Con Tato Russo, al Bellini, in scena la vita e le sue sfumature

Ma cosa corrisponde ad un semplice nome proprio? Provava a chiedersi Pirandello in uno dei suoi più celebri romanzi. Mattia Pascal è un uomo, in contrasto con se stesso, con la realtà che circonda i suoi giorni, con la vita. Tato Russo, porta il quesito, il dubbio, in teatro, al Bellini di Napoli, ed il risultato è una rappresentazione  da brividi, tanto realistica quanto onirica, ironica quanto drammatica, lontana, quanto attuale. “Il fu Mattia Pascal”, carrellata di uomini e situazioni, ambienti e stati d’animo, in un continuo rincorrersi di eventi, che spingono il protagonista ad un’inarrestabile caduta verso il non essere, anticamera della vita, preludio alla morte. Insieme a Tato Russo, magistrale nei panni di Mattia Pascal, Katia Terlizzi nei panni di Olivia, Adriana e la Fantasia,  Renato De Rienzo è l’Assessore Pomino e Pantogada, e poi Marina Lorenzi, Massimo Sorrentino, Francesco Ruotolo, Sarah Falanga, Francesco Acquaroli, Carmen Pommella, Antonio Rampino e Giulio Fotia. Collaboratore alla regia, Livio Galassi.

Intense, le luci, curate da Roger La Fontaine, impeccabili le scene ed i costumi, curati rispettivamente da  Tonino Di Ronza e Giusi Giustino,  efficaci, le musiche, opera di Alessio Vlad. “Ho ridotto per la scena molti romanzi – racconta Tato Russo nella note di regia –  Più d’ogni altro Il Mattia Pascal mi ha imposto un ritmo forsennato di rifacimenti e rielaborazioni. Un Pirandello troppo giovane, che in sé covava il germe di tutto quello che sarebbe stato, non era facile da ridurre a un tutt’uno omogeneo. Nel romanzo – continua – si rincorrono e si agitano infatti tutti i temi che saranno svolti con coerenza acquisita negli anni successivi e che formeranno poi la poetica costante del teatro pirandelliano: si sommano infatti le esperienze giovanili legate al mondo siciliano con le indagini piccolo-borghesi dei vari giuochi delle parti, per  sovrapporsi poi alle tematiche del mito e alle intuizioni parafilosofiche dell’età di mezzo, tutto però con approssimazione e quasi come in una sorta di work in progress, di pirandello in fieri. L’idea registica tuttavia – prosegue Russo –  ha concorso a tracciare la strada, ha favorito il percorso drammaturgico e ha dato unità di stile e di intenti alla messinscena. Ho immaginato un gran luogo dei ricordi – conclude –  uno spazio vuoto di memoria, una perenne evocazione di fantasmi, un sorgere di anime vaganti che man mano prendevano i colori dei personaggi e degli interpreti”. L’anima allo specchio, teatro allo stato puro, esperienza di vita e per la vita. Contesto d’eccezione, il Teatro Bellini di Napoli, maestoso, puro, imponente. In scena, Tato Russo.

 

Paolo Marsico
17 marzo 2013

 

 

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