“Morir sì giovane e in andropausa”. Ai Filodrammatici di Milano spettacolo di gaberiana memoria

Gli ingredienti c’erano tutti. Musicisti di ottima qualità, un cantattore di grandi capacità e un pubblico delle grande occasioni. La cornice: il desolante panorama politico italiano e il ruolo dei giovani, trentenni o quarantenni alla ricerca di stabilità lavorativa.
La scena è quella di sempre: inviare migliaia di curriculum con la speranza che vengano letti e che si possa essere assunti nel breve periodo. E se ciò non avviene? semplice. Emigrare, andare all’estero magari svolgendo un lavoro che non è mai coerente con i propri studi universitari.
Cosa ci fa un laureato in cinematografia e arti dello spettacolo a Dortmund a confezionare panini per conto di Mc Donald? e cosa bisogna fare per rimanere in Italia e cercare un lavoro decentemente retribuito? il politico!

Da qui una serie di gag esilaranti che evidenziano l’ignoranza di molti uomini della politica e una critica molto severa alla classe dirigente degli ultimi vent’anni, ribattezzata dalla compagnia in scena “polieti”, un po politici e un po poeti.
Accuse al noto imprenditore disceso in politica quasi vent’anni fa per un “nuovo miracolo italiano” e alla sinistra e ai suoi storici leader che hanno deluso profondamente le aspettative di affiliati ed elettori.
Il tutto condito con uno swing, con un ritmo musicale incalzante e con uno stile che riecheggiava il Giorgio Gaber dei suoi spettacoli che tanto ghermivano la classe politica di allora – la famosa Prima Repubblica – senz’altro migliore in tanti aspetti rispetto a quella odierna.
Nel cuore della commedia riflessioni serie e realiste sulla condizione dei giovani inoccupati. Disagio che spesso sfocia in momenti di ansia, depressione e forti stati di solitudine.
Chiusura dedicata al nostro Papa emerito, Benedetto XVI, da poco sostituito dal neo eletto Francesco.
“In Italia – declama il cantattore – le dimissioni non sono uno sport in voga: l’unico a dimettersi è stato Benedetto XVI che è tedesco e non italiano!”

Mirko Tomasino
17 marzo 2013

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