Don Giovanni secondo Timi, quando il vivere è un abuso e non un diritto

Dal 27 febbraio al  24 marzo al Teatro Franco Parenti, Filippo Timi presenta la sua rilettura di Don Giovanni. In una satira “esagerata più dell’infinito, anzi infinitamente infinita”, come forse solo gli idealisti feriti potrebbero partorire.
Non ci sono parametri che possano aiutare lo spettatore: siamo lontani dal Don Giovanni di Mozart, che provoca e disturba la Vienna più conservatrice e da quello di Molière, che suscita scandalo tra gli ecclesiastici per l’ode al libertinismo. Qui è tutto cosi esagerato, da far impallidire entrambi gli artisti precedenti. 

È che Timi, attore e regista del suo Don Giovanni, nella sua genialità corrosiva e distruttrice, crea. Crea mondi che si moltiplicano su sé stessi, li frulla in un milkshake di colori, dialetti e costumi. Essi, realizzati da Fabio Zabernardi, colpiscono lo spettatore; per i colori, la fantasia, le dimensioni, ma anche per la scomodità, che li fa diventare vere prigioni per i personaggi che li indossano, quasi a dimostrare che ognuno di noi è prigioniero del proprio mondo. Ecco quindi Donna Elvira entrare in scena con un abito immenso, sontuoso, quasi un’armatura di trine e pizzi; per amare Don Giovanni ha lasciato il convento. Ma il suo mondo  nobile e potente, riflesso nel suo abito vistoso ed ingombrante, non è in grado di proteggerla, anzi, l’appesantisce, la frena nelle scelte. Zerlina invece è vestita tipo statuina di Capodimonte. L’abito, che rievoca paesaggi arcadici e bucolici, non proteggerà certo la bella contadina dalle insidie di Don Giovanni. Questi cammina sul palco come un Vate, carico di costumi che lo innalzano dalla dimensione terrena. Eccolo quindi, Grande Dame di Balenciaga, Nostra Signora dei fiori, Casanova Felliniano o Guerriero coperto da scalpi d’amore o feticci femminili. Abiti con cui rincorre i desideri amorosi, li ruba alla vita, ne abusa. Ed essi si rigenerano ogni volta, costringendo Don Giovanni ad un “abuso compulsivo dantesco” che talvolta trasforma il Vate  più che in un gaudente, in un animale braccato, inseguito dal “Memento Mori”. Ed il peso della morte,  cala sulla scena.
Lo spettacolo nasce  dal laboratorio in collaborazione con CRT Centro di Ricerca per il Teatro. Sul palco con Filippo Timi, Umberto Petranca, Alexandre Styker, Marina Rocco, Elena Lietti, Roberta Rovelli, Roberto Laureri, Matteo de Blasio, Fulvio Accogli.
Regista, assistente: Fabio Cherstich; Luci: Gigi Saccomandi ; Suono: Beppe Pellicciari; Costumi: Fabio Zambernardi in collaborazione con Lawrence Steele .

Raffaella Roversi
9 marzo 2013

Teatro Franco Parenti
Via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
www.teatrofrancoparenti.it
Prezzi  poltronissima €40; intero; €32: over60/under25 €16 convenzioni*
€22, *Arci, Feltrinelli e Coop non valide nei giorni di venerdì e sabato;TFPcard 30% di sconto dal lunedì alla domenica
Orari mar h.20.45; merc h. 19.30;da giov a sab h.20.45;dom h.16.30
Biglietteria 02.59 99 5206

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