L’opera da tre soldi: finché c’è denaro c’è speranza (di ingiustizia)

L’opera da tre soldi: finché c’è denaro c’è speranza (di ingiustizia)
OPERA DA TRE SOLDI regia Damiano Michieletto, produzione Piccolo Teatro di Milano. Foto © Masiar Pasquali

Vi ricordate, non più tardi di un paio di anni, fa il racket dell’elemosina ai semafori? In una Milano moderna, in corsa per l’Expo, un gruppo di rumeni sfruttava mendicanti e mutilati riducendoli in schiavitù perchè chiedessero l’elemosina. É quello che, in L’opera da tre soldi, grande successo di Bertold Brecht del 1928, ripreso nella produzione di punta del Piccolo per la Stagione 2015/2016, con la regia di Damiano Micheletto, in scena al Teatro Strehler fino al 11 giugno 2016, fa Peachum, (Peppe Servillo).

Egli ha organizzato una redditizia impresa per sfruttare i mendicanti di Londra: ha diviso la città in distretti e dietro una sorta di licenza, fornisce completi da mendicante e cartelli con scritte capaci di muovere a compassione i passanti. Naturalmente l’intero ricavato va consegnato a lui o a sua moglie. Anche se non vanno molto d’accordo, si compattano quando scoprono che la loro unica figlia si è sposata di nascosto con Mackie Messer (Marco Foschi ), un delinquente molto conosciuto che loro decidono di denunciare e fare impiccare. La cosa sembra relativamente facile perchè, nonostante il matrimonio con la figlia, Messer, come i più grandi eroi della storia, inciampa spesso sulla soglia dei bordelli. E la seducente Jenny delle Spelonche (Rossy De Palma), lo tradisce per il denaro di Peachum. Tuttavia però, nonostante l’arresto, Messer riesce a scappare, visto che il capo della polizia, Jackie Tiger (Sergio Leone) è un suo grande amico e lo protegge da sempre. Ma Peachum è molto determinato e minaccia Jackie Tiger: durante i prossimi festeggiamenti per l’incoronazione della regina, quella massa di straccioni che si aggira informe per i sobborghi di Londra potrebbe fare anche una minima cosa… Jackie si piega quindi al volere di Peachum e Messer viene condotto alla forca.

Tuttavia, finchè c’è “denaro” c’è speranza! Brecht riprende, mantenendo i nomi dei personaggi e sostituendo al melodramma la musica di Kurt Weil, il capolavoro dello scrittore e drammaturgo inglese John Gay (1685-1732): “The Beggar’s Opera”, del 1712, l’opera dei mendicanti. Lo scrittore tedesco denuncia una società pronta a giudicare l’altro, dove tutti, banche, giudici, polizia, imprese sono corrotti, corruttori e corruttibili e chi ha i soldi vince e fa la storia, chi non li ha, perde e tacerà.

OPERA DA TRE SOLDI regia Damiano Michieletto, produzione Piccolo Teatro di Milano. Foto © Masiar Pasquali
OPERA DA TRE SOLDI regia Damiano Michieletto, produzione Piccolo Teatro di Milano. Foto © Masiar Pasquali

La musica di Weil e le molte canzoni e ballate, completano il senso. La regia di Damiano Micheletto ha voluto uno spettacolo di grande impatto visivo e sonoro, tra il recitato e il cantato. Una sorta di musical, anche se lui non ama definirlo cosi, con in buca, l’organico semicameristico dell’orchestra sinfonica LaVerdi, diretto da Giuseppe Grazioli.

Sul palco, delle grandi griglie, tipo quelle di una prigione, delimitano la scena, cambiata spesso a vista dagli attori stessi; è una grande sala di un tribunale dove si svolge, come atti di un processo, tutta la storia; lo scranno del giudice viene spostato continuamente quasi a voler guardare il caso da diverse prospettive ed il giudice è un attore sempre diverso. Ma nonostante i cambiamenti di scena, di giudice e di scranno, il risultato resta invariato: il denaro è ciò che regola economia, politica, società e… processo, ovvero giustizia. E la domanda: è più colpevole chi svaligia una banca o chi la fonda per sfruttare, resta insoluta.

Lo spettacolo, forse per il suo linguaggio giovane, trasversale, e di impatto, alla terza recita, ha fatto il tutto esaurito. Oltre 30 mila persone hanno già acquistato i biglietti regalando una sorpresa: circa il 55% del pubblico è formato da giovani, a coronamento del sogno dei fondatori del Piccolo che volevano un teatro d’arte per tutti.

Piccolo Teatro Strehler (Largo Greppi – M2 Lanza) dal 19 aprile al 11 giugno 2016

L’opera da tre soldi
di Bertolt Brecht e Kurt Weill

DIE DREIGROSCHENOPER
Edizioni Universal Edition, Wien
Rappresentante per l’Italia Casa Ricordi, Milano
traduzione Roberto Menin
traduzione delle canzoni Damiano Michieletto
regia Damiano Michieletto
direttore Giuseppe Grazioli
scene Paolo Fantin, costumi Carla Teti, luci Alessandro Carletti
con l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi
interpreti (in ordine alfabetico) Martin Ilunga Chishimba, Luca Criscuoli, Jacopo Crovella, Giandomenico Cupaiuolo, Lorenzo Demaria, Rossy De Palma, Pasquale Di Filippo, Margherita Di Rauso, Marco Foschi, Sergio Leone, Lucia Marinsalta, Daniele Molino, Sandhya Nagaraja, Matthieu Pastore, Stella Piccioni, Maria Roveran, Peppe Servillo, Claudio Sportelli, Giulia Vecchio, Sara Zoia
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
Foto di scena Masiar Pasquali

Salvo diversa indicazione, gli orari degli spettacoli al Piccolo sono:
martedì, giovedì e sabato, 19.30; mercoledì e venerdì 20.30; domenica 16. Lunedì riposo.
giovedì 21 aprile ore 15 (riservata Touring Club);
domenica 1 e lunedì 2 maggio riposo;
giovedì 2 giugno riposo;
lunedì 6 giugno ore 20.30.

Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro
Informazioni e prenotazioni 848800304 – www.piccoloteatro.org

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