‘Mar Del Plata’: lotta, sangue e coraggio

‘Mar Del Plata’: lotta, sangue e coraggio

“Mar del Plata”: storia forte, storia vera. Storia di sangue, di lotta, di tenacia. Di sacrificio, di coraggio. Questo spettacolo, questo racconto, viaggia sulle nostre spalle, sulla storia realmente accaduta di ribellione al padrone – la dittatura militare instaurata negli anni ’70 in Argentina – e può (deve) essere fonte di riflessione, dibattito per essere infine accolta all’interno del nostro animo. Capita. Compresa. Assimilata.

La trama: La Plata Rugby, ossia un gruppo di ragazzi che alla fine degli anni ’70, nell’Argentina della dittatura dei militari, viene decimato dalla ferocia degli emissari di Videla. Rimase comunque in campo a giocare, fino alla fine del campionato.

I fatti occorsi parlano da sé: quando l’uomo viene oppresso, schiacciato, fosse dal potente di turno, o, gettando uno sguardo alla realtà del mondo che ci circonda, dalla burocrazia, esso può fare solamente una cosa: alzare la voce e proferir parola.

La vittoria cosparsa di sangue, la conquista dell’oggetto del desiderio, sia essa libertà o proprietà, è sempre un’amara vittoria. Una vittoria che sa di ferro, polvere e ossa rotte. La coscienza prende possesso del nostro corpo, l’atrocità del peccato commesso, della morte di innocenti, di lavoratori, di persone senza libertà. O di ribelli che hanno avuto il coraggio di dire no. Di dire basta.

Costumi azzeccati, creati – adattati – scelti dalla caparbia Sabrina Chioccio, già vista all’opera in piéce come “Il Grande Dittatore” tra gli altri. La scenografia ci mette a diretto contatto con l’anima della vicenda, dolorosa, nefasta, piena di dolore. Ci apre gli occhi e finalmente cominciamo a vedere. Cominciamo a vedere ciò che ci circonda, ciò che non va. Tutto quello che potremmo fare se solo avessimo più coraggio, se solo volessimo davvero.

Può esistere un mondo senza ingiustizia? Si, se la giustizia sa farsi sentire. Non è utopia. Non è sogno. Non è speranza. Mar del Plata ci insegna, con forza, senza enfasi, senza platealità, proprio questo. Coraggiosamente. Senza bavaglio. Senza filtro.

Magistrale il livello attoriale del cast (Claudio Casadio, Giovanni Anzaldo, Fabio Bussotti, Andrea Paolotti, Tito Vittori, Edoardo Frullini, Fiorenzo Lo Presti, Giorgia Palmucci, Alessandro Patregnani, Guglielmo Poggi) e drammaticamente potenti le musiche che ci donano un sottofondo vivo, vivido e graffiante aggiungendo e non togliendo, sentimento e corposità alla storia.

Raul Barandiaran, l’unico sopravvissuto alla tragedia, ancora oggi è il testimone vivente della squadra che decise di correre contro la violenza e l’oppressione, tenendo stretta al petto la palla ovale, a perenne testimonianza di questo nobile sport nel quale “una volta sceso in campo non puoi fuggire o nasconderti, devi batterti con coraggio, lealtà e altruismo”.

Non c’è salvezza senza lotta, insomma, sembra dire, con una semplicità potente, forte della storia che si porta come pesante fardello, (e su cui si basa questo spettacolo), la piéce. Una piéce che è imperdibile per tutti coloro che hanno coraggio. E per tutti coloro che sperano in un mondo migliore.

In scena dal 3 Novembre al Teatro Vittoria.

mar del plataScheda tecnica:

Scene: Alessandro Chiti

Costumi: Sabrina Chioccio

Light design: Umile Vainieri

Regia: Giuseppe Marini

Cast: Claudio Casadio, Giovanni Anzaldo, Fabio Bussotti, Andrea Paolotti, Tito Vittori, Edoardo Frullini, Fiorenzo Lo Presti, Giorgia Palmucci, Alessandro Patregnani, Guglielmo Poggi

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