DARLING (ipotesi per un’Orestea)

DARLING (ipotesi per un’Orestea)

Dal 2 al 7 febbraio 2016, al Teatro Studio Melato di Milano, è andato in scena DARLING (ipotesi per un’Orestea), leggere il presente con Eschilo, di Stefano Ricci e Gianni Forte. I frammenti dell’ Orestea sono di dolore, di sgomento, di morte; seminati nella terra, nel vento, nell’acqua, si moltiplicano, si rigenerano continuamente. La drammaturgia, è coperta da sonorità fortissime. L’impatto visivo è, a tratti, schiacciante. La performance fisica dei quattro attori è atletica.

In scena un container rugginoso di metallo, legato da funi minacciose di acciaio. Si ode un forte rumore di vento, di mare, di stormi di uccelli, quasi che la Natura stessa sia in guerra. C’è qualcosa di aggressivo nell’aria, di cupo. Un uomo avanza. É in abito scuro e camicia bianca, ma la coperta pesante e scura in cui si stringe, gli da un’aria da profugo. Presto ne arriva un secondo e un terzo, anche loro avvolti da coperte pesanti. Le sonorità aumentano, stordiscono e restano presenti per tutto lo spettacolo. Improvvisamente si vede salire da dietro il container, sul tetto, una figura femminile. Sembra una regina, a giudicare dall’abito regale di foggia seicentesca. Ma anche lei ha addosso una coperta pesante, che lascia cadere nel momento in cui il suo corpo sembra liberarsi da un dolore lancinante urlando la menzogna del matrimonio, il marcio nascosto nei confetti, l’inutilità degli auguri di felicità, ricchezza, lunga vita, salute. É Clitennestra. Ha una maschera già slabbrata, quasi faccia fatica a mantenere la compostezza che il suo rango richiede, dopo che il marito Agamennone, per propiziarsi i venti, e partire cosi per Troia, ha ucciso la bella figlia adolescente Ifigenia, andando cosi, oltre l’umano. Del matrimonio, della festa, del bell’abito, resta solo la morte, che chiama la morte. Nel frattempo, una finestra del container si apre e viene improvvisato un teatro dei burattini. Uno dei performer, con manopole colorate sulle mani, forma due grandi bocche, tipo quelle delle rane Muppets. Sono quelle di Oreste e della sorella Elettra, cui il fratello confida la volontà di uccidere la madre Clitennestra e il suo sposo Egisto, dopo che lei aveva ucciso Agamennone.

Si susseguono una serie di performance che cortocircuitano; “tutte tese – dice Stefano Ricci che cura la regia – a scansionare una lisergia che – proprio in un momento storico come questo in cui una società si determina attraverso la delimitazione dell’Altro (assicurandosi così la propria identità) – serva da bussola per rintracciare traiettorie”. Può apparire però difficile trovare bussola e traiettorie. La donna, la bravissima Anna Gualdo, canta una specie di girotondo, con parole che gocciolano sangue, intramezzate da un infantile e innocente ritornello: trallallà, trallallà; qualcuno gioca ad “uno, due, tre, stella!”. Uno degli attori vuole salire sul container e trova che la tenuta più opportuna per farlo, sia mutande, reggicalze da uomo e canottiera. Indossano poi tute rosse. Ma il mondo ormai, dopo lo scempio di Agamennone, è in pezzi. Il container viene quasi smembrato. Non c’è requie per il dolore, per la vendetta, per i rimorsi che continuano in un girotondo grottesco, alternato da fiabe, menzogne, giochi infantili. Alla fine gli attori si spogliano delle tute rosse e restano nudi e, con elmetti da soldato in testa, si divertono a muoversi sul palco. Cosa può rappresentare oggi, il nudo a teatro? La fragilità dell’uomo solo, quando nessuna legge, neanche quella morale, può proteggerlo? Il dionisiaco che vince sull’apollineo? Che siamo fango e torneremo al fango?

Una immagine positiva e di speranza è quella di vasi da giardino disposti verso la fine sulla scena, con tanti bambolotti dentro.
Spettacolo poco convincente; può apparire come la somma di frammenti distinti, presi dalle immagini di violenza quotidiana dei vari telegiornali, documentari, reportage, interscambiabili tra loro nell’ordine. E penso alle parole di Calvino. Se è vero che la vita è un inferno, abbiamo due possibilità: adattarci e contribuire ad alimentarlo, o cercare tutto quello che inferno non è, saperlo riconoscere, custodirlo e proteggerlo. Ma questo, ma questo aggiungeva, è estremamente rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continuo.

Piccolo Teatro Studio Melato (via Rivoli 6 – M2 Lanza)
Salvo diversa indicazione, gli orari degli spettacoli al Piccolo sono:
martedì, giovedì e sabato, 19.30; mercoledì e venerdì 20.30; domenica 16. Lunedì riposo.
Durata: 1 ore e 40 minuti senza intervallo
Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro
Informazioni e prenotazioni 848800304

DARLING (ipotesi per un’Orestea)
drammaturgia ricci/forte
con Anna Gualdo, Giuseppe Sartori, Piersten Leirom, Gabriel Da Costa
movimenti Marco Angelilli
elementi scenici Francesco Ghisu
costumi Gianluca Falaschi
suono Thomas Giorgi
assistente alla regia Liliana Laera
regia Stefano Ricci
produzione Romaeuropa Festival e Snaporazverein
in co-produzione con Théâtre MC93 Bobigny/Festival Standard Ideal,
CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, Festival delle Colline Torinesi

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