Figli, Mariti, Amanti… Il maschio superfluo: risate intelligenti in una pièce da vedere

Figli, Mariti, Amanti… Il maschio superfluo: risate intelligenti in una pièce da vedere

Non la solita commedia. Non il solito umorismo. Non la solita regia. Finalmente un piccolo gioiello italiano, coltivato, alimentato e messo in scena dalla premiata ditta Izzo – Tognazzi. Sin dalla semplice ma ben allestita scenografia, si offre al pubblico uno spettacolo dal fine umorismo sulla condizione femminile ma soprattutto sulle contraddizioni dell’universo maschile che vuole dominare ma invece è dominato: dall’amore, dalla passione. E da tante piccole frustrazioni, schemi mentali costruiti in eoni di pregiudizi, luoghi comuni, maschilismo e fragili bugie dalle gambe corte.

Figli, Mariti, Amanti… è una pièce che non delude e che mette in scena questo e molto altro, usando il linguaggio della commedia per dire cose che nessuno ha mai detto. O che, se ha provato a farlo, si è presto arreso dietro contestazioni polverose ed arcaiche di credenze oramai prove di significato, punti fermi di un’umanità – maschile – incostante, a tratti anaffettiva, (spesso) bugiarda e arrendevole al tempo stesso.

Simona Izzo, Ricky Tognazzi, Giuseppe Manfridi e Kiara Tomaselli, sostenuti da una scrittura di prim’ordine a firma di Simona Izzo, per la regia di Ricky Tognazzi, ci trascinano in un mondo Venere versus Marte anni 2000: cos’è cambiato in anni e anni di lotte sociali, emancimazione e (richiesta di) parità dei sessi? Ma soprattutto… com’è cambiata la coppia ed i meccanismi che, per vie traverse ma poi neanche tanto, ne regolano gli equilibri?

Copione, leggiamo per voce (penna o tastiera, fate vobis) del regista, nato di getto, come solitamente accade con le opere migliori di qualunque genere essa siano.

La storia prende piede e ci lancia in un mondo che sembra fatto di carta velina e che invece è più forte di quello che si crede: tra tic di amici, situazioni – più o meno – vissute o raccontate, battute conosciute, amate, memorizzate, metabolizzate e poi rilanciate, ricreate, rielaborate…

E ancora, problemi (?!) di coppia nel nuovo millennio, in una casa, dalla sera e per tutta la notte.

Qualcuno potrebbe paragonarlo ad un “Carnage” di Polanski in versione teatrale ma c’è molto di più: le battute pungenti, la drammaticità di una commedia vera, reale e per niente banale fanno di questa pièce un piatto prelibato che non ingrassa, fa bene e tonifica spirito e corpo.

La trama: Una coppia, addestrata a battibecchi resi ormai innocui da una consolidata tradizione di schermaglie domestiche, subisce l’intromissione proditoria di una seconda coppia composta da un vecchio amico in perenne stato di necessità e da una sua recente e assai più giovane compagna. La sedonda coppia trascinerà, a casa dei primi, l’onda lunga di una litigata furibonda e impietosa che getterà anche costoro in un rutilante vortice di rinfacci senza esclusione di colpi dando corpo alla messa in campo di un alterco assoluto, denso di colpi di scena e tessuto da battute fulminanti. Due relazioni – una coniugale, l’altra estemporanea – si fonderanno in una girandola di malintesi e permalosità sino a ricomporre il paesaggio di una nuova armonia. Se più forte o più precaria della precedente è materia offerta alla discussione.

Scena curate da Massimo Bellando Randone, Costumi di Moris Verdiani. Musiche firmate da Bentmont.

In scena a Roma, Sala Umberto sino al 30 Aprile, Figli, Mariti e Amanti… Il Maschio Superfluo è uno spettacolo da non perdere. Un tagline potrebbe benissimo essere: Come ridere, riflettendo, sulla condizione sentimentale di uomo e donna senza banalità.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook