La Locandiera di Goldoni, regia di Giuseppe Marini, al Teatro Manzoni di Milano

La scena è chiara, composita, scevra da qualsiasi orpello: due tavoli in una sala da pranzo di una locanda toscana. I commensali non tardano ad arrivare: il primo è il Conte di Alba Fiorita, ricchissimo mercante cha ha da poco comprato con denaro sonante il titolo nobiliare; il secondo, il Marchese di Forlipopoli, ha da poco venduto il suo titolo nobiliare e continua, pur nelle ristrettezze economiche, ad ostentare la pomposità del suo perduto lignaggio.
Entrambi i personaggi sono innamorati della bella locandiera Mirandolina e, ciascuno a modo suo, cerca di conquistarne i favori. Mirandolina dal canto suo, abile ed astuta qual è, si diverte a solleticare entrambe “le caricature degli spasimanti”, a circuirli, ad approfittarne, senza però concedersi a nessuno. Il tutto davanti agli occhi gelosi di Fabrizio, suo servitore fedele, mentre la scena, che prima era composita, comincia a muoversi; i pannelli infatti, da chiari, fissi e semplici, cominciano a roteare, a girare su se stessi, a mostrare specchi opachi che riflettono i giochi dell’ars amandi.
L’arrivo del Cavaliere di Ripafratta, un aristocratico altezzoso, misogino, sprezzante dei due avventori ridicolmente innamorati, rompe l’equilibrio fragile all’interno della locanda. Ma la strategia di seduzione della bella locandiera, farà cadere ai suoi piedi anche il cavaliere misogino e prepotente che capirà troppo tardi, di essere stato preso in giro dalla bella donna e darà sfogo alla sua rabbia violenta.

Questa commedia scherzosa è sempre attualissima. Goldoni vi dipinge i sentimenti dell’ars amandi di ogni tempo e le parti sociali della Venezia della sua epoca: i mercanti che si fanno strada; la nobiltà ottusa e in decadenza; i borghesi che cominciano la loro ascesi sociale guidati dalla luce dell’illuminismo. Inoltre, come scrisse lo stesso Goldoni, “fra tutte le commedie da me scritte, starei per dire che questa è la più morale”. Ed infatti tutti vengono puniti: il mercante, perchè crede di poter comprare l’amore di una donna; il marchese, perché è convinto che i fasti lontani della nobiltà cui una volta ha appartenuto, gli garantiscano l’amore della donna; il cavaliere, perché pensa che l’atteggiamento sprezzante e tracotante nei confronti della donna lo preservi dal sentimento d’amore; e Mirandolina stessa, che resterà sola, punita cosi, per aver ridotto l’amore a strategie amorose.
Piacevolissima commedia in scena fino al 27 gennaio 2013 al Teatro Manzoni di Milano.
La regia è di Giuseppe Marini , le scene di Alessandro Chiti e i bei costumi di Nicoletta Ercole. Nancy Brilli, bellissima e bravissima locandiera, è accompagnata in scena da un cast di attori d’eccellenza: Fabio Bussotti, esilarante nei panni del marchese spilorcio e dinoccolato, è attore , autore di teatro, sceneggiatore. Diplomatosi alla Bottega teatrale di Firenze diretta da Vittorio Gassman, lo avrà come maestro e lo conserverà nell’anima.
Maximilian Nisi, il divertente Conte, si diploma nel 1993 alla Scuola del Teatro d’Europa diretta da Giorgio Strehler. E ancora il cavaliere, Claudio Castrogiovanni, debutta con il musical Jesus Christ Superstar; Fabio Fusco, nello spassoso ruolo di Ortensia, si diploma presso l’Accademia d’Arte Drammatica del Teatro Stabile del Veneto “ Carlo Goldoni”, diretta da Alberto Terrani; Andrea Paolotti, il cameriere innamorato, si diploma all’ Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”.

Raffaella Roversi
13 gennaio 2013

Teatro Manzoni – Via Manzoni 42 Milano
www.teatromanzoni.it

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