“E non finisce mica il cielo”, come emozionarsi una sera a teatro

Emozioni. Non si può parlare d’altro quando ad essere cantato è l’amore ed i suoi patemi. Se poi a raccontarlo e celebrarlo, sottoforma di musical-spettacolo, sono professionisti del settore e uomini dal grande animo, il successo è assicurato. Che il sodalizio Fabrizio Angelini – Gianfranco Vergoni funzionasse, e funzionasse bene, si era capito da tempo per la serie di altre numerose e fruttuose collaborazioni precedenti. Che fosse in grado di restituirci sempre intense sensazioni, anche quello si sapeva. L’ennesima conferma ci arriva con l’ultimo piccolo capolavoro, ultimamente in scena al Teatro Lo Spazio di Roma dal 27 febbraio al 3 marzo.
“E non finisce mica il cielo” nasce da un’idea di Alex Mastromarino e vede protagonisti quattro giovani che cercano di ricomporre il puzzle del presente attraverso la “terapia di gruppo” e la rievocazioni di vecchi ricordi. Storie sempre così attuali si intrecciano sulle dolci note di alcune tra le più belle canzoni dell’amata e compianta Mia Martini. Ed è proprio sulla base di quelle che lo spettacolo sembra essere costruito.

Mimì Bertè, la sensibile Mia, ribattezzata così da Alberigo Crocetta, il creatore del Piper, che pare l’avesse scoperta al locale gemello aperto a Viareggio. E’ lui a darle il cognome Martini perché “dopo pizza e spaghetti è la parola italiana più conosciuta in America”. Brillante carriera quella della Martini, costellata di enormi successi e da altrettante catastrofiche sventure. Anni di persecuzioni e di accuse che neanche i numerosi riconoscimenti che le sono attribuiti riescono a coprire. E in amore le cose non sembrano andar meglio. I suoi testi esprimono, difatti, il tragico senso dell’abbandono  ed il baratro della solitudine. Aveva sofferto Mimì e negli uomini aveva smesso di credere da tempo. O forse non aveva mai creduto, complice anche l’assenza del padre che, in lei e nelle sue sorelle, aveva lasciato un incolmabile vuoto. O forse troppe volte si era fidata di uomini sbagliati ed infinite altre era stata tradita. La delusione emerge chiara e lampante da alcuni suoi poetici versi che riassumono la disillusa speranza di lasciarsi andare ad un amore puro. 
Lasciandosi trasportare dalla musica, dal sogno e della magia, il regista descrive storie di amore, contrasti ed amicizia, facendo riaffiorare pensieri e memorie di un anno trascorso nel complicato rapporto tra sorelle, amici, ed un amore omosessuale che non trova la forza ed il coraggio di esprimersi liberamente, trovando sempre notevoli difficoltà di accettazione in società. Vittorio, Ambra, Giada e Filippo sono protagonisti di una storia che scava nei più profondi conflitti della natura umana: quello contro ogni sorta di regola e dettame imposto dall’alto o dalla religione, contro il diverso. L’intero spettacolo rappresenta un inno alla libertà e alla voglia di non arrendersi all’odio e al pregiudizio.
Il cast, composto da Enrico D’Amore, Gabriele Foschi, Stefania Fratepietro e Brunella Platania (tutti grandi interpreti del panorama della commedia musicala italiana) recitano e cantano sotto la direzione artistica e musicale di Riccardo Romano. I costumi sono curati da Maria Sabato, mentre assistente alla regia è Viviana Tupputi.

Eleonora La Rocca
11 marzo 2013

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