreografica, coinvolgente e trascinante; le scenografie ricordano atmosfere alla Broadway, mentre effetti di luci e suoni per così dire “temporaleschi” danno l’impressione di trovarsi nel bel mezzo di una tempesta quando in scena ci sono Tormenta, Gelida e Nebbia. È un musical per adulti, ragazzi e bambini; ideale per una serata da trascorrere in famiglia e avvicinare i ragazzi a quella che è sicuramente una delle opere più rappresentate del celebre Puccini. C’è da rimanere soddisfatti e divertiti dalla visione di questo spettacolo; meritato il successo di pubblico, meritati gli applausi.

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