Il deserto dei Tartari, la non epopea di un giovane tenente

Il deserto dei Tartari, la non epopea di un giovane tenente

Fino al 22 gennaio 2017, al Teatro Menotti di Milano, è andato in scena Il Deserto Dei Tartari di Dino Buzzati, produzione del Teatro Stabile del VenetoTeatro Nazionale con l’adattamento teatrale e la regia di Paolo Valerio.Se è vero che, come diceva Lucia Bellaspiga, Il deserto dei tartari è un libro da leggere due volte, la prima per non capire nulla fino all’epilogo, la seconda per ricucire le trame, allora vorrei, dice il regista, che questo spettacolo fosse una terza lettura possibile dell’infinito Dino Buzzati.

La fedeltà al testo è infatti molto forte, complice una voce narrante e le parole scritte proiettate sullo sfondo. La scenografia è color sabbia, fatta di piani inclinati e scale che, viste di profilo, ricordano merli di torri; per quanto praticamente invariata per tutto lo spettacolo, appare cangiante, sia per un pannello velato posto davanti al palco che sembra avvolgere di nebbia sottile la scena, sia per la proiezione dei disegni di Buzzati che si adagiano su di essa quasi inondandola dolcemente e le danno sembianze, colori e profondità diverse arrivando ad esprimere l’angoscia, l’inquietudine ed il fascino che suscita.

Sulla scena c’è la fortezza Bastiani, quella sorta di montagna incantata separata dal mondo, dove arriva una mattina il giovane tenente Drogo, convinto di restare solo qualche giorno e tornare poi alla sua vita. É un tratto di frontiera morta che ha davanti un deserto, simbolo di morte e dietro terra secca chiamata deserto dei tartari. Non ci sono finestre, solo una piccola feritoia. Da li, ogni giorno, i soldati scrutano l’orizzonte perchè temono un attacco. Alcuni riescono a lasciarla, altri, come il Tenente Drogo, no; stretto da lacci invisibili, passerà la sua esistenza consumato dall’attesa dell’arrivo dei tartari, convinto di poter fare allora qualcosa di grande, di sublime. Ma dopo l’attesa di una vita, quando essi davvero arriveranno, sarà troppo tardi per lui ormai in fin di vita.

Buzzati stesso aveva confidato nel 1939, che l’idea di scrivere questo libro gli era venuta vedendo attorno a se, giornalista del Corriere della Sera, attempati colleghi dello stesso giornale ormai fossilizzati sul loro lavoro fatto senza entusiasmo. Molti di loro avevano certamente sognato in gioventù di fare grandi cose, grandi reportage, grandi viaggi per il mondo. Poi il sogno si era spento, lasciando solo la monotonia della vita professionale. La trasposizione di questa idea in un mondo militare era stata immediata, complici anche le due guerre mondiali, la loro carneficina e la loro inutilità.

Lo spettacolo offre davvero una terza lettura dell’opera, con la suggestione della voce narrante, della musica dal vivo e del canto; inoltre ne rispetta i tratti onirici e esistenziali, impreziosendo col dinamismo dei bravi attori, i giorni cadenzati e stagnanti della fortezza.

 

 

 

Dal 18 al 22 gennaio

Teatro Stabile del VenetoTeatro Nazionale 

IL DESERTO DEI TARTARI

prima milanese 

di Dino Buzzati 

adattamento teatrale e regia Paolo Valerio

movimenti di scena Monica Codena scene Antonio Panzuto video Raffaella Rivi

costumi Chiara Defant

musiche originali Antonio Di Pofi luci Enrico Berardi

le immagini dello spettacolo sono tratte dai quadri di Dino Buzzati

dedicato ad Almerina Buzzati

Teatro Menotti, Via Ciro Menotti 11, Milano – tel. 02 36592544 – [email protected] 

       intero 26,50 € (25,00 € + 1,50 € prevendita)

       ridotto over 65/under 14 – 14,00 € (12,50 € + 1,50 € prevendita)

MENOTTI 10 spettacoli     150 € (abbonamento libero e strettamente personale)

MENOTTI   5 spettacoli       80 € (abbonamento libero e strettamente personale)

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