Oscar Wilde e Carson raccontato dai due eccezionali protagonisti

Una rappresentazione perfetta e suggestiva, in una vera aula di Tribunale a Catel Capuano a Napoli

Passione, teatro civile, riflessione. E’ questa la sintesi perfetta, per descrivere l’impegno ed il lavoro di Roberto Azzurro e Pietro Pignatelli, in scena a Napoli, presso Castel Capuano, con la rappresentazione teatrale di una delle fasi  del processo che vide imputato Oscar Wilde.
Sodomia e gravi indecenze, furono le accuse mosse a Wilde, che per questo fu condannato  a due anni di lavori forzati.
Magistrale le prove dei due attori, Roberto Azzurro nei panni del “padre” di Dorian Gray, e Pietro Pignatelli in quelli dello spietato avvocato Edward Carson. A rendere l’atmosfera  ancor più intensa inoltre è l’ambientazione dello spettacolo, allestita in una vera aula di tribunale, presso Castel Capuano a Napoli.

Attento, astuto, inquisitore Carson prova ad estorcere all’imputato racconti, dettagli, ammissioni di colpa. Ma il genio di Wilde, non conosce impedimenti, e nel controbattere i tentativi invadenti dell’avvocato accusatore, tutto l’estro, l’ironia, lo spessore culturale del grande autore britannico, danno vita ad un’ulteriore e definitiva  prova delle irraggiungibili doti artistiche e umane di uno dei più grandi uomini che la storia abbia mani conosciuto.

“Ho scelto di raccontare Wilde – racconta Roberto Azzurro – perché nel corso della mia carriera mi sono spesso trovato ad interpretare personaggi che abbiano in un modo o nell’altro fatto storia, tra questi Pasolini ed addirittura Hitler, quindi, dopo aver letto gli atti del processo sono rimasto letteralmente folgorato dall’atteggiamento di Oscar Wilde, che nonostante le accuse, seppe affrontare con lucidità e profonda ironia quel momento cosi delicato della sua vita.

 Inoltre – continua – Azzurro, era giusto rendere giustizia al personaggio, riscattare l’immagine di Wilde contro la vergogna di quel processo che lo vide imputato. Parlarne oggi inoltre – conclude –  è tristemente attuale, se si considera quanto i termini omofobia e discriminazione, siano all’ordine del giorno, oggi che purtroppo, sembra quasi sia diventata un’esigenza di avvertire l’inferiorità altrui, per essere poi in grado di affermare la propria superiorità”.

L’altra faccia della medaglia, in questo episodio storico tristemente noto, è impersonificata in maniera impeccabile dall’avvocato Edward Carson, accusatore di Wilde, ed espressione pura del pensiero medio che in quegli anni regnava incontrastato. Pietro Pignatelli, l’interprete del temibile Carson, vestirà presto i panni di un altro “cattivo”, questa volta tratto dal mondo dell’immaginazione, il buffo Capitan Uncino in una rappresentazione della storia di Peter Pan.

“Il parallelo tra il duo Wilde – Carson, e quello Peter Pan – Uncino è in qualche modo leggibile – dichiara Pietro Piegnatelli – ed io ancora una volta vestirò i panni del cattivo, vesti, che nel caso di Carson, sono state difficili da indossare, visto l’immagine che ha di se quell’avvocato, spietato, cinico, spaventoso, che ha richiesto un profondo lavoro di immedesimazione totale, che mi ha costretto a provare a comprendere sotto ogni punto di vista la personalità del personaggio.

La mia idea del teatro – continua Pignatelli –  concepisce la trasmissione di un messaggio, concezione che è propria del teatro civile, ed è questo che mi unisce a Roberto Azzurro, la condivisione di un simile percorso umano ed artistico. Il teatro ci permette di essere quello che non saremo mai – concludono i due interpreti – di raccontare storie  a volte dimenticate, oppure mai raccontate, di interpretare personaggi ormai lontani, irraggiungibili in altro modo, è questa la magia, ed è questo che vogliamo essere”.

 

Paolo Marsico
5 gennaio 2013

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