Una Notte in Tunisia, di Vitaliano Trevisan

Continua al Teatro Parenti di Milano, il ciclo Politica e Sentimenti con Una notte in Tunisia, dall’11 al 20 gennaio, per la regia di Andrée Ruth Shammah.
Il testo, di Vitaliano Trevisan, prende spunto dal libro di Bobo Craxi e Gianni Pennacchi “Route al Fawara, Hammamet” che racconta gli ultimi anni dell’esilio in Tunisia del padre.
Trevisan non usa le parole per descrivere oggettivamente gli ultimi giorni dell’uomo politico Craxi. Ma va oltre la sua persona, per esprimere, con parole simboliche, l’archetipo dell’uomo politico che si è nutrito, anche abusando, di potere, ma ha creduto nella politica e da questa è stato tradito e ora, comincia a vederla come la prosecuzione della guerra con mezzi diversi, come “mutanda nuova” per coprire i soliti inciuci; e vede anche che la maggioranza, quella tanto ambita per fare governo, non può che essere una maggioranza di imbecilli, di mediocri, di gente compromessa.

Lui, che ha mosso le fila di tante marionette nel vasto spazio dell’arena politica, ora si trova rinchiuso in spazi angusti da dove vede “ tutto disfarsi, tutto marcire. Nel vuoto tutto si logora, si disgrega, si decompone” . Un magistrale Alessandro Haber, provato dall’improvvisa scomparsa della collega Mariangela Melato, cui, con commozione, ha dedicato la prima dello spettacolo.
La decomposizione esterna va in parallelo con quella del corpo, aggredito dal cancro e dal diabete. E l’odore di marcio, di ospedale, riempie le stanze, soffoca tutti. Per questo l’imperturbabile Cecchin, ex portiere notturno del Raphael e suo impassibile ascoltatore oltre che maggiordomo, l’esilarante e stringato Pietro Micci, deve continuamente aprire le finestre. Ma se va via il cattivo odore entra il freddo, quel gelo tagliente che si crea tra persone vicine eppure estranee. Già, perché quest’esilio comporta una coatta convivenza in terra straniera con la sua famiglia, l’unica cosa che resti, assieme alla malattia ed alla visione chiara ma cinica del passato, presente e futuro. Ma la famiglia aveva trovato un suo equilibrio nella sua assenza ed ora la sua presenza, che richiede costantemente pubblico e si nutre di questo, corrode i famigliari. Il figlio cade in depressione, mentre né l’ ansiosa moglie, Maria Ariis, né il fratello un po’ santone, Roberto Trifirò, riescono ad alleviare il suo destino.

Raffaella Roversi
13 gennaio 2013

 

INFO:
Teatro Franco Parenti, via Pier lombardo, 14 Milano, www.teatrofrancoparenti.it
dall’11 al 20 gennaio 2013
Produzione Teatro Franco Parenti
si ringrazia per la collaborazione Gli Ipocriti
I cieli proiettati sul fondale sono di Pietro Guccione
regista assistente Federica Santambrogio ; assistente allo spettacolo Anna de Bortoli

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