Il Giardino dei ciliegi di Cechov al Piccolo Teatro Grassi

Torna al Piccolo Teatro Grassi in via Rovello a Milano fino al 9 dicembre, l’ultimo lavoro di Cechov dal titolo “Il Giardino dei ciliegi” nella rilettura di Paolo Magelli, che ne accentua la drammatica contemporaneità del testo e dei personaggi.

La pièce teatrale venne rappresentata per la prima volta al pubblico il 17 gennaio 1904 al Teatro d’Arte di Mosca, con la direzione di Kostantin Sergeevie’ Stanislavskij e di Vladimir Nemirovic-Danenko; soltanto sei mesi dopo Cechov morì di tubercolosi.

L’autore creò quest’opera come una commedia poiché nel testo sono presenti alcuni elementi propriamente della farsa, tuttavia Stanislavski la diresse come una tragedia; dopo questa produzione iniziale i registi che negli anni l’hanno rappresentata, hanno cercato di riprodurre questa duplice natura dell’opera.

La pièce teatrale narra la storia di un’aristocratica russa e della sua famiglia che ritornano nella loro proprietà, che comprende anche un giardino dei ciliegi, da cui la tragedia prende il titolo. Per riuscire a estinguere l’ipoteca, il famoso giardino viene messa all’asta e la trama ruota quindi intorno alle possibilità escogitate per mantenere la tenuta, ma la famiglia alla fine, invece di lottare, viene costretta a lasciare la proprietà; la commedia finisce con l’immagine della famiglia che lascia casa mentre il rumore sordo degli alberi recisi fa da sottofondo.

L’opera verte sul tema della futilità culturale, intesa sia come futilità dell’aristocrazia che cerca di mantenere un proprio status symbol,che come futilità della borghesia, che cerca nuovi significati nel materialismo appena trovato. Lo stesso regista afferma: ”Ề la terza volta che metto in scena Il Giardino dei ciliegi e mi pare di non averlo mai fatto, Cechov ti parla sempre in modo diverso… così, dodici (o tredici?) anni dopo, eccomi di nuovo di fronte a questo amore, di fronte al Giardino. Perché riaffrontarlo? Perché oggi penso che il litigio intorno a Cechov che separò Stanislawski e Mejerchold per più di trent’anni, ritenendolo il primo un autore “classico”, il secondo un moderno, avesse un fondamento profondo.

Non si trattava di forma… Se il primo insisteva nella ricerca della tristezza dell’esistenza utilizzando “l’estetica del bello”, il secondo cercava nei rapporti “meccanici” fra gli attori l’alienazione che la vita stessa produce. Ambedue aspiravano ad una sintesi che raccontasse in una sera la fragilità e la stupidità della vita, attaccandosi ai sentimenti come unica cosa tangibile.
Le ferite che la vita, scorrendo, ci lascia sull’anima sono la mappa che indica una via misteriosa da scoprire nei personaggi del Giardino, ed è la sola via che sia possibile seguire. Solo districandosi nel labirinto di queste cicatrici è possibile arrivare a scoprire da una parte “la fragilità dell’esistenza” (Stanislawski), e dall’altra “la terribile modernità ” della scrittura di Cechov (Merjerchold). La compagnia del Giardino, nata dalla fusione fra due Stabili, quello della Sardegna e quello della Toscana, sta lavorando, cercando di mediare, o meglio di far incontrare questi due modalità interpretative. Sta cercando di “fondere” questi due mondi”.

La trama si sviluppa in modo logico e progressivo attraverso scene a volte dai toni forti; i personaggi si muovono tra urla e momenti di silenzio, dove solo il rumore delle foglie e del giardino regna sovrano. Alcune scene si avvalgono di tinte erotiche e sensuali,elementi che sottolineano la drammaticità e la futilità dell’aristocrazia dell’epoca. Una trama accattivante con un forte insegnamento: a volte ci lasciamo sfuggire elementi importanti della nostra vita e arrendersi diventa più semplice che lottare; i personaggi della storia preferiscono perdere il giardino piuttosto che lottare per evitarne la vendita all’asta.

 

Lucia Arezzo
6 dicembre 2012

Info:
Piccolo Teatro Grassi
via Rovello 2 – Milano
Il giardino dei ciliegi
fino al 9 dicembre 2012
di Anton Pavlovic Cechov
traduzione e regia Paolo Magelli
drammaturgia Željka Udovieska
scene Lorenzo Banci
costumi Leo Kulas
musiche Arturo Annecchino
luci Roberto Innocenti
con Valentina Banci, Francesco Borchi, Valeria Cocco, Daniel Dwerryhouse,
Corrado Giannetti, Elisa Cecilia Langone, Mauro Malinverno, Fabio Mascagni, Paolo Meloni,
Silvia Piovan, Luigi Tontoranelli, Sara Zanobbio
Produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana, Teatro Stabile della Sardegna
Foto di scena Giovanni Santarelli
Orari: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00
Durata: 2 ore e 40 minuti con intervallo
Informazioni e prenotazioni 848800304 – www.piccoloteatro.org

 

 

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