Da Krapp a Senza parole: la tragica e compassionevole pantomima della vita secondo Samuel Beckett

Da Krapp a Senza parole è uno spettacolo di Glauco Mauro, che ne cura anche la regia e Roberto Sturno, entrambi sul palco del Teatro Carcano di Milano, da mercoledì 13 a domenica 24 marzo 2013. Un piccolo mosaico per ricostruire il pensiero e l’opera di Samuel Beckett  nato in Irlanda nel 1906 e morto a Parigi nel 1989, premio Nobel per la Letteratura nel 1969 e massimo interprete del teatro definito “dell’assurdo”.  Ma cos’è ad essere assurdo: il teatro di Beckett o Jonesco o la vita stessa, sempre in bilico tra beffardo e ruffiano, pronta a trasformarci da impavidi capitani a miseri naufraghi?
Dieci tasselli divisi in due parti: un prologo, composto da una girandola di “aforismi” beckettiani che i due grandi attori, in scena mendicanti della vita, si scambiano da due secchi dell’immondizia;

immagini prodotte su un grande schermo del paese natale di Beckett, un’ Irlanda brumosa, ventosa ma anche piena di bellezza struggente; frammenti della vita dell’artista e suoi pensieri; spaccati di 4 sue opere: Respiro, Improvviso dell’Ohio, Atto senza parole e L’ultimo nastro di Krapp.
In Respiro, Beckett cristallizza questo atto vitale che segna l’arrivo dell’uomo e la sua dipartita dal mondo. Un respiro e un vagito aprono la vita, un respiro e un grido la chiudono. Il tutto avviene in un mondo in disordine, rappresentato in scena da Beckett, come un cumulo di rifiuti e macerie eterogenee.
Improvviso dell’Ohio deve il suo titolo per essere stato scritto per l’Università di Columbus (Ohio) e là rappresentato in occasione del settantacinquesimo compleanno di Beckett.
Atto senza parole, scritto nel 1956, è il dramma dell’uomo che prima, sente il richiamo della vita, nutre speranze, intraprende azioni e poi, viene tradito dalla vita stessa. Non servono le parole per spiegare lo smarrimento e la delusione che porta il protagonista ad un dignitoso rifiuto misto ad una buia solitudine. Fa riflettere il ricordo di Glauco Mauri : durante la rappresentazione del 1963 a Napoli di Atto senza parole, il pubblico reagi  con fischi, lamentando l’assenza di parole e il movimento tra lo scimmiesco e il clownesco dell’attore muto. 50 anni fa, si voleva credere ancora in un mondo in ordine e si fischiava un teatro perché considerato “assurdo”. Oggi, che il mondo non è più in ordine, regolato com’è da logiche dell’ Assurdo, il teatro beckettiano non è più il luogo magico dove tutto può succedere, ma semplicemente un pezzo di una realtà concreta.
L’ultimo nastro di Krapp: nel freddo inverno della vita, il vecchio Krapp riascolta un nastro registrato la sera del suo trentanovesimo compleanno. Il sole, la luce, il lago, le labbra di lei, i suoi occhi. Tutto riaffiora  per un attimo, insieme alla consapevolezza di aver perso la felicità, quando questa era ancora possibile.
Spettacolo non facile ma di struggente compassione umana.

Raffaella Roversi
19 marzo 2013

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