My Fair Lady e la fama di G.B. Shaw

Grande successo al Sistina per uno dei classici più amati della storia del Musical con Vittoria Belvedere e Luca Ward: in scena l’intero periodo delle festività natalizie fino al 6 Gennaio 2013

Dal “Pigmalione” di George Bernard Shaw, è in scena al Sistina di Roma da martedì 11 dicembre, con repliche per l’intero periodo delle festività natalizie fino al 6 Gennaio 2013 il più noto musical: “My Fair Lady”, con due interpreti memorabili come Luca Ward e Vittoria Belvedere. La storia, (di cui si parlerà più avanti), è più o meno conosciuta da tutti, ma quello che ha colpito sono state le ottime scenografie, le eccellenti coreografie e la dotta messinscena che altro non ha rappresentato che una ripresa molto ben rifacentesi al più noto omonimo musical con Rex Harrison e Audrey Hepburn.
Sì, è vero: non era possibile “fare il verso” ad attori così indimenticabili e tanto “onesti” nelle proprie rappresentazioni da non riuscir più a lasciar traccia per il futuro, ma i due sono stati all’altezza e si sono rivelati degni di una rimessa in scena dei personaggi famosissimi di un’epoca che sembra, una volta rappresentata sul palco, non essere ancora scomparsa. In realtà tutto appare attuale, anche se a quasi due secoli di distanza, tutto è adattabile ai nostri giorni, anche nelle figure di quei personaggi più marginali che però ben si dispongono a ricoprire i ruoli da quasi protagonisti, senza mai rubarli agli altri! Altri che sembrano, in alcuni momenti, quasi loro spettatori, atti ad attendere una parte affatto marginale da ricalcare.

Ma ora è meglio parlare dell’autore che ha fatto della commedia un vero successo in tutto il mondo. Ed arriviamo a dire che George Bernard Shaw, nato da genitori irlandesi ma protestanti, fece “maluccio” i suoi studi, ma fu appassionato di musica e di pittura.. Vagando tra le teorie in voga al suo tempo – materialismo storico, evoluzionismo, determinismo, femminismo, ecc… – e intimamente credente nella ragione con la “R” maiuscola, ha finito col professare un socialismo tutto suo.: curioso misto di Marx e di Nietzsche, e cioè di economia associata e d’individualismo eroico, per l’avvento d’una società composta di superuomini.

Odiatore della violenza e del sangue, s’è addotto alla trasformazione del mondo mediante una serie

di riforme più radicali. Le sue commedie hanno avuto scopo diverso da quello delle trombette e delle grancasse. C’è da ricordare che Shaw ha fatto, dal 1885 in poi, il critico musicale e il profeta di Wagner (“The Perfect Wagnerite”, pubblicato nel 1898) e critico drammatico del “Saturday Review” e annunciatore della grandezza di Ibsen contro il culto di Shakespeare.

Proprio vicino ai suoi trentasei anni, gli accadde di pensare che il Teatro avrebbe potuto essere la tribuna delle sue idee rivoluzionarie. Il successo di Shaw fu lento e combattuto: non solo la censura e l’opinione pubblica, ma i giudizi della critica gli contrastarono il passo. Difendeva le sue tesi morali, sociali e politiche, attribuendo la loro scarsa fortuna iniziale alla ottusità del “senso comune”. Per Shaw il “senso comune” è il contrario del “buonsenso”. Il primo è formato da pregiudizi , il secondo è l’eccezionale prerogativa dell’Intelligenza vera. Nell’arte come nella vita, l’autore vuol essere per eccellenza il “capovolgitore”. Shaw ha spesso mandato in frantumi la vecchia tecnica, per adottarne una nuova, affidata unicamente allo spirito delle battute. In conclusione : il paradosso di Shaw investe anche la forma scenica. In una delle sue opere principali: “La professione della signora Warren”, la stessa morale dei suoi spiriti più eletti, quelli che si immaginano di ribellarsi ai vari compromessi, è figlia diretta di quegli stessi compromessi.

Sono le commedie in cui Shaw ha veramente buttato all’aria ogni cosa divertendosi a mettere oggetti e persone con la testa in giù e le gambe in aria; dove, alla sua “moralità” alla rovescia, ha fatto corrispondere un’arte altrettanto alla rovescia. Quella vecchia tecnica, quelle situazioni tradizionali, quelle formule sceniche che avevano trovato la loro consacrazione nell’Ottocento Francese presso una critica di “esperti” e un pubblico accarezzato e convinto, egli si è divertito a smontarle pezzo per pezzo, a rovesciarle come una tasca vuota. È proprio in “Pigmalion”, l’originale di “My Fair Lady”, dove, per provare che nella società d’oggi, la forma è tutto e l’anima zero, si mostra una ragazzina dal linguaggio impossibile, che un glottologo raccoglie dalla strada e, insegnandole a parlare correttamente, trasforma in una dama; salvo a rimetterla sul lastrico con fredda indifferenza, dopo il pieno successo dell’esperimento. Si potrà comunque dire che il suo punto di equilibrio, fra il rabesco capriccioso e un “minimum” di misura, fra l’irriverenza programmatica e le esigenze della buona composizione, Shaw l’ha ritrovato più spesso, nelle opere in cui, fedele al suo credo ideologico ed estetico, ha messo in scena gli eroi nel suo modo antieroico.

In questa rappresentazione, una co-produzione Peep Arrow Entertainment e Il Sistina, c’è da considerare ottimo il lavoro di tutta l’equipe, perché è stato proprio da un ‘opera corale che si è potuto apprezzare totalmente la rappresentazione scenica.. Le coreografie eccezionali di Roberto Croce, il lavoro più che professionale di Enrico Baroni e quello di Aldo Ralli hanno dato un tocco di originalità ad una realizzazione drammatica che altrimenti non sarebbe, forse, stata, così indimenticabile e ammirevole.

 

 

 

Michela Gabrielli
31 dicembre 2012

 

 

Teatro Sistina – Via Sistina, 129 Roma
My Fair Lady
Interpreti -Vittoria Belvedere e Luca Ward
con Aldo Ralli nel ruolo di Alfred Dolittle
e con Enrico Baroni – nel ruolo di Col. Pickering
Scene di Aldo De Lorenzo
Coreografie di Roberto Croce
Direzione musicale di Emanuele Friello
Adattamento e Regia di Massimo Romei Piparo

www.myfairlady.it

www.peeparrow.com

www.ilsistina.com

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