Shakespeare, “La Tempesta”, Giorgio Albertazzi: travolti dalla maestosità del Teatro

Shakespeare, “La Tempesta”, Giorgio Albertazzi: travolti dalla maestosità del Teatro

Giorgio Albertazzi, il Maestro, torna a calcare il palcoscenico del Teatro Ghione di Roma in “La Tempesta” di William Shakespeare dal 20 Novembre al 13 Dicembre.

Fumo, velluto rosso e il sipario si apre.
La commedia in 5 atti del genio della drammaturgia inizia con il rovescio della nave su cui “casualmente” si trovano i nemici del protagonista della commedia: Prospero, magistralmente interpretato da Giorgio Albertazzi.
Mistificazioni, illusioni e magie porteranno suo fratello Antonio, Federigo Ceci, il quale lo ha spodestato ingiustamente dal trono del regno di Milano, e i suoi amici-alleati, il re Napoli Alonso, Mario Scerbo, insieme alla sua ciurma, a ritrovarsi catapultati sull’isola dimora dell’ex re in compagnia di sua figlia Miranda, una compulsiva Selene Gandini, e del malvagio servo Caliban.

Prospero trama la sua vendetta e con l’aiuto dello spiritello del vento Ariel, Melania Giglio, vi stupirà con una padronanza scenica e una tecnica vocale impressionante, e alla fine riuscirà nell’impresa: ritornare sul trono e far sposare sua figlia, in preda alle magie illusionistiche del padre, con il principe e quindi futuro re di Napoli, Ferdinando, un romantico Marco Imparato.

Il fruscio delle foglie, il vento negli occhi, la magia del teatro vi trasporterà sull’isola delle illusioni e dei sogni. Le luci e le musiche suonano come vento che si infrange sulle onde e voi, a bocca aperta, sarete risucchiati in un mondo non così tanto diverso dal nostro.
Il parallelismo viene facile, già nel 1600 la politica italiana crollava a picco tra sperperi e abusi di potere che non sono poi così distanti da noi.
Gli spiriti muovono i corpi dei naufraghi, inconsci del loro futuro e della loro posizione nel mondo, mentre Prospero, come un burattinaio-politicante, muove le cose e le persone a suo piacimento grazie all’aiuto della magia.
La rielaborazione e la regia di Daniele Salvo, sempre misurata tra momenti “divertenti”, come il duo Sebastiano-Antonio che schernisce Gonzalo, Massimiliano Giovanetti, e i monologhi interpretati con una naturalezza e un “disincanto” artistico come solo un vero Maestro riesce a fare, donano allo spettacolo un’ambientazione gotica, quasi spettrale, le scene sono di Fabiana Di Marco e i costumi di Daniele Gelsi.
Tutto il male, la violenta passione e la fragilità dell’uomo viene riassunta da Prospero il quale
attende da anni la sua vendetta: quella dell’uomo ferito, del re spodestato, del
padre-padrone abituato a comandare e raggirare le menti anche delle persone amate come quella di sua figlia, insomma quella di un uomo che pretende un posto nel mondo e nella società.

“Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita”.

Così Shakespeare chiude una commedia che ci riporta al tema del sogno, dell’individualità, dell’esistenza umana dominata dal potere e dell’inesorabile voglia di riscatto.
E se fosse tutto un sogno?

Andrea Radice

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