“Un fulmine a ciel sereno”di Paolo Macedonio: un’autobiografia comica al Teatro Lo Spazio di Roma

“Un fulmine a ciel sereno”di Paolo Macedonio: un’autobiografia comica al Teatro Lo Spazio di Roma
Paolo Macedonio

Nell’incantevole cornice romana del Teatro Lo Spazio, a due passi da san Giovanni, Paolo Macedonio ha intrattenuto il suo pubblico con una buona dose di comicità. “Un fulmine a ciel sereno”, uno spettacolo di Alberto Lo Porto e Macedonio stesso, è un monologo comico, l’autobiografia di un attore, dalla sua gioventù ad Agrigento fino all’arrivo nella Capitale passando per l’esperienza universitaria; dalla Sicilia al mondo controverso dello spettacolo.

La storia è, per come Macedonio stesso si presenta, quella di un nullafacente, di una persona senza particolari qualità, del tutto inadatto a ricoprire il ruolo di protagonista. Ma questa personalità apparentemente così piatta è in realtà il green-screen su cui vengono abilmente assemblate una pluralità varia e divertente di personaggi, miti del cinema, conoscenti e familiari. Come sottolinea Gaetano Aronica, regista dello spettacolo, nel baule dei ricordi del protagonista “ci sono troppe maschere che vogliono un corpo, un abito, una voce. Troppi personaggi che scalpitano perché si dia loro un’identità. Il fatto è che lui non deve far nulla per aprire questo baule. Ce l’ha già dentro pronto a salire sulla ribalta del palcoscenico e debordare”. Macedonio è certamente bravissimo ad incarnare ogni carattere delle personalità che fa balenare sul palco, a sottolinearne i tratti caratterisitici e ad imitarne il tono della voce: tutto grazie al suo innegabile trasformismo che però di tanto in tanto viene quasi assorbito dal caos della realtà che vuole descrivere e che a tratti rende confusa la fruizione della rappresentazione.

“Un fulmine a ciel sereno” è anche uno spettacolo che cerca di far apparire, in maniera riuscitissima e sempre con vena ironica, i contrasti che caratterizzano il mondo moderno; contrasto che si gioca tutto tra idealità e una realtà che la contraddice puntualmente. Alla mitologia di marca americana, a quella del rock, alle speranze di un giovane, fa da eco costantemente una società descritta nei suoi tratti paradossali tra baroni universitari, l’esperienza della droga, un mondo televisivo finto e ripiegato su se stesso. Da questa descrizione in definitiva critica e latentemente pessimistica si salvano solo la famiglia, la realtà dell’agrigentino e gli amici di una vita che, seppur di certo non perfetti, sono più reali e veri di una società tutta ripiegata su se stessa.

L’ingenua semplicità del protagonista, di Macedonio, è allora l’estremo tentativo di far conciliare l’idealità e la realtà, il ricordo dei miti giovanili e la vita da adulto. Un messaggio questo che, seppur accentuato eccessivamente sul finale, costituisce di certo uno dei punti di forza della rappresentazione e viene affidato al pubblico senza abbandonarsi ad un contegno moralizzante e sempre mescolato alla frizzante comicità di Macedonio. Uno spettaolo riuscito quindi e certamente consigliato per passare una serata leggera e divertente.

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