Radio Argo – di Igor Esposito – al Parenti trasmette la Storia, di ieri e di oggi, venata di sangue

Trasmissione sui generis quella mandata in onda da Radio Argo attraverso la voce del suo speaker. Una voce brillante, suadente, seducente, possente, trionfante, ma anche abbandonata, vendicativa, carica di odio, bramosa di potere, meschina, disperata, rotta, sola.

È la voce della Storia, quando si toglie la maschera che le serve a legittimare il potere, a giustificare le guerre, i soprusi, gli eccidi. Una voce che alberga in un corpo sofferente, che si trascina inerme, schiacciato dal Male della storia che sta per raccontare, su una sedia a rotelle chiazzata di sangue. Perché è il sangue, le fil rouge che si riversa come un fiume in piena attraverso i settanta minuti che Peppino Mazzotta, regista e interprete, offre al pubblico con il suo monologo cosmico. Il sangue, quel filo rosso che Mazzotta si ridipinge sul viso coperto da un clownesco cerone bianco perché non si dimentichi l’eccidio. Il sangue e tutto quello che il suo spargimento comporta contribuendo a creare una grandiosa disarmonia tra gli esseri e dentro gli esseri.

Lo spettacolo ripropone la trilogia di Eschilo, l’Orestea ma usa un linguaggio duro, prepotente, meschino, come i sentimenti che albergano in alcuni dei suoi personaggi. Siamo lontani dai toni aulici, equilibrati e rassicuranti perché ci tengono distanti dalle passioni. Qui, Igor Esposito, poeta e drammaturgo napoletano, usa il linguaggio delle viscere. Il pubblico sente gli strizzoni alla pancia che le passioni generano prima dello spargimento di sangue. Sente la voglia di potere, il delirio di onnipotenza che percorre Agamennone nel momento in cui sacrifica la bellissima figlia Ifigenia, per propiziarsi la vittoria nella guerra di Troia. Sente il sussulto del popolo atterrito, dell’esercito, che d’ora in poi ubbidirà ciecamente al suo condottiero capace di andare oltre il limite dell’umano. Sente la rabbia, l’odio, il disprezzo della moglie Clitennestra che da quel momento vive solo per vendicare sua figlia. Sente il pensiero torbido e strisciante di Egisto che vuole impossessarsi del trono del cugino facendo leva sulla maternità calpestata di Clitennestra. Sente il rancore del figlio Oreste di fronte all’assassinio di suo padre, ma anche il vuoto, il dubbio, l’angoscia che ne accompagna la vendetta. Sente la voglia di pace di Oreste, il bisogno di allontanarsi da una corte insozzata di sangue e consigli mirati ad accrescere vanità e potere. Al governare, dirà, preferisco il profumo del mare.

E sente anche quella menzogna infinita e beffarda che ci vogliono far credere, degli oppressi che vengono salvati dai giusti, degli innocenti che vincono sui colpevoli, dei “poeti” che cantano la causa giusta per legittimare le guerre dei loro padroni, dei potenti che cercano l’aiuto e la benedizione degli dei. Tutto per giustificare potere, ricchezze, dominio.
 
Pièce forte, unica nel suo genere, capace di scaraventare lo spettatore in un universo sensitivo, emotivo, empatico e sonoro; quest’ ultimo creato da Massimo Cordovani.

Mazzotta attraversa, alla velocità della luce, la Storia con le sue continue, sentite e riuscite metamorfosi. Molto di più che una prova d’attore.

Raffaella Roversi
19 ottobre 2012

Info:
Teatro Parenti, via Pier lombardo, 14 Milano
www.teatrofrancoparenti.it
Dall’11 al 21 ottobre 2012
Prezzo: intero €22; over60/under25 €11
Orari da martedì a sabato h. 20.30
dom h. 16.00

di Igor Esposito
diretto e interpretato da Peppino Mazzotta
musiche inedite e progetto sonoro Massimo Cordovani
scene Angelo Gallo
costumi Rita Zangari
disegno sonoro Andrea Ciacchini
disegno luci Paolo Carbone
Produzione Rossosimona
Premio Nazionale della Critica 2011
Vincitore del premio Annibale Ruccello 2012

 

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