L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA al Teatro dei Conciatori

L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA al Teatro dei Conciatori

“Epitelioma, si chiama. Pronunzii, sentirà che dolcezza: epitelioma… La morte, capisce? è passata. M’ha ficcato questo fiore in bocca, e m’ha detto: «Tientelo, caro: ripasserò fra otto o dieci mesi!»”

Dal 5 al 17 Aprile 2016 va in scena al Teatro dei Conciatori a Roma L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA di Pirandello. Un dialogo in un atto diretto da Alberto di Stasio, che ne è insieme a Veronica Zucchi anche il protagonista. Aiuto regia di Gloria Pomardi.

Si abbassano le luci, inizia lo spettacolo. Una donna con abito da sera entra dal cantone di sinistra, ubriaca, malmessa, vestita di una falsa ilarità che lascia trapelare l’assurdità della sua esistenza, si accascia su una delle sedie poste sul palco. Ha perso il treno per un soffio e amareggiata dalla banalità di tale accadimento s’intrattiene conversando con un uomo conosciuto appena, l’uomo dal fiore in bocca. Due personaggi opposti, lei una donna presa dalle scadenze della propria quotidianità, lui un uomo condannato a morte a causa di un tumore che trascorre a pieno il poco tempo rimastogli e che si serve dell’immaginazione per indagare nelle vite altrui, alla ricerca di un senso che sembra scomparire nella propria. La vita si presenta allora come un bene difficile da abbandonare e la morte non è un insetto che abbiamo addosso e che qualcuno all’occorrenza può toglierci via. La morte è sempre lì ad aspettarci, beffandosi dei nostri contrattempi e dei nostri vani problemi.

Nonostante la morte e l’assurdo siano i temi principali di questo breve ma intenso dialogo pirandelliano, l’opera si presenta in realtà come un elogio alla vita e al buon uso del tempo che ci rimane. La malattia può farci sentire soli e far crollare la saldezza della nostra mente come il terremoto fa con case e strade, ma ciò non deve farci dimenticare l’alito profondo della nostra esistenza, che troppe volte si dà per scontato presi come siamo dalle nostre noie e dalle nostre ripetitive azioni. Alberto di Stasio mette in scena l’opera in tutta la sua semplicità, la scenografia è praticamente assente poiché gli unici oggetti sul palco sono alcune sedie disposte diagonalmente, come a simboleggiare la transitorietà e la fugacità dell’essere umano. Sedie che aspettano di essere riempite dai pazienti in un ospedale o dai passanti in una stazione, senza il minimo interesse per ciò che essi faranno una volta terminato quel momento, quello scorcio. Ad accompagnare il tutto come sottofondo l’eterno frinire dei grilli, che disorientano lo spettatore senza fargli capire se il tempo stia trascorrendo realmente.

“…ce lo sentiamo tutti qua, come un’angoscia nella gola, il gusto della vita, che non si soddisfa mai, che non si può mai soddisfare, perché la vita, nell’atto stesso che la viviamo, è così sempre ingorda di se stessa, che non si lascia assaporare”

TEATRO DEI CONCIATORI – Via dei conciatori, 5 – 00154 ROMA
Tel. 06.45448982 – 06.45470031 – [email protected]http://www.teatrodeiconciatori.it/
ORARIO SPETTACOLI: dal martedì al sabato ore 21,00 domenica ore 18,00

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