“Il secondo figlio di Dio”. Storia di un profeta illuminato

“Il secondo figlio di Dio”. Storia di un profeta illuminato

Chi era David Lazzaretti? Un pazzo, un profeta, un messia?

Simone Cristicchi cerca di rispondere a questa domanda raccontando in un monologo la vita di quest’uomo e lo fa interpretando vari personaggi che lo hanno incontrato, come il padre, il vescovo della sua città, la moglie, fino ad arrivare a San Pietro e alla Vergine Maria che gli apparvero in sogno segnando l’inizio della sua “carriera” da profeta.

La vita e le opere di David Lazzaretti ebbero una grande influenza sulla cultura mistica italiana e non solo: anche grandi intellettuali del calibro di Pascoli, Gramsci, Tolstoj e Lombroso si interessarono alla sua storia.

La sua era una filosofia semplice: ognuno deve avere il giusto e condividere il ricavato del proprio lavoro senza egoismo. Ha cominciato così, predicando l’equità e l’armonia tra spirito e materia, sostenendo che ognuno è “Cristo” a suo modo.

Divenne molto famoso al suo tempo e proprio all’apice della sua notorietà venne arrestato più volte, diffamato e persino scomunicato, ma non si arrese e continuò la sua missione fino alla morte, avvenuta per fucilazione il 18 agosto 1878.

La storia di David Lazzaretti viene raccontata da Cristicchi attraverso le parole del carabiniere che gli sparò e in alcuni momenti lo spettacolo diventa così suggestivo che lo spettatore ha quasi l’impressione che non si tratti di un monologo, ma di una rappresentazione tradizionale, nella quale sono presenti, sul palco, anche i vari personaggi che raccontano il loro punto di vista.

La rappresentazione è accompagnata da brani musicali sia dell’epoca che scritti dallo stesso Simone Cristicchi che, come sappiamo, iniziò la sua carriera artistica proprio come cantautore vincendo anche un festival di Sanremo.

Cristicchi con “Il secondo figlio di Dio” conferma la sua inclinazione nell’affrontare temi significativi in cui i protagonisti sono i reietti, gli esclusi, gli eretici, personaggi scomodi che stanno stretti nelle maglie della società e cercano di cambiare le cose.

Uno spettacolo molto intenso e sicuramente da consigliare. Se proprio vogliamo trovare un punto a sfavore, dobbiamo rilevare che nei momenti in cui Cristicchi  deve variare la scenografia (il carretto con cui lavorava David diventa anche il trono del Papa, il carro dei prigionieri, le fondamenta di una chiesa) la performance tende a perdersi e il racconto si fa didascalico, ma si tratta comunque di dettagli: il giudizio finale è decisamente positivo con una nota di merito in più per il semplice fatto di aver riportato alla memoria un personaggio straordinario, per molto tempo dimenticato.

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