“Colazione da Tiffany”. Capote sbarca al Manzoni di Milano

Non facciamoci ingannare dal titolo. Quello che sta andando in scena al noto teatro Manzoni di Milano ha poco a che vedere con il colossal americano targato George Peppard e Audrey Hepburn a cavallo tra gli anni ’50 e ’60.
Colazione da Tiffany“dello scrittore Truman Capote , riprodotta del regista Piero Maccarinelli con l’interpretazione dei due protagonisti principali, Lorenzo Lavia (William Parsons) e Francesca Inaudi (Holly Golightly) vuole mettere in scena la biografia dello stesso Capote e rendere verosimile al pubblico il suo mondo caratterizzato da molteplici aspetti.
La commedia narra la storia di Holly, una giovane prostituta che ama attorniarsi di gente ricca, superficiale e molto attenta agli aspetti umani di tipo estetico. Nella sua vita entrerà ben presto William Parsons in cui riconoscerà più volte per fattezze fisiche ed estetiche il fratello Fred. E proprio William, con il barista Joe Bell, a raccontare, nel 1957, questa storia avvenuta quattordici anni prima.

Tra gli amici più facoltosi di Holly vi sono anche personaggi ambigui e facoltosi come il mafioso Sally Tomato e il suo avvocato Mr O’Shaughnessy, mentre, una pletora di personaggi insignificanti e superficiali la attorniano. Mag Wildwood, una fotomodella dell’Arkansas, OJ Berman, agente di secondo piano di Hollywood, Rusty Trawler, miliardario nazista, Middy Munson, ex attrice e attuale giornalista di gossip, Madame Spanella, cantante lirica pettegola e frustrata.
La vita di Holly si infarcisce anche di un significativo amore, quello per Jose, suo intimo amico e diplomatico brasiliano, amore che viene troncato nonostante una gravidanza in atto, per l’arrivo del primo marito di Holly, Doc Golightly.
Tutto ciò crea grande confusione mentale, generando in Holly la voglia e la propensione alla fuga.
Scappa, abbandonando anche il suo gatto, per il Brasile, alla ricerca dei venti miliardari più ricchi di ogni razza e colore.
Di lei si perderanno le tracce, e si comincerà a fantasticare sulla sua possibile residenza. Africa, Brasile, o chissà dove, entrando nell’immaginario sentimentale di chi l’aveva profondamente cercata e venerata e anche un po di chi aveva minimamente incuriosito.
Narrazione lenta, a tratti noiosa farraginosa, e di poco impatto emotivo e scenico. Nonostante la bravura degli artisti in scena, ci si aspettava qualcosa di più da questa commedia teatrale, molto ben  promozionata alla conferenza stampa di presentazione e dai media.
Resta il dato di un buon prodotto, che, andrebbe comunque rivisto e corretto in alcuni suoi aspetti.

Mirko Tomasino
1 marzo 2013

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