“Vorrei la pelle nera”: il Brancaccio all’inseguimento di un sogno soul

“Vorrei la pelle nera”: il Brancaccio all’inseguimento di un sogno soul

Un Brancaccio che si scopre un club anni ‘60 trasporterà il pubblico indietro nel tempo a suon di musica e ritmi soul grazie alla voce di Luca Jurman con uno spettacolo che è tanto musical quanto concerto. “Vorrei la pelle nera”, celebre canzone di Nino Ferrer, è anche il titolo dello show in programma fino al 23 ottobre nel teatro romano: un tour tra i grandi successi della musica soul e non solo, un omaggio sentito a quella grande stagione dell’arte dello scorso secolo.

Luca Jurman sul palcoscenico è l’omonimo Luca, il protagonista di una favola del brutto anatroccolo in ambiente soul, un Peter Parker che, morso dalla black music, vede trasformare per volere del pantheon della musica anni ‘70 il colore della sua pelle in nero. Lui infatti, cameriere nel Motown Club, è consegnato ad una vita di continue delusioni e frustrazioni, sia lavorative che amorose. Impacciato e goffo ha però talento da vedere per il canto grazie ad una voce profonda e calda; ma ad un cameriere di norma non è concesso cantare nel Motown, soprattutto ad uno come lui dall’animo sognante e veramente troppo, troppo imbranato e sgraziato agli occhi di Gino (Stefano Masciarelli), il proprietario del locale. Luca è quindi costretto a coltivare la sua passione per il canto a locale chiuso, quando può rimanere solo ad esibirsi sotto gli occhi dei grandi della musica che lo osservano dai quadri.

A salvare la situazione sarà la metamorfosi in Leachim, lo stesso Luca ma con la pelle nera e capelli afro, operata dagli spiriti appesi alle pareti del locale: James Brown, Michael Jackson, Ray Charles, Marvin Gaye, Barry White, Stevie Wonder, Whitney Houston, Donna Summer, Prince. Leachim, un Michael Jackson al contrario di nome e di fatto, sarà quindi consegnato alle luci della ribalta; ma la sua vera identità preme per farsi riconoscere perché, come recita la morale, “solo togliendosi di dosso le maschere ed essendo noi stessi possiamo realizzare i nostri sogni”.

Sicuramente d’effetto i dialoghi tra le celebri icone della musica che fanno capolino dalla parete del locale, incredibili per vividezza e realismo alla loro prima apparizione e molto ben curati con un Ray Charles doppiato dall’inconfondibile voce di Pino Insegno. Buona la prova della coreografia e del corpo di ballo che hanno mostrato di saper movimentare la scena e aggiungere un tocco di brio e freschezza quando chiamati in scena.

Lo spettacolo sembra però accusare un lento allentamento di ritmo che, invece di accompagnare il pubblico durante tutta la durata della rappresentazione, finisce con il farle perdere perdere con il tempo un po’ dello smalto e della vivacità iniziale. Le dinamiche che si vengono ad instaurare tra i protagonisti si irrigidiscono presto nel binomio di ostilità preconcetta o affetto incondizionato che tende nel complesso ad insterilire i personaggi e a cui sfugge solo la figura, più complessa delle altre per sentimenti e psicologia, della cameriera innamorata di Luca.

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