Non buttiamoci giù al Teatro Libero di Milano

Quattro personaggi con storie e vite diverse, ma unite dal medesimo destino. Un fato che li condurrà tutti nello stesso luogo, alla stessa ora, nello stesso giorno dello stesso anno. Una coincidenza del tutto inaspettata che sconvolgerà le loro vite, l’incontro che li salverà.

Un capodanno insolito, un 31 dicembre festeggiato nel modo più alternativo immaginabile sul tetto di un palazzo chiamato “La casa dei suicidi”. È il ritrovo di quattro anime infelici: un presentatore televisivo, una donna cinquantenne con alle spalle una vita anonima, una ragazzina di diciotto anni ed un uomo di trenta. Sono lì per la stessa ragione: togliersi la vita. Quel gesto estremo che tutti e quattro avrebbero voluto compiere, ma che il destino ha vietato loro di portare a termine.

Come se quell’appuntamento fosse stato organizzato, è l’occasione che riporterà la felicità ai quattro personaggi. La casualità che fa intrecciare le loro anime e le fa rinascere: l’un l’altro inizialmente non ha alcuna voglia di interloquire con gli altri, ma tutti hanno il solo obiettivo di interrompere il cammino della loro vita, proprio lì, sul quel tetto. Ma è in quel luogo che, per forza di cose, si creerà una situazione insperata: loro inizieranno a parlarsi, a raccontarsi senza nemmeno accorgersi di come la loro serata si sia evoluta da un momento all’altro.

 

Ognuno racconterà la loro vita ed il motivo per cui quella notte di Capodanno aveva deciso di recarsi in quel palazzo per farla finita ed inconsapevolmente i quattro personaggi si legheranno attraverso lo sfogo delle loro parole. Terapeutico, quasi come una seduta dallo psicologo, il racconto individuale li avvicina ed è proprio il confronto reciproco che fa riflettere ognuno di essi.
Si crea una sorta di nucleo famigliare, un gruppo compatto di persone di cui tutti, nel loro inconscio, avevano da sempre sperato di far parte.

È questa la storia di “Non buttiamoci giù” di Nick Hornby che viene ribaltata da Luciano Roman sul palco del Teatro Libero di Milano dal 27 settembre al 3 ottobre: una narrazione intensa, commovente e contemporaneamente divertente. È il racconto della realtà della solitudine, di una società che ostacola il cammino di ognuno di noi. Alla base vi è l’impossibilità di comunicare in modo semplice e diretto con le persone che crediamo vicine, l’affrontare il pensare umano del nostro tempo più intimo, più segreto, che a volte con fatica riusciamo a riconoscere.

I protagonisti sono l’emblema dell’uomo che vive nell’era odierna, i perfetti esempi di un tessuto sociale indistintamente europeo, che nell’adattamento teatrale sono trasferiti in una provincia non definita del nord Italia. Dal testo originario di Hornby viene recuperata la situazione iniziale e tutto lo spettacolo si concentra nella notte del 31 dicembre.

Sul palcoscenico vi è un solo attore, che interloquisce con il pubblico spettatore, in quattro monologhi intermittenti ― tutti interpretati da Roman ― in cui ogni personaggio racconta quella notte dal suo punto di vista. L’unica nota di riconoscibilità tra l’uno e l’altro è il diverso accento: l’attore passa dal bergamasco al friulano, dal milanese al toscano.

 

Sonia Carrera
28 settembre 2012

 

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