Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare

Iconografia e antropologia: misterioso e magico mondo della notte

Lo spettacolo dalla commedia “Sogno di una notte di mezza estate”  di William Shakespeare, giunta  a ormai a termine al teatro Leonardo, nasce con l’intento di far convergere un progetto comune di scrittura del drammaturgo con un momento di “alta informazione culturale”, cui i pionieri della “comunicazione globale” ci hanno tramandato, per raccontare e favorire lo sviluppo di una branca della cultura: Il Teatro.

La poetica e la drammaturgia shakespeariana è affine alla poetica dei “Discepoli di Grock, che sia pure leggermente datati e legati ad un periodo storico-culturale in cui la voglia di rivoluzionare e svecchiare il teatro era tanta, li ha resi unici rivendicando onestà culturale  ai detentori della  “Cultura Egemonica”. Infatti la nascita di gruppi alternativi in contrapposizione alle classiche compagnie, generava nella seconda metà del secolo scorso, l’esigenza al confronto su scrittura e drammaturgia contemporanea, tematiche ricorrenti ancora oggi e non del tutto risolti.  
Esperienze culturali e sociali, “conversazione” da sceneggiare e rappresentare nella contemporaneità dei testi dunque, della lingua o linguaggio teatrale per vincere così le “debolezze culturali” tanto minacciose, a fronte di un rinascimento della “volontà culturale”  che oggi vantano di possedere in molti.
Proprio per questo alle storie parallele, si intreccia una metafora della natura umana, dove il concatenarsi dei vari mondi rappresenta l’uomo e le mille sfaccettature. La vita, in un mondo in cui convivono leggerezza e introspezione, cinismo e malizia, ironia e disincanto, è anche  riscoprirne il senso più autentico: il sogno!?.
Il diavolo manipolatore; figure ambigue che veleggiano nella notte del solstizio d’estate ai riti del passaggio delle stagioni; l’amore bestiale di Titania e Oberon, amore che viene poi scandito in un vortice continuo di quadri misti di energia; si ride alla messa in scena dei comici della sgangherata commedia e la “farsa tragica” di Piramo e Tisbe; mitologia ed erotismo.
In fondo il sogno è la più erotica delle opere shakespeariane ed offre spunto narrativo per performance confezionate da “Quelli di Grock”, ed il pubblico segue estasiato il susseguirsi incalzante degli eventi in questo scenario “incantato” .
Lo splendido effetto globalizzante, nasce dalla sinergia di antiche energie particolari e non, racchiuse in una semplice monografia tridimensionale, che in realtà si scompone tanto che  essere paragonata ad una tecnica mista e laboriosamente particolareggiata della pittura, chiamata encausto (o incausto), ovvero: “Incontro di immagini e scene che al primo sguardo provocano immaginazione ulteriore”. Illusione!
In questo complesso quadro, dove l’obiettivo diventa sempre più attuale e tutto si scompone e ricompone,  è stimolo per gli “operatori” del palcoscenico puntare oltre il lavoro mimico, andare oltre la valorizzazione della serie di  previsti rivolti all’efficienza e all’energia che il progetto chiede.
Generare grandi  percorsi  mirati e fare il punto sulle strategie  e sulle potenzialità di sviluppo delle  professionalità qualificate dei personaggi, rispecchia la formula vincente di Quelli di Grock che potrebbe essere definita “interattiva”: Consentire, a chi lo vorrà, di svelare il proprio modo di rapportarsi e accogliere,  secondo la propria maturità intellettuale, il lavoro orchestrato da Valeria Cavalli e Claudio Intropido.
Da qui nasce il gioco di trasformazione: affresco di suoni, acrobazie, immagini disegnate sul momento e direttamente sulle scene, così come un pittore con pennelli o pastelli coprenti le trasforma in altre forme creando soggetti, che fanno perdere a volte ogni riferimento con il testo originario, ma ne fanno assumere una propria autonomia.
Comunque sempre una ricerca delle “verità” nascoste, indispensabili “entità”, in cui coesistono tradizione e contemporaneità, gioco e illusione; importanti  volteggi per rappresentare e trasmettere emozioni reali, oniriche, effimere…..
Spettacolo a partecipazione corale, un’occasione imperdibile per apprezzare lo sviluppo della prova teatrale e d’attore di questa compagnia. Capacità di crescita racchiusa proprio nelle sorprendenti creazioni e nella poliedrica sensibilità di questi artisti che, malgrado la crisi del teatro,  investono energia e talento, oltre custodire veri valori e sentimenti più autentici come “L’Amore ”.


Angelo Antonio Messina
28 dicembre 2012


TEATRO LEONARDO DA VINCI
QUELLI DI GROCK
Via Ampere, 1 –  Milano
www.quellidigrock.it

 

 

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